Energia: quale politica?

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Lettera aperta

agli On. Silvio BERLUSCONI e On. Romano PRODI                                    

Onorevoli Signori,

L’Italia dipende dall’estero per la quasi totalità dell’energia necessaria al proprio fabbisogno. Considerando anche le crescenti difficoltà di approvvigionamento da fonti (in particolare petrolio e gas) provenienti da aree geopolitiche poco affidabili e il continuo aumento dei prezzi corrispondenti, questa difficile situazione sta minando la competitività della nostra industria e lo sviluppo economico del nostro Paese.Di fronte alle prossime sfide energetiche che costituiranno una delle grandi questioni del prossimo futuro e accresciute dallo sviluppo dei grandi Paesi emergenti come la Cina, l’India e i paesi del Sudamerica, non vi è dubbio che la diversificazione delle fonti diventa necessaria. Ciò non sarà tuttavia possibile senza una più efficace ripresa della produzione di energia elettronucleare, come evidenziato dalle varie posizioni esplicite degli Stati Uniti, del Regno Unito, dei paesi dell’Unione Europea e dal notevole espansionismo in tal senso dei paesi dell’area asiatica. A nome dell’Associazione Galileo 2001, che presiedo, Vi chiedo formalmente: Cosa farà al riguardo il nuovo Governo italiano e quali sono gli impegni di chi chiede all’elettorato italiano di guidarlo per la prossima legislatura? Ci si orienterà ad una autarchica politica di contenimento puntando su formule come il cosiddetto “”risparmio””, certo non foriero di grande sviluppo, o ricorrendo a qualche fonte rinnovabile, del resto ampiamente incentivata in Italia e che, a dispetto di tutti i lodevoli ma purtroppo illusori desideri non potrà certo sopperire alle esigenze di scala relativa al consumo di idrocarburi? Oppure ci si impegnerà concretamente, al di là delle enunciazioni – comunque benvenute – degli uni, e superando le chiusure – sicuramente inopportune – degli altri, a riprendere e ravvivare una tradizione tecnico-scientifica e culturale per la quale esistono capacità e competenze utilizzabili e convinzioni confortate dalle posizioni ormai favorevoli della maggioranza dell’opinione pubblica italiana, per l’avvio di un programma energetico in cui non solo  ‘utilizzazione ma anche la produzione nazionale di energia elettronucleare sia una componente importante, visto che essa è destinata a essere essenziale?

L’Italia deve assumere – crediamo noi – un posto di rilievo nell’ambito di una strategia energetica europea, che si avvale già di una consistente frazione di energia nucleare (più del 30% dell’energia elettrica dell’Unione Europea – non solo a 15 ma anche a 25 – prodotta dal nucleare, che si attesta così come la prima fonte europea di energia elettrica) eliminando una anomalia tutta italiana che penalizza l’intero Paese. Attendiamo cortese risposta, fiduciosi di ottenerla prima della scadenza elettorale.
Con i più rispettosi saluti

prof. Renato Angelo Ricci e Francesco Battaglia 

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