Energia, Infrastrutture e Ambiente

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Dal gasdotto Nabucco alla avvolgente strategia di Vladimir Putin: Continua il prezioso documento redatto dall'ing. Giuseppe Venturi sul nostro futuro energetico e ambientale.

I Quaderni dell’Energia

#6

Una arma migliore dell’atomica

Gazprom aspira al monopolio del gas in Europa

 

Ing. Giuseppe Venturi

(Continua da Energia, Infrastrutture e Ambiente n. 114 del  12/02/08 )

 

Un grande gasdotto a rischio : il Nabucco da 31 miliardi di mc annui

Se la Russia mira a portare il suo gas in Europa senza dovere fare i conti con scomodi ex satelliti, l’Europa vorrebbe ridurre la sua dipendenza dalla Russia. South Stream infatti è in concorrenza con un altro gasdotto, Nabucco, il progetto europeo che dal bacino del Caspio attraverso Turchia e mar Nero raggiungerà l’Hub austriaco di Baumgarten, 50% di proprietà Gazprom, duplicando di fatto uno dei due rami di South Stream che giunge anch.esso allo stesso Hub. Nabucco potrebbe essere rifornito, oltre che dall’Azerbaijan, che però non ha ancora disponibilità di gas per l’esportazione dovendo ancora sviluppare i propri giacimenti, anche da Turkmenistan, Uzbekistan, Kazakistan con una estensione sottomarina„transcaspian., e forse anche Egitto, Iran e Iraq. L’Asia centrale ha riserve di gas stimate in 4 mila miliardi di mc.

“L’Europa può dare spazio sia a Nabucco che a South Stream”, ha affermato Scaroni, aggiungendo di aspettarsi un forte supporto da parte dell’Unione Europea visto che South Stream è un progetto europeo. Tuttavia, nonostante le dichiarazioni di principio, la politica energetica dell’Ue è affidata alle iniziative dei singoli Paesi – forse ancora meglio all’intraprendenza delle singole società – piuttosto che a un disegno comune.

Il gasdotto Nabucco è di gran lunga il maggiore e più importante  progetto europeo di approvvigionamento di gas e di diversificazione delle forniture, progetto al quale però l’Italia non partecipa essendo l’ENI già in società con Gazprom per il concorrente South Stream. Per liberarsi quindi dell’abbraccio mortale del gas di Putin, l’Austria ha pensato di proporre all’Europa una alternativa: un gasdotto, chiamato Nabucco, e l’OMV austriaca ha dato vita al progetto che è posseduto in parti uguali da OMV- Austria, MOL-Ungheria, Transgaz-Romania, Bulgargaz-Bulgaria e BOTAS-Turchia, e potrebbe essere esteso anche ai produttori dell’Asia Centrale. Al presente si sta cercando un sesto partecipante europeo, e dall’Italia non arrivano proposte. L’Ungheria invece pare stia considerando una partecipazione, e il Presidente francese Sarkozy ha suggerito a GDF di considerare il progetto con attenzione costruttiva. Il progetto, che ha un costo stimato in 5 miliardi di Euro, è estremamente ambizioso e conta di raccogliere ad Erzurum, nella Turchia orientale, il gas proveniente da una vastissima area ed ivi convogliato. Il gas potrà venire da Iran, Iraq, Azerbaijan, Kazakhstan, Turkmenistan, Egitto,e Siria. Ed anche dalla Russia. Nabucco verrà collegato presso Erzurum col gasdotto Tabriz-Erzurum, e col South Caucasus Pipeline che così collegherà Nabucco al progettato Caspian Gas Pipeline. Al lato opposto il gas verrà consegnato all’HUB di Baumgarten (joint OMVGazprom) in Austria per entrare nella rete europea.

Meraviglioso: finalmente del gas che non viene solo dalla Russia, con grandi portate, possibili fino a 31-33 miliardi di mc annui nel 2020, quando saranno fatti tutti i collegamenti proposti, e con una durata delle riserve che era prevista in 183 anni se avessero alimentato solo Nabucco. Il progetto Nabucco è appoggiato dall’Unione Europea che ha sostenuto i costi del progetto di fattibilità.

Il consorzio Nabucco ha assegnato a inizio Gennaio 2008 alla britannica Penspen un contratto da 9 milioni di euro per la realizzazione dello studio di dettaglio del gasdotto di 3.300 km dalla Turchia orientale all’Austria attraverso i Balcani.

Penspen, ha annunciato il direttore generale della società Nabucco Gas Pipeline International, Reinhard Mitschek, coordinerà il lavoro ingegneristico, che verrà completato entro la fine dell’anno.

Va da sé che la Russia vede questa proposta come il fumo negli occhi, come un guanto di sfida perché ridurrebbe di molto l’impatto politico e strategico degli altri tre gasdotti, il North Stream, il South Stream e il Blue Stream, e c‘è da aspettarsi qualche astuta mossa di Putin per sabotare il progetto. Dovremo fare molta attenzione e camminare coi piedi di piombo. Sappiamo che la struttura di controllo di Gazprom e il forte legame fra l’azienda e il Cremlino consente al management del colosso russo di avere un processo decisionale molto più rapido rispetto ai tentativi dell’UE di forgiare una strategia comune. Di conseguenza, la strategia di diversificazione degli approvvigionamenti europei (si veda il progetto Nabucco e i nuovi rapporti dell’UE con paesi quali Azerbaijan, Kazakhstan o Uzbekistan) va più lenta dell’espansione della “”ragnatela”” russa in Europa. Come dire che i russi si muovono rapidamente, all’americana, mentre gli europei si muovono lentamente, alla russa. I tempi cambiano! I lavori per il Nabucco potrebbero iniziare nel 2009 e terminare tre anni dopo.

 

Putin non sta a guardare e cerca di sabotare Nabucco

La rivalità geopolitica tra la Russia e l’Occidente sta acquisendo una rinnovata virulenza. E se la lotta per conquistare posizioni d’influenza negli ex domini europei dell’Urss si è risolta a favore della Nato e dell’Ue, se la partita in Ucraina e nel Caucaso sembra ancora aperta ma con gli occidentali in vantaggio, in Asia centrale il presidente Putin ha recentemente assestato una serie ravvicinata di colpi micidiali e per il momento decisivi, ai quali la stampa italiana non ha riservato un’attenzione adeguata.

L’Europa aveva sperato di raccogliere il gas del Turkmenistan con un gasdotto che avrebbe attraversato il mar Caspio, proseguendo sino alla Turchia orientale per poi essere trasportato in Europa dal gasdotto Nabucco, riducendo così la dipendenza europea dalla Russia, ma di recente la Russia, il Kazakhstan ed il Turkmenistan hanno firmato un accordo per costruire entro il 2010 un gasdotto da 20 miliardi di mc annui che trasporterà il gas del Turkmenistan attraverso il Kazakhstan fino alla Russia meridionale, da dove potrà essere immesso sia nel Blue Stream che nel South Stream, entrambi russi. Ecco come Putin ha trovato il gas per alimentare il suo South Stream.

L’accordo rappresenta una sconfitta bruciante sia per gli US che per l’Europa perchè mette anche i giacimenti dell’Asia Centrale ad est del Caspio sotto controllo russo.

Anche la Cina sta muovendosi per portarsi a casa il gas turkmeno, e per l’europeo Nabucco che doveva potere rifornire l’Europa facendo a meno della Russia, di gas turkmeno ne rimarranno solo le briciole. Rimarrà solo la possibilità di collegamento con i grandi giacimenti di gas dell’Iran, con tutte le implicazioni politiche che tale decisione comporta.

La Russia ha una politica energetica strategica. L’Europa, occupata a definire la curvatura delle banane e la lunghezza delle melanzane, no.

L’Europa, dopo che i cavalli sono scappati, si è svegliata e cerca di chiudere le porte della stalla. Vista la sconfitta sull’approvvigionamento del gas dell’Asia Centrale, l’Europa fa marcia indietro. Per assicurarsi almeno qualche fornitura iniziale (8-12 miliardi di mc l’anno), il consorzio Nabucco chiederà a Eni e Gazprom approvvigionamenti di gas russo trasportati dalla condotta Blue Stream dalla Russia alla Turchia attraverso il Mar Nero.

E’ l’inizio della fine dell’autonomia di Nabucco da Gazprom, e bene ha fatto l’Italia a non partecipare in questa impresa donchisciottesca che pare destinata a fallire. Nel frattempo Gazprom sta sabotando. anche il ramo sud di Nabucco, il Turkey-Greece Interconnector, quello che dovrebbe portare il gas dell’Asia Centrale in Italia attraversando la Grecia. La Russia ha appena firmato un accordo con la Bulgaria per lo studio di un gasdotto Burgas-Alexandroupolis che potrà collegare il South Stream con la Grecia senza passare sul territorio turco. A questo punto l’IGI (Interconnessione Grecia Italia) potrà facilmente unire ad Otranto il sistema italiano col South Stream via Grecia e Bulgaria. E il Nabucco avrà perso un.altra opportunità.

Gasdotti Europa-Russia-Asia Centrale-Medio Oriente-Nord Africa

 

L’abbraccio di Putin

Abbiamo visto come le strategie di Putin abbiano spinto la russa Gazprom ad abbracciare l’Europa con un sistema di gasdotti (North Stream, South Stream, Blue Stream) che trasporteranno il gas russo ed il gas dei paesi dell’Asia centrale ai paesi dell’Europa Continentale. Abbiamo anche visto che la sola possibilità di diversificazione sia quella data dal futuro gasdotto Nabucco che, avendo perso la possibilità di alimentarsi coi giacimenti dei paesi dell’Asia Centrale, ora alleati di Putin, dovrà per forza di cose rivolgersi ai giacimenti iraniani.

All’Europa restano altre possibilità, reali e potenziali: l’immenso giacimento del Golfo Persico, diviso tra l’Iran ed il Qatar, la Nigeria, l’esplorazione del Mare Artico al Polo Nord. Putin lo sa bene e Gazprom sta mettendo le mani avanti anche su queste risorse.

 

Putin e il Polo Nord

La notizia è dell’estate del 2007: Putin ha affermato che una grande parte dell’Oceano Artico, le cui profondità hanno enormi potenziali per petrolio, gas e minerali preziosi, appartiene alla Grande Madre Russia in quanto il fondo del mare è collegato alla piattaforma continentale russa attraverso una catena montuosa sottomarina chiamata „Lomonosov Ridge..

La mappa mostra le rivendicazioni russe su questa area pari a cinque volte la superficie del regno Unito, con un potenziale di riserve petrolifere doppio rispetto alle riserve dell’Arabia Saudita, e potrebbe estendere i diritti sui fondali dei mari confinanti di 1.2 milioni di Km quadrati.

Evidentemente Putin non tiene conto di una risoluzione delle Nazioni Unite che afferma che nessun paese può reclamare la giurisdizione sui fondali dell’Artico in quanto tali fondali rappresentano una struttura geologica separata da quelle dei paesi che lo circondano.

Questa affermazione sensazionale di Putin è basata sui risultati di una missione scientifica russa durata sei mesi , fatta con un rompighiaccio nucleare che avrebbe scoperto che la piattaforma continentale siberiana è collegata a questa area rivendicata dalla struttura del Lomonossov Ridge, una catena sottomarina lunga quasi 2.000 Km, e che rappresenta una simile struttura geologica.

Esperti del ramo hanno stimato che questa catena sottomarina ha potenziali immensi: dieci miliardi di tonnellate di idrocarburi e grandi quantità di diamanti, oro, stagno, manganese, nickel, piombo e platino. Già cinque anni fa la Russia reclamò diritti su questa immensa ricchezza, ma senza motivazioni. Questa volta invece la richiesta fatta alla Commissione delle Nazioni Unite sui limiti delle piattaforme continentali pare piuttosto seria e determinata. Un diplomatico britannico ha dichiarato: Putin vuole una Russia potente e vuole che l’Occidente dipenda da essa per i rifornimenti di gas e petrolio. E non si preoccupa se l’Occidente trova questo piuttosto scomodo. Putin ha poi annunciato che quattro bombardieri strategici Tupolev Tu-160 „Blackjack. stanno per iniziare a fare voli „di addestramento. sopra questa area.

Il Dipartimento di Stato degli US ha trovato la richiesta „inaccettabile. e dubita che verrà soddisfatta. Interessante il commento di Ted Nield, della Geological Society di Londra. “ Il Lomonosov Ridge – ha dichiarato – non fa parte di alcuna piattaforma continentale. Rappresenta il punto in cui due placche oceaniche si separano sotto l’Oceano Artico. Questo Ridge si estende dalla Russia al Canada, quindi anche il Canada potrebbe fare la stessa affermazione. Il Canada, seguendo lo stesso ragionamento, potrebbe affermare che tutta la Russia ed anche l’Eurasia le appartengono”.

Il 2 Agosto 2007 due minisottomarini russi del tipo MIR 1, hanno depositato una bandiera russa in titanio sui fondali del Polo Nord.

La Russia si era già mossa molto bene per la ricerca di idrocarburi nelle fredde acque del mare di Barents che confina con quelle dell’Artico, a nord di Murmansk. I geologi stimano che un quarto delle riserve mondiali di idrocarburi possano essere nascoste sotto i fondali di questi mari, e aspettano solo di essere estratte. Sin.ora la Russia non ha avuto le risorse per mettere questi giacimenti in produzione, ma poiché sono stati identificati e quantificati con certezza, presto potranno essere messi in produzione. Uno di questi è il giacimento di gas di Shtokman, forse il maggiore del mondo, un altro è il giacimento di petrolio di Prirazlomnoye, a sud della Nuova Zemlia. Murmansk ha il potenziale di divenire una specie di Golfo Persico, è abbastanza vicino ai mercati europei ed nordamericani e può sperare di vedere le esportazioni di idrocarburi in continuo aumento, anno dopo anno.

 

Gazprom in Nigeria

Gazprom si è mossa anche per ottenere l’accesso alle risorse nigeriane di gas, e la cosa ha messo in allarme l’occidente. Un dirigente della compagnia petrolifera nigeriana ha dichiarato che la Russia ha fatto interessanti offerte al paese, promettendo di investire in infrastrutture in cambio della possibilità di ottenere permessi per la ricerca di giacimenti di gas. Ga
zprom propone anche di raccogliere il gas che viene prodotto assieme alla estrazione del petrolio e che ora viene bruciato in fiaccola. La Nigeria è ricca di idrocarburi e possiede tra le maggiori riserve del mondo. La conferma è stata data da una proposta scritta fatta da Putin al leader nigeriano Umaru Yar.Adua già nel 2006 per proporre cooperazione in campo energetico. Questo nuovo intervento di Gazprom ha creato notevoli preoccupazioni tra i governi europei che già dipendono dalla Russia per un quarto delle loro importazioni di gas. La politica russa è di dire che l’occidente negli ultimi 50 anni ha abusato della Nigeria con contratti-furto e che loro proporranno condizioni molto migliori per potere battere europei, cinesi, indiani ed americani.

La produzione petrolifera nigeriana ha visto in testa le multinazionali come Royal Dutch Shell, Chevron ed Exxon Mobil, con una partecipazione minoritaria di ENI.

La Nigeria oggi esporta agli US ed Europa il gas naturale liquefatto nell’unico impianto disponibile, e ha deciso di costruire altri due impianti di liquefazione del gas per aumentare la vendita ed alimentare i rigassificatori europei, americani e giapponesi che sempre in maggiore numero lo richiedono.

 

Gazprom in Bolivia

Instancabile, Gazprom sta cercando di accaparrarsi il gas dovunque ve ne sia la possibilità.

La Bolivia sta per concludere un accordo per l’esplorazione di gas in due località diverse e molto promettenti. Il portavoce russo di Gazprom, Sergei Kupriyanov ha dichiarato che è ancora troppo presto per dare una cifra dei possibili investimenti, ma corre la voce che si parli di 2 miliardi di $.

Bolivia ha un potenziale per vaste riserve di gas seconde solo a quelle del Venezuela, ma soffre per la scarsità degli investimenti necessari per la ricerca e la messa in produzione. E’stato questo il risultato negativo della nazionalizzazione dell’energia fatta per decisione del Presidente Evo Morales, perché molte compagnie estere non reputano più sicuro fare investimenti nel paese. Oggi nel paese operano gli spagnoli di Repsol-YPF, i brasiliani di Petrobras, i francesi di Total, e gli inglesi di BG. Le difficoltà incontrate si sono ripercosse nell’impossibilità per il paese di onorare i contratti di esportazione di gas verso l’Argentina ed il Brasile, e di questo ha sofferto particolarmente l’Argentina che importa la maggiore parte del gas dalla Bolivia.

 

Putin e l’Algeria: l’OPEC del gas?

L’Algeria rappresenta il nostro maggiore fornitore di gas, seguito dalla Russia. Assieme ci forniscono più di due terzi delle nostre importazioni che sono vitali per il sistema paese. Putin ci ha fatto sopra un pensierino e si è recato in Algeria a parlarne, pensando all’OPEC. L’Opec (Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio), nata nel 1960 come risposta dei paesi produttori di greggio al predominio economico delle aziende petrolifere straniere, rappresenta di fatto un cartello tra i paesi esportatori di petrolio. Cosa accadrebbe se accanto all’Opec nascesse un.Opeg (Organizzazione dei Paesi Esportatori di Gas)? Dopo la proposta dell’Iran ultranazionalista e antisionista di Amadinejad, si fa largo l’idea di un’alleanza tra paesi produttori del gas naturale. L’idea di un’Opec del gas è molto interessante come sottolineato dallo stesso Putin durante la sua conferenza stampa annuale al Cremlino. Nel marzo 2007, con la visita di Putin in Algeria, i due big russi Gazprom e Lukoil si sono garantiti un accesso esclusivo ad alcuni grandi giacimenti di petrolio e di gas algerino, in cambio della cancellazione di 4,7 miliardi di debiti e dell’acquisto da parte di Algeri di 7,5 miliardi di dollari di armi russe. Nell’Agosto del 2007 Gazprom e la compagnia di stato algerina Sonatrach hanno raggiunto un accordo in base al quale viene firmato un memorandum per la coordinazione sui prezzi del gas,di fatto, se non un OPEG, un inizio di un cartello tra i due maggiori fornitori europei del gas. Il Ministro Bersani infatti ha dichiarato pochi giorni dopo la firma del memorandum che l’accordo tra la russa Gazprom e l’algerina Sonatrach aumenterà la dipendenza dell’Europa per le forniture di gas naturale da un numero limitato di paesi. Se la Sonatrach e la Gazprom decidono congiuntamente di aumentare le tariffe di vendita del gas, l’Italia e l’Europa potranno solo piangere. L’idea dell’OPEC del gas avanza. I paesi grandi produttori di gas come la Russia, il Qatar e l’Iran sono molto interessati ad evitare la guerra dei prezzi. Alla conferenza di Davos 2008, nel gennaio 2008, il ministro per l’Energia del Qatar Abdulla Bin Hamad Al Attiyah ha preannunciato che nel giugno 2008 si terrà a Mosca una riunione per verificare la possibilità di creare un cartello del gas. La cosa ha allarmato i paesi europei che vedrebbero un aumento del prezzo del gas, un aumento del flusso di euro verso la Russia che con Gazprom sta imponendo il suo monopolio all’Europa, e un aumento del potere politico della Russia sull’Europa che allarma anche gli USA.

L’Italia, unico paese che, non avendo il nucleare, produce l’energia termoelettrica bruciando metano, vedrà un aumento del costo della vita per le famiglie maggiore di quello dei paesi europei concorrenti dotati di nucleare. Soffriranno di più per l’aumento dei costi dell’energia le aziende industriali perché vedranno i loro costi di produzione aumentare, con conseguente ulteriore riduzione della loro capacità concorrenziale.

Tra esse saranno più penalizzate al limite dell’emarginazione dal mercato quelle che usano grandi quantità di gas (le ceramiche) o di energia elettrica. Un arricchimento dei produttori di gas coinciderà con un nostro impoverimento. Il paese meno danneggiato sarà la Francia che negli anni .70 ha deciso di essere indipendente investendo nel nucleare da essa stessa progettato e costruito.

 

Putin corteggia l’Iran filonucleare: spera nel loro gas?

Alla collezione di giacimenti di gas sfruttati dalla Gazprom manca una gemma importante: l’Iran.

Sin.ora Gazprom non ha avuto alcun successo nel Golfo Persico: Arabia Saudita, gli Emirati, l’Iraq, l’Iran, il Qatar sfuggono dall’orbita di influenza russa, e gli US hanno una posizione commerciale, economica e militare nella maggior parte dei paesi del Golfo.

Una possibilità però forse c’è. Come leggiamo dalle cronache che chi fornisce la droga poi diviene il padrone assoluto del tossicodipendente, Putin ha capito che c’è una droga potentissima per qualcuno di quei paesi. La droga è il nucleare. Di pace, tanto per cominciare, poi si vedrà.

 

L’Iraq aveva cominciato a costruire ad Osiraq, circa 30 Km a sud di Baghdad, una centrale nucleare con l’aiuto dei francesi e, pare, anche degli italiani, ma le forze aeree israeliane la distrussero con potenti bombardamenti aerei il 7 Giugno del 1981, una Domenica. Il reattore nucleare da 70 MW era quasi terminato ma non era ancora stato rifornito col combustibile di uranio arricchito. Il Primo Ministro francese, Chirac, aveva usato per tutti gli anni „70 la tecnologia nucleare come mezzo per affermare la propria influenza politica in una area che da sempre era sotto la stretta influenza angloamericana. Putin ha bene imparato la lezione e si è avvicinato all’Iran, una nazione che non si può dire sia ora sotto alcuna influenza occidentale, usando la stessa esca. L’Iran da decenni sta lavorando alla costruzione di un reattore situato a Bushehr, un porto del sud ovest del paese, sul Golfo Persico. La costruzione fu iniziata nel „74 dai tedeshi della Siemens sotto il governo di Sha Reza Pahlavi. Alla caduta dello Shah nel „79 e col sorgere della rivoluzione islamica degli Ayatollah, la Siemens decise di ritirarsi. La Russia colse l’occasione al volo e nelGennaio del 1995 firmò un accordo per continuare e terminare la costruzione del reattore da 1.000 MW. Agli inizi del 2005 Iran e Russia firmarono il patto „nucleare. che permetteva agli iraniani di rifornire per ben 10 anni il loro reattore di Bushehr, nel sud del paese, con combustibile fornito dai russi. A metà Dicembre 2007 Bushehr scaricava da una nave russa la prima spedizione di 82 tonnellate di uranio arricchito fornito dalla russa Atomstroyexport, e dieci giorni dopo riceveva una seconda spedizione di uguali dimensioni. Il terzo carico, di 11tonnellate, veniva sbarcato il 18 gennaio 2008. L’Iran ha dichiarato che intende avere la capacità di produrre almeno 20.000 MW col nucleare entro il 2020. Nel frattempo, a Natanz, hanno messo in funzione 55.000 centrifughe per l’arricchimento dell’uranio, e stanno costruendo a Darkhovin, nella provincia del Khuzistan, vicino al confine con l’Iraq, un reattore da 360 MW da loro stessi progettato e costruito, oltre ad un reattore sperimentale da ricerca da 40 MW ad Arak capace, pare, di fornire plutonio per costruire armi atomiche. E 700 tecnici iraniani sono in Russia per addestrarsi a gestire la centrale nucleare

 

(continua nel prossimo numero)

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