Energia, Infrastrutture e Ambiente

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Comprensibili a tutti i dati che ci fornisce l'ing. Giuseppe Venturi in questo quaderno #5. Parafrasando ""La Cina è vicina"", ma oggi l'Italia delle grandi progettualità dove è finita?

 

I Quaderni dell’Energia

#5

I grandi progetti di cui non si parla abbastanza

L’Islanda : uno tra i maggiori produttori mondiali di alluminio

La multinazionale americana Alcoa sta terminando un progetto globale

di dimensioni gigantesche nel rispetto dell’ambiente

 

Ing. Giuseppe Venturi

   

L’Islanda: terra incontaminata di renne e ghiacci perenni

 

Come è difficile costruire infrastrutture in Italia! Guardiamo invece cosa ha fatto l’Islanda senza polemiche e senza clamore e nel totale rispetto per l’ambiente.

L’Islanda, terra vergine, grandi spazi vuoti, neve e ghiacci perenni ed immacolati, aria purissima. L’aria infatti è così pura che il protocollo di Kyoto ha autorizzato il paese ad aumentare le emissioni di gas serra del 10% rispetto ai livelli del 1990.

Così ce la immaginiamo, anche se il progetto del Karahnjukar Hydropower è già operativo.

Il primo impianto Alcoa per la produzione dell’alluminio in Islanda data dal 1960, ma questo è un progetto da 3 miliardi di dollari. Il progetto, che parte con uno sbarramento che alimenta un impianto idroelettrico, è di dimensioni tali che solo l’Alcoa, il maggiore produttore del mondo di alluminio poteva gestire, ed ha rivitalizzato l’economia della parte orientale del paese, una regione quasi disabitata. E questo è solo il primo di una serie di impianti che comprendono cinque gigantesche dighe, otto centrali geotermiche ed idroelettriche, due nuovi enormi impianti di produzione di alluminio oltre all’ampliamento dell’impianto esistente.

Quando tutti i progetti verranno realizzati l’Islanda potrà produrre sino a 1,6 milioni di tonnellate di alluminio all’anno con enormi vantaggi per l’economia del paese.

E Kyoto cosa dice? E’ lo stesso protocollo di Kyoto che ha permesso alle industrie islandesi che usano grandi quantità di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili di aumentare le emissioni di CO2 fino a 1,6 milioni di tonnellate di CO2 in più all’anno. Tutto in regola con l’ambiente, quindi, ed anche con le comunità locali che hanno espresso parere favorevole attraverso un apposito referendum.

La prima diga è già stata fatta e interrompe un corso d’acqua alimentato da un ghiacciaio perenne, il più grande d’Europa, ha una lunghezza di 800 metri e una altezza di 220 metri, la più alta nel suo genere d’Europa, e ha formato un bacino di oltre 50 kilometri quadrati.

L’acqua del bacino viene trasportata attraverso una condotta tutta scavata in galleria lunga 72 Kilometri fino alla centrale elettrica, anch’essa in galleria. La centrale a sua volta è collegata con 51 Kilometri di linee elettriche aeree ad alta tensione fino all’impianto di produzione che sorge vicino alla città di Reydarfjordur, un borgo di soli 650 abitanti.

Il tutto è ora pienamente operativo nel silenzio generale dei media e della gente.

E’ noto che la produzione di alluminio richiede ingenti quantità di elettricità, e in Islanda, un paese di appena 300.000 abitanti, di cui 200.000 che vivono nella capitale Reykjavik, di elettricità non ce n’era troppa, ma vi erano tutti i presupposti per produrla.

Infatti il paese, che per quasi tre quarti non è abitato nè abitabile, ha enormi potenziali. Basta costruire le infrastrutture relative.

Ricco di acque e di ghiacciai, ed anche di manifestazioni vulcaniche, l’Islanda rappresenta una miniera d’oro per chi vuole produrre elettricità con l’idroelettrico ed il geotermico, fonti pulite e rinnovabili di basso costo, a patto di avere i permessi di costruire quanto necessario.

E questo gli islandesi hanno deciso di fare, e il primo impianto è già terminato.

Quando tutti i progetti saranno operativi, la produzione di elettricità del paese aumenterà di circa 10 volte, e derivando dall’idroelettrico e dalla geotermia, rappresenterà un punto di riferimento per tanti ambientalisti essendo tutta l’energia prodotta da fonti rinnovabili ed ad emissione zero.

 

In Italia sarebbe possibile fare questo e così rapidamente?

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