Energia, Infrastrutture e Ambiente

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Corposo e prezioso documento redatto dall'ing. Venturi di facile lettura per tutti. E'una lucida fotografia su un tracciato strategico gigantesco realizzato proprio al di là dei nostri nasi e riguardante energia e ambiente

I Quaderni dell’Energia

#6

Una arma migliore dell’atomica

Gazprom aspira al monopolio del gas in Europa

 

Ing. Giuseppe Venturi

 

La corsa al gas naturale

L’Europa si sta ammalando da febbre da gas. Il gas naturale, o metano, CH4, è l’idrocarburo più prezioso che abbiamo, e l’Europa lo sta bruciando in quantità enormi e sempre crescenti per generare energia elettrica e per riscaldamento civile ed industriale.

Ma il problema non riguarda solo noi europei. Le variabili principali, a livello mondiale, sono la diminuzione della produzione europea di gas naturale (-43%), l’aumento della domanda di Cina (310%) e India (97%) e le conseguenti difficoltà della Russia, un fornitore chiave che vede però la domanda interna e di export crescere a un ritmo superiore rispetto alla crescita della produzione interna di gas (l’1% medio annuo, se non si accelereranno fortemente gli investimenti).

Qualcuno ha detto che fare elettricità col gas è un po. come pasteggiare tutti i giorni a caviale, altri hanno detto che, come una volta gli abitanti dell’alto Egitto si scaldavano d’inverno bruciando le preziose mummie allora molto abbondanti nella zona, così noi lo facciamo col metano.

 

I gasdotti europei di importazione dal Nord Europa, Russia, Medio Oriente, Asia centrale, Nord Africa

   

Per fronteggiare le future richieste del mercato e per scongiurare crisi da blackout, i governi europei e russi e le maggiori società europee del settore hanno lanciato una serie di progetti per la costruzione di gasdotti. Ma non è sempre oro quello che luce: i gasdotti oltre ad essere estremamente costosi, non danno all’acquirente la flessibilità che ogni consumatore desidera:

quella di cambiare fornitore ogniqualvolta ve ne sia la convenienza. E la Gazprom lo sa molto bene, e si sta muovendo, con la „complicita. degli europei, per stringere l’Europa con la tenaglia dei gasdotti, un ricatto potenziale del gas.

La Federazione Russa è già oggi il maggiore fornitore europeo di gas, e i nuovi gasdotti non faranno altro che rendere la

situazione più critica per l’
Europa, ma più efficace per la politica di Putin.

 

L’abbraccio di Putin

 

La Russia si sta avviando verso una strategia vincente che le donerà sempre più potere e denaro. Di recente i vertici di Gazprom hanno annunciato una nuova fase nella strategia d’espansione del colosso energetico russo in Europa. Gazprom darà vita a delle joint ventures con aziende leader in Belgio, Germania, Serbia, Romania e Ungheria per costruire le grandi infrastrutture di stoccaggio del gas naturale. Tale mossa, se riuscirà, rafforzerà ulteriormente la posizione del gigante russo sul mercato energetico europeo, dal punto di vista commerciale, politico e diplomatico. Gazprom mira quindi a raggiungere una posizione di dominio anche nei sistemi di stoccaggio del gas naturale nell’Unione Europea. Accanto a produzione e distribuzione, lo stoccaggio di gas naturale rappresenta un altro momento forte del sistema di controllo di questa risorsa strategica.

L’obiettivo di Gazprom di dominare il mercato europeo del gas naturale è stato storicamente favorito dalla geografia dell’energia. Il gas naturale ha un mercato che è più dipendente dai gasdotti di quanto quello petrolifero sia dipendente dagli oleodotti. Per poter trasportare il gas naturale via mare occorre liquefarlo, riempire le navi metaniere, poi, all’arrivo, occorre

rigassificarlo, operazioni delicate non solo in senso economico ma anche e soprattutto politico, in quanto i rigassificatori sono spesso oggetto di aspre controversie. Il trasporto del gas via nave, però, a differenza dei gasdotti, non paga alcun diritto di passaggio.

 

I grandi gasdotti: il Blue Stream da 16 miliardi di mc annui

Il gasdotto „Blue Stream. che trasporta il gas russo in Turchia attraverso il mar Nero senza attraversare altri paesi, è stato costruito da una joint venture italo-russa formata dalla nostra ENI con la russa Gazprom. Le due società hanno creato la Blue Stream Pipeline BV, una società di diritto olandese, che è proprietaria della parte sottomarina del gasdotto, compresa la stazione di compressione di Beregovaya in territorio russo.

Gazprom possiede quanto resta in territorio russo, mentre la turca BOTAS possiede ed opera la parte turca dalle coste del mar Nero fino ad Ankara.

Il gasdotto trae origine dall’impegno che la Russia aveva preso, a fine 1977, a fornire alla Turchia 364,5 miliardi di mc di gas in un periodo compreso tra il 2000 ed il 2025, e con questa nuova realizzazione la fornitura viene garantita senza i „furti. di gas del precedente gasdotto che portava il gas russo in Turchia attraverso l’Ucraina, la Moldavia, la Romania e la Bulgaria.

Il gasdotto è stato inaugurato a fine 2005 con la presenza alla stazione misuratrice turca di Durusu, sul mar Nero, del Presidente russo Putin, del Primo Ministro turco Erdogan e del Presidente del Consiglio italiano Berlusconi.

Alla progettazione dell’opera e alla sua realizzazione hanno partecipato Snamprogetti, che ha realizzato l’ingegneria di dettaglio, e Saipem che ha installato le condotte per l’attraversamento del Mar Nero.

Il gasdotto che non ha ancora raggiunto il suo massimo potenziale, prevede di potere trasportare dagli otto miliardi di mc di gas del 2006, ai dieci nel 2007, ai 12 nel 2008, ai 14 nel 2009 fino ai 16 nel 2010, quando raggiungerà la portata massima di progetto.

Bisogna tenere presente che la portata massima sarà raggiunta solo quando i giacimenti saranno totalmente sviluppati, e che perforare e mettere in produzione il numero di pozzi metaniferi necessari richiede tempo e denaro.

Il gasdotto è lungo 1213 Km, di cui 373 Km in territorio russo, 396 Km di tratta sottomarina da Beregovaya a Durusu, attraversando il mar Nero, e 444 Km da Durusu ad Ankara che rappresentano la parte turca.

La costruzione è stata fatta usando tubi di sezioni che variano da un massimo di 1400 mm in pianura, per ridursi a 1200 mm in montagna, fino a due linee da 610 mm di diametro, e con uno spessore di 31,8 mm nella parte sottomarina.

La riduzione del diametro della parte sottomarina e la pressione idrostatica del fondo marino che raggiunge un massimo di 230 atmosfere, hanno costretto i progettisti ad operare, in questa sezione, con gas ad una pressione di 250 atmosfere, evitando così il pericolo di schiacciamento del tubo sottomarino da parte della pressione del fondo del mare.

Il costo totale è stato di 3,4 miliardi di $, di cui la metà per il solo percorso sottomarino.

La Turchia e la Russi
a hanno anche considerato un ampliamento del Blue Stream che prevede un secondo gasdotto Russia-Turchia che fornirebbe gas all’Europa Centrale attraverso la Bulgaria, la Serbia e la Croazia fino all’Ungheria, ed anche una eventuale diramazione verso sud per raggiungere il Libano ed Israele.

A conferma di ciò a metà 2006 Gazprom e il gruppo ungherese MOL hanno firmato un accordo per studiare l’estensione del Blue Stream sino in Ungheria, permettendo così alla ungherese MOL di diventare il distributore del gas del Blue Stream per i paesi balcanici.

L’Ungheria, per garantire l’affidabilità e la continuità delle forniture, intende costruire infrastrutture di stoccaggio sotterraneo per 10 miliardi di mc e farà giungere il gas in Croazia e Slovenia. Nel qual caso la Slovenia provvederà a fare giungere il gas anche in Italia. Ecco la chiusura del cerchio, anche se non sappiamo ancora quanto gas il Blue Stream potrà portare in Italia, e quando.

Ma il progetto probabilmente non verrà realizzato perchè l’Italia verrà raggiunta dal gas russo attraverso il gasdotto del South Stream via l’Hub austriaco di Baumgarten, posseduto al 50% tra l’OMV austriaca e la Gazprom.

La Turchia ha anche altre pipelines che portano il petrolio mediorientale all’Europa ed al Mediterraneo. Il Blue Stream renderà ancora più critica la dipendenza energetica dell’Europa dal binomio Russia Turchia, e la dipendenza della Turchia dalla Russia.

 

I grandi gasdotti: il South Stream da 30 miliardi di mc annui

Durante la visita del presidente del Consiglio Romano Prodi a Mosca lo scorso 22 novembre è stato firmato un accordo tra Eni e Gazprom per dare vita a una società destinata a costruire e gestire il gasdotto South Stream che collegherà la Russia all’Europa attraverso il mar Nero.

E’stato il risultato di maggiore rilievo di una missione in cui il protagonista effettivo è sembrato l’amministratore delegato dell’Eni Paolo Scaroni più che lo stesso Romano Prodi.

La sera del 22 Novembre del 2007 l’agenzia di stampa russa Novosti annunciava al mondo che Gazprom e l’italiana ENI avevano raggiunto un accordo per lo studio di fattibilità di un grande progetto di gasdotto chiamato South Stream per portare entro il 2013 qualche cosa come 30 miliardi di mc annui di gas russo in Europa, attraversando il mar Nero, fino alle sponde europee del mar Nero, quindi senza passare per la Turchia. Una portata gigantesca e doppia rispetto a quella del Blue Stream. Costi, proprietà ed operazioni sarebbero equamente suddivisi tra ENI e Gazprom, e ai paesi attraversati verrebbero offerte partecipazioni di minoranza nel progetto, escludendo diproposito la soluzione dei „diritti di transito.. Si parla di una prima stima dei costi pari a sette miliardi di Euro. L’accordo è stato firmato al Cremlino dal Presidente di Gazprom Alexei Miller e dal Presidente di ENI Paolo Scaroni, alla presenza del Presidente russo Vladimir Putin e del presidente del Consiglio italiano Romano Prodi.

Il 7 Dicembre 2007 Novosti annunciava che anche l’Ungheria avrebbe preso parte al progetto. A gennaio 2008 Gazprom, attraverso la controllata Gazpromneft, acquistava il 51% della serba NIS per 400 m€, e decideva di fare attraversare allo South Stream l’amica Serbia facendola diventare un importante centro europeo per la distribuzione del gas russo e garantendo 200 milioni di euro l’anno per diritti di passaggio. Il gasdotto però ha difficili caratteristiche di progetto e costruttive, e importanti implicazioni politiche. Con questo la Russia aumenta ulteriormente il controllo delle sue forniture di gas verso l’Europa, riuscendo, come già fatto col Blue Stream, a collegarsi al paese finale senza passare attraverso paesi terzi spesso inaffidabili.

Il South Stream ed il North Stream svincoleranno la Russia e l’Europa dalla Turchia e dall’Ucraina che sin.ora sono sempre stati passaggi obbligati per gasdotti ed oleodotti.

Il blackout del 2006 ha insegnato qualcosa. South Stream, che potrebbe iniziare ad essere costruito entro il 2009, attraverserà il mar Nero partendo, ad Est, dalla cittadina di Beregovaya, da dove parte anche il Blue Stream, andando verso Ovest per più di 900 Km sul fondo del mar Nero per raggiungere la Bulgaria a Varna, da dove si biforcherà: il ramo Nord attraverserà la

Serbia, la Romania, l’Ungheria e la Slovenia fino ad arrivare in Austria all’Hub OMV/Gazprom di Baumgarten, e di qui in Italia attraverso le Alpi, mentre il ramo sud si dirigerà verso la Grecia per raggiungere, con una tratta sottomarina profonda, Otranto in Puglia e collegarsi alla rete italiana.

La Grecia e l’Italia avevano già studiato la fattibilità del gasdotto IGI Italy Greece Interconnector, conosciuto anche come progetto Poseidon, e il Segretario di Stato americano, Condoleezza Rice durante la sua visita in Grecia nel Marzo 2006 lo aveva già aspramente condannato in quanto faceva aumentare la dipendenza dell’Europa dalla Russia. Anche gli svizzeri della EGL hanno in esame un gasdotto che potrebbe unire l’Italia alla Grecia attraverso l’Albania. Si tratta del TAP, il Trans Adriatic Pipeline che potrebbe essere alimentato solo dal gas russo visto che la Grecia non ha giacimenti di idrocarburi.

Qualcuno fa notare che se il South Stream arriverà in Italia, allora altri gasdotti come il TAP e l’IGI, e il futuribile Nabucco rischieranno di sparire ancora prima di nascere, anche se il TAP ed il
Nabucco erano stati studiati per ridurre la dipendenza dell’Europa dal gas russo. La portata dello South Stream è tale che parrebbe che i russi avranno difficoltà ad alimentarlo, anche se qualcuno parla di vaga possibilità di alimentarlo col gas siberiano.

Ma i russi non fanno gasdotti senza avere il gas con cui alimentarlo. La bruciante realtà è un’altra, è politica e ne parleremo più avanti. Non bisogna dimenticare i grandi giacimenti metaniferi dell’Asia Centrale.

Il South Stream è l’inizio del capolavoro della politica del monopolio del gas di Putin in quanto abbraccia l’Europa da Sud, confermando il controllo russo degli approvvigionamenti europei di energia, riduce il peso strategico dei paesi di transito avendo eliminato sia l’Ucraina che la Turchia, e usa una grande compagnia europea, l’ENI, come cavallo di Troia per impedire eventuali dubbi e contestazioni da parte della Commissione europea. A questo scopo all’inizio del 2008 Gazprom ha acquistato il 50% dell’importantissimo Hub austriaco di Baumgarten.

Ora vediamo l’abbraccio di Putin da Nord.

 

I grandi gasdotti: il North Stream da 55 miliardi di mc annui

Sempre più difficile. Il North Stream è il progetto mostro come costi, dimensioni, portate e difficoltà ingegneristiche, politiche, diplomatiche ed ambientali.

Lo scopo del North Stream è di portare il gas russo direttamente in Germania attraversando il mar Baltico senza attraversare altri paesi intermediari. Il gioco della tenaglia energetica di Putin continua e si fa sempre più difficile ma sempre più efficace.

Il progetto iniziò nel .97 come joint russofinlandese e con RuhrGas (poi E.ON) come partner. Dopo numerose variazioni nelle

composizioni societarie, i russi della Gazprom mrimasero gli unici attori, proprietari di North Transgas Oy, la società per la costruzione e per l’operazione del megagasdotto, e firmarono accordi coi tedeschi di BASF e E.ON per la gestione del progetto. A fine 2005 i russi iniziarono la costruzione sul loro territorio della tratta russa di 917 Km da Gryazovets alla stazione di compressione costiera di Vyborg.

Questa tratta che usa tubi da 1420 mm pressurizzati a 100 atmosfere, fornirà gas anche alle aree di San Pietroburgo, Leningrado Oblast e al progettato impianto di liquefazione di Primorsk, se si farà. Pare che verrà costruito anche un ramo per fornire gas alla Finlandia.

La tratta sottomarina verrà costruita e gestita da Nord Stream AG, una joint tra Gazprom (51%), BASF/Wintershall (20%), E.ON/Ruhrgas (20%), e Nederlandse Gasunie (9%). Questa tratta sarà lunga 1196 Km, di cui 3 in territorio russo, 22 Km in acque territoriali russe, 96 Km in acque extraterritoriali russe, 396 Km in acque extraterritoriali finlandesi, 482 Km in acque

extraterritoriali svedesi, 37 Km in acque extraterritoriali danesi, 112 Km in una zona disputata tra Danimarca e Polonia, 33 Km in acque extraterritoriali tedesche, 33 Km in acque territoriali tedesche e finalmente mezzo Km in territorio tedesco fino a Greifswald nella Germania del Nord, sul mar Baltico. Questo elevato numero di paesi territorialmente coinvolti spiega perché

si è detto che il North Stream rappresenta il capolavoro di Putin, economico, politico, diplomatico e strategico.

La tratta sottomarina sarà composta da due condotte uguali, con tubi di 1220 mm di diametro, con uno spessore di 38 mm, e porterà il gas a 220 atmosfere di pressione. A metà strada, in acque svedesi, sarà costruita una piattaforma di m 30×30, alta circa 35 metri, usata per la manutenzione del gasdotto sottomarino. La prima delle due tratte gemelle potrebbe essere terminata già nel 2010 e potrà trasportare 27,5 miliardi di mc annui. Due anni più tardi la seconda tratta ne raddoppierà la portata.

L’Italia è particolarmente orgogliosa perché lo studio di fattibilità e la progettazione vengono fatti dalla Snamprogetti, e il gasdotto sottomarino verrà costruito dalla Saipem, entrambe società del gruppo italiano ENI. I tedeschi ed i russi forniranno le tubazioni in acciaio. Il North Stream dalla Germania si interconnetterà con la rete centroeuropea di gasdotti e giungerà sino

in Inghilterra.Gazprom, ben sapendo che i gasdotti richiedono stoccaggi, ha anche acquistato le due strutture abbandonate di Hinrichshagen e Schweinrich, a nord di Berlino, e le userà per trasformarle nel maggiore centro europeo di stoccaggio di gas con una capacità di circa 5,2 miliardi di mc a soli 650 metri di profondità, portando via il primato allo stoccaggio di Rheden.

Gazprom sostiene che con una sola delle due strutture potrà stoccare il 5% del consumo tedesco di un anno. Gazprom usa in Germania anche il centro di stoccaggio di Wingas (una joint Gazprom-Wintershall) a Rehden, 60 Km a sud di Brema, che stocca a 2000 metri di profondità ben 4 miliardi di mc di gas che arriva dalla Siberia dopo un viaggio di 5000 Km.

Il costo del North Stream è s
tratosferico: si parla di 20 miliardi di Euro di cui il 70% finanziato da banche europee.

I dubbi sulla sicurezza dell’opera anche rispetto al rischio di attentati sono stati dissolti da Putin che ha assicurato che l’opera sarà sorvegliata e difesa dalla flotta russa del baltico, la qual cosa ha procurato però altri tipi di preoccupazioni.

Al presente il consorzio russo-tedesco sta lavorando alla preparazione della Valutazione di Impatto Ambientale che dovrà soddisfare tutti i paesi interessati. Un compito immane, dovendo identificare, fotografandoli, oltre a tutti gli ostacoli sottomarini naturali, anche i relitti di navi ed aerei, le mine, le bombe d’aereo e altre munizioni esplosive di cui il Baltico pullula. La VIA sarà

presentata nella primavera del 2008, come richiesto dalla legislazione delle Nazioni Unite,dopodichè, se approvata, verranno chieste le autorizzazioni ai vari paesi.

E col North Stream si realizza la tenaglia energetica con cui Putin terrà in scacco l’Europa, essendo l’altro braccio della tenaglia formato dal South Stream.

L’Europa nel suo complesso diventa così sempre più direttamente dipendente dalle buone relazioni con la Russia per un sicuro approvvigionamento energetico. Da questo punto di vista la partecipazione tedesca nel North Stream può essere visto come un modo per contrastare Mosca nella definizione degli interessi energetici europei (e del loro prezzo). Tuttavia, il gasdotto deve affrontare problemi di impatto ambientale (il gasdotto potrebbe colpire anche la fauna aviaria di Hoburg, Germania settentrionale, classificata dall’Ue come zona di Natura 2000) così come strategici. Tuttavia, pensare alle motivazioni strategiche russe solamente in chiave baltica sarebbe riduttivo.

In chiave globale, infatti, il Cremlino sta cercando di rafforzare il proprio controllo sulle risorse di gas naturale anche in Asia centrale, attraverso nuovi accordi con il Kazakistan e il Turkmenistan, i maggiori produttori di gas naturale nella regione, prevedendo, a partire dalla seconda metà del 2008, la costruzione di un gasdotto che trasporterà gas naturale dal Mar Caspio direttamente alla Russia, alimentando così anche il South Stream, tentando di limitare l’autonomia di Cina ed Europa nella partita per le risorse dell’area caspica, e sabotando l’iniziativa europea del gasdotto Nabucco.

Vale la pena di ricordare che ai tempi delle discussioni su questo progetto, i maggiori fautori erano il russo Putin ed il tedesco Schroder. Schroder stesso poco prima di dare le dimissioni da Primo Ministro tedesco, garantì al consorzio un finanziamento di un miliardo di Euro che comunque non fu mai versato. Dopo le sue dimissioni Schroder è stato nominato da Putin Presidente del comitato degli azionisti di Nord Stream AG, con uno stipendio, pare, di un milione di euro annui.

Come si diceva? – “Il metano ti da una mano!”-

 

(prima parte)

Continua

 

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