Englaro: ora vogliamo una legge garantista

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Da mesi stavamo chiedendo al Parlamento di legiferare sul fine vita, ma nulla è stato fatto e ciò nonostante sul tema vi sia una larga maggioranza parlamentare.

Ora che la condanna a morte di Eluana è stata resa esecutiva e legalizzata da una corporazione ideologica, impazzita, autoreferenziale e incapace di guardare alla vita in un modo che non sia solo banale burocrazia; ora che uno dei poteri dello Stato ha definitivamente dimostrato di non essere più all’altezza di distinguere il livello umano e morale della vita da quello giuridico, rimane l’amaro in bocca.

La sentenza di morte comminata ad Eluana – una ragazza di 37 anni che non è attaccata a nessuna macchina, né per respirare né per mangiare, e che si sveglia e si addormenta tutti i giorni come altri milioni di persone nel mondo – è una sentenza che condanna tutti noi perché da oggi nel nostro paese si potranno uccidere – quando lo si vorrà – malati stabili, cronici, inguaribili, pazienti in stato vegetativo, pazienti in condizioni terminali, anziani non più utili alla società. Insomma: da oggi si potrà chiedere ad un qualsiasi giudice di far morire, mediante la sospensione di acqua e cibo,  tutti coloro che “presumibilmente” hanno chiesto la morte anche se si ritrovano in condizioni tali da non poter più cambiare idea o chiedere aiuto.

La sentenza della Cassazione che autorizza la sospensione dell’alimentazione e idratazione di Eluana non si può però affrontarla con le solite reazioni inconsulte che finiscono per sommare danno a danno. La decisione della Cassazione deve indurre, soprattutto i cattolici, a guardare in faccia la realtà per quella che è e non per quella che si vorrebbe fosse: la società nella quale viviamo è una società fortemente scristianizzata e proprio perché scristianizzata ha bisogno che la creatività del singolo si esprima al massimo delle sue potenzialità.

Da mesi stavamo chiedendo al Parlamento di legiferare sul fine vita, ma nulla è stato fatto e ciò nonostante sul tema vi sia una larga maggioranza parlamentare. Oggi ci ritroviamo con una sentenza di morte che mette in pericolo le nostre vite e allora, con ancor più forza, chiediamo al Parlamento, unendoci alle autorevoli voci di mons. Fisichella e del card. Bagnasco, di impegnarsi a formulare e far approvare, in breve tempo, una legge il più possibile condivisa proprio perché nel nostro paese venga evitata qualsiasi forma di eutanasia attiva o passiva. Una legge semplice ed efficace che non permetta mai più nuovi casi Englaro. Una legge che non si limiti a vietare espressamente l’eutanasia, ma che entri nel merito delle dichiarazioni anticipate chiarendo, in modo inequivocabile, come la nutrizione artificiale sia un sostegno vitale e non una terapia medica (e che quindi non può essere inclusa nelle dichiarazioni anticipate), e che le dichiarazioni anticipate non devono essere vincolanti per il medico, ma solo delle indicazioni di cui tenere conto: queste le due condizioni necessarie alla futura normativa per evitare nuovi casi Englaro.

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