“En attendant l’EXPO 2015” a Modena

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Milano offre uno spettacolo stupendo, anche se non tutti i 145 Paesi presenti hanno approfondito e sviluppato il tema. Molti lo hanno appena sfiorato. Molti altri lo hanno addirittura ignorato. Sicuramente ha centrato il tema, la Santa Sede , che ha speso poco per dire e fare vedere molto.

 

Si è appena inaugurata l’”EXPO 2015” all’insegna dell’interessante  e “sfizioso”  tema  “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”  e già si possono trarre le prime considerazioni: 

Milano offre uno spettacolo stupendo, immaginifico, bellissimo da vedere , rivedere e vivere in prima persona. Anche se non tutti i 145 Paesi presenti hanno approfondito e sviluppato il tema. Molti lo hanno appena sfiorato. Molti altri lo hanno addirittura ignorato. Sicuramente ha centrato il tema, la Santa Sede , che ha speso poco per dire e fare vedere molto, con il muro della de-creazione, il tavolo della condivisione, una “Ultima Cena” del Tintoretto, con gli apostoli palesemente “brilli”, allegri. Ma di grande ed emotivo impatto.  La manifestazione di maggiore successo (e di partecipanti da tutto il mondo, di critica ed anche di ritorno sui mass media)    è stata “Caritas Day”, che ha portato a Milano 174 delegati da 84 Paesi –compresi quelli dei Paesi più poveri come il Burkina Faso e il Sudan Sudan- . Purtroppo, hanno preso atto che senza cibo, oggi, ci sono 805 milioni di persone (vedi Rapporto ufficiale del “Caritas Day”) . Il cibo “è un diritto che deve essere garantito con politiche adeguate. Ci sono tutele fondamentali, come un reddito dignitoso e condizioni di lavoro decenti  –Papa Francesco  parla sempre della “dignità del lavoro”- , che ancora non vengono rispettate”.  “Il punto non è produrre più cibo su vasta scala, di quello che c’è n’è già fin troppo e spesso viene addirittura buttato. Bisogna aiutare le piccole economie locali, far sì che le famiglie e le piccole comunità  producano quello che serve a loro, senza doverlo andare a comprare. La fame è il risultato di un certo modello di sviluppo”. Come il “Padiglione del Vaticano” è quello che ha “centrato” di più e meglio il tema dell’ “EXPO 2015. Nutrire il Pianeta. Energia per la Vita”, così ci viene sempre dai “preti”, dalla Chiesa cattolica la prima, vera, concreta risposta anche a Carlo Petrini, il fondatore e guru di Slow Food ,  che, pur essendo presente all’EXPO 2015” , ugualmente denuncia : “Sono tutti venuti a vendere. Tanti padiglioni, pochi contenuti. Mi sarebbe piaciuto invece che “EXPO 2015” fosse un’ agorà , nella quale le varie scuole di pensiero potessero confrontarsi sulle contraddizioni del sistema alimentare”.  Il rischio , quindi, è che questa “EXPO”  si riduca in un grande Luna Park del gusto e dei sapori.      

Milano eccelle anche con la “biodiversità dell’arte” e attraverso le stupende 250 opere (cercate e trovate) in tutte le regioni  del nostro Paese e che danno vita alla incredibile mostra “I tesori d’Italia” , che il critico d’arte Vittorio Sgarbi (superando lo stesso Napoleone , quando diede vita alla Galleria di “Brera”) ha cercato e trovato in ogni regione d’Italia. Con un dinamismo ed instancabile-mai domo (Gian Antonio Stella sottolinea : dopo avere girato, per anni,  come una trottola, ogni contrada d’Italia, grazie al suo ineguagliabile “dinamismo”) , Sgarbi ha raccolto 250 opere d’arte (molte da collezioni private. Quindi visibili solo ora, durante l’EXPO) , che offrono ai visitatori dei 16.000 mq del “Padiglione Eataly” una mostra unica, irripetibile. Con capolavori dal Trecento ai giorni nostri (da Piero della Francesca a Donatello, Antonio Canova, Lorenzo Lotto, fino ad Antonio Ligabue, Luigi Serafini (con la sua scandalosa “Donna carota”) via via fino  ai contemporanei Manlio Amodeo, Fausto Melotti,  Francesco Messina,  Enrico Robusti. Queste opere (che rappresentano la “biodiversità dell’arte” ) sono uno dei fiori all’occhiello dell’”EXPO 2015” e del “Padiglione Eataly” del grande cultore e promotore della cucina italiana e delle nostre eccellenze enogastronomiche, Oscar Farinetti, vero e intelligente “mecenate” che ha capito l’importanza della cultura e dell’arte per la valorizzazione e promozione del nostro Paese. (da questa esperienza-collaborazione Sgarbi- Farinetti  è “nato” anche un “sontuoso” e ricco volume di Oscar Farinetti “Nel blu. La biodiversità italiana, figlia dei venti” (RED Feltrinelli Editore) con anche i testi  “la biodiversità dell’arte italiana” di Vittorio Sgarbi e la riproduzione  a colori di 25 capolavori d’arte delle diverse regioni italiane (capolavori selezionati da Sgarbi e, in gran parte provenienti da collezioni private, quindi “fruibili”  solo durante “EXPO 2015” nella “Mostra Il Tesoro d’Italia” che si può ammirare presso i 16.000 metri quadrati del “Padiglione Eataly” )  .           

 Bologna continua a stupirci in positivo, soprattutto con le sue mostre d’arte e di cultura (e non solo di cibo). Mi riferisco, in particolare all’esposizione ospitata a Palazzo Fava, “Da Cimabue a Morandi. Felsina Pittrice”, voluta dal presidente di “Genius Bononiae”, Fabio Roversi Monaco e ideata-curata dal sempre imprevedibile e “geniale” Vittorio Sgarbi  ( in due diversi momenti, sono stato , per quasi tre anni, Suo Agente-manager: dolcissimo e forse timido come uomo, che può, però, accendersi all’improvviso. Ma sempre “geniale” come storico e critico d’arte. Per sempre , gli debbo la scoperta e la piena fruizione di tanti capolavori e di tante chiese sparse per l’Italia) . E’ una mostra che ha già avuto 70.000 visitatori. E’ giustamente dedicata a Roberto Longhi, che, tra l’altro, è stato uno dei primi e più convinti estimatori del “pittore metafisico bolognese” Giorgio Morandi  . Sulla scia del successo anche popolare di questa mostra , Vittorio Sgarbi (che è stato presente , più volte, anche agli incontri “Fiorano incontra gli Autori”), sta già studiando e lavorando per due prossime mostre, sempre a Bologna, a Palazzo Fava: una, nel 2016, dedicata al Rinascimento bolognese e a Niccolò Dell’Arca, sul Suo “Compianto, soprattutto (ricordo,  una notte in Piazza di San Petronio-Piazza Maggiore, a Bologna, Sindaco Guazzaloca, con oltre 8.000 bolognesi ad ascoltare ed applaudire Vittorio Sgarbi, che li intratteneva proprio su Niccolò dell’Arca, e sul “Compianto”, tema sviluppato anche in un suggestivo docu-film della sorella Elisabetta Sgarbi); ed una seconda mostra,  nel 2017, sul Barocco e sulle radici bolognesi della cosiddetta Scuola romana. Queste due prossime mostre saranno dedicate a due grandi , indimenticabili Maestri dell’arte e della cultura ( e di Vittorio Sgarbi), Carlo Volpe e Francesco Arcangeli. Anche queste saranno mostre da visitare e rivisitare.                               Modena per “EXPO 2015” si è già mobilitata , prevedendo 130 “eventi” (più o meno qualificati e importanti Ma vedremo, nel tempo)  e con un diversificato programma “da un’idea di Massimo Bottura”, intitolato “I Giardini del Gusto e delle Arti”. Per ora, è partita con un’inaugurazione scoppiettante con musica,  con la “Corale Rossini” e con i discorsi programmatici del Sindaco Gian Carlo Muzzarelli, del presidente della “Camera di Commercio”, Maurizio Torreggiani, del presidente della “Fondazione Cassa di Risparmio di Modena”, Andrea Landi, del presidente di “Piacere Modena”  Pierluigi Sciolette, del presidente di “FAMO-Fondazione Agroalimentare Modenese”  Eros Valenti, della responsabile dell’Associazione di volontariato “Città e Sc
uola” e, in finale, dell’entusiasta e superdinamico Massimo Bottura.  Il tutto accompagnato da gnocco fritto (a cura degli “Amici di Ermes”) salumi, tigelle ed assaggi di “Torta Barozzi” con spumeggianti bicchieri di Lambrusco modenese.  Il primo incontro culturale , si è svolto alla “Camera di Commercio” ed ha avuto come protagonista il Premio Nobel per l’economia 2008, Amartya Sen , che ha riempito (quasi completamente) la “Sala dei Trecento”.  Sulla lettura del “Manifesto della cucina futurista” di Fillia (pseudonimo del pittore-poeta futurista  Luigi Colombo) e   Filippo Tommaso Marinetti,  del 1931, preferisco non soffermarmi. Peccato che si siano dimenticati di Fillia, che è stato il vero teorico della cucina futurista. Questa si proponeva “ lo scopo alto, nobile e utile di modificare radicalmente l’alimentazione della nostra razza, fortificandola, dinamizzandola e spiritualizzandola  con nuovissime vivande” , soprattutto a base di verdure e frutta, “ricette capaci  di eccitare la fantasia prima di tentare le labbra” con piatti-spettacolo, che sublimano la magia delle forme e dei colori.   Documentate ci sono almeno quattro  cene futuriste a Modena (ricostruite dal sottoscritto, per una “lectio” sul Futurismo a Modena, organizzata dall’”UTE-Università della Terza Età”, nel 2009, per le celebrazioni dei 100 anni della nascita del Futurismo, unico movimento rivoluzionario italiano del XX secolo  esportato anche all’estero, Unione Sovietica compresa con il cubo-futurismo di Vladimir Majakovskij) .  La prima cena futurista (organizzata dal modenese Mario Molinari  e dal pasticciere futurista reggiano, Garavaglia) è “andata in scena al “Teatro Comunale” , nel 1931. Presenti Marinetti ed anche l’editore Ugo Guandalini  (poi trasferitosi a Parma come “Guanda Editore”) e lo scrittore-poeta Antonio Delfini .  Altre tre cene futuriste da ricordare si sono  svolte, negli anni 1932-1934, al “Ristorante –Caffetteria Boninsegna” . Era un locale estremamente raffinato, con un arredamento passatista, tutto vetrate e legno. Può essere collegato ai famosi caffè letterari di Bologna, Ferrara, Firenze, Milano, Napoli, Padova, Parma, Roma, Torino, Trieste e Venezia, conosciuti come templi dell’arte e della cultura . Gli incontri con gli autori (a meno di nuove, auspicabili “sorprese”) non offrono nulla di nuovo, di innovativo. Al “Club La Meridiana” (con oltre 510 incontri, dal 1989 al 2008)  , al “Teatro Carani” di Sassuolo e nelle diverse località dell’Appennino modenese, per oltre 20 anni,  al “Teatro Astoria” di Fiorano modenese per 10 anni, ed ora, al “Forum Monzani”, si sono via via avvicendati  i più prestigiosi, importanti scrittori italiani e non solo (basta pensare a Gorbaciov e al francese  Dominique Lapierre). Ottimi gli autori previsti: Simonetta Agnello Hornby, Corrado Augias,  Camilla Baresani,  Padre Enzo Bianchi, Massimo Bottura, Vinicio Capossela, Massimo Carlotto, Ermanno Cavazzoni,   Vito Mancuso, Fabio Emiliano Manfredi e Valerio Massimo Manfredi,  Piergiorgio Odifreddi,  Davide Oldani,  Antonio Paolucci,  Federico Rampini, Angela Staude (vedova di Tiziano Terzani),  Gian Antonio Stella e Mario Tozzi. Ma, ripeto, nulla di nuovo sotto il sole. Anche perché questi incontri difficilmente possono creare interessi e volontà di fare un viaggio, una visita a Modena ai turisti e viaggiatori . Così come penso che avrebbe  dovuto-potuto essere diverso (più interessante e intelligente) il programma relativo al cinema e alla cucina. Ci sono  una ventina di registi di film cult sulla cucina ancora “vivi e vegeti” : sarebbe stato interessante ospitarli per presentare-commentare i loro film  (esempio  Fath Akin regista di “Soul Kitchen”  Alfonso Arau regista di “Come l’acqua per il cioccolato”,   Gabriel Axel regista di Il pranzo di Babette” Brad Bird regista di “Ratatouille” ,  Daniel Cohen con “Chef”, Leone Pompucci con “Camerieri”, Ridley Scott de “Un’ottima annata”,  Morgan Spurlock regista di “Super Size Me”,  Christian Vincent regista di “La cuoca del Presidente” ecc) . Sicuramente , sono interessanti le proposte ideate e “costruite” intorno ai nostri miti, Enzo Ferrari, Maserati (con i musei di Modena- casa natale di Ferrari- Maranello , di Corletto-Cittanova ecc) , Luciano Pavarotti (bravissima Nicoletta Mantovani ved.  Pavarotti  nel presentare, promozionare-valorizzare il nome del grande tenore e della sua casa-museo). Così come sono estremamente allettanti le proposte incentrate sulle nostre eccellenze enogastronomiche. Ricordo che quando ero direttore generale dell’”Italturist” e commissionai  alla Società di Ricerche di mercato “Demoskopea” una indagine motivazionale quali-quantitativa, risultò che il 58% degli italiani , nella scelta di un viaggio-vacanza, era motivato dalla cucina, dall’offerta agroalimentare, il 52% dalle opportunità di riposo, svago e divertimento, il 48% dalla cultura e il 42% dallo sport.  Quindi, ottime le proposte enogastronomiche (anche con chef di altre città) e utili per sublimare le eccellenze enogastronomiche del nostro territorio, per interessare turisti ( e soprattutto “viaggiatori”)  reali e potenziali. E convincerli a visitare la nostra provincia, con le sue ricchezze nei rapporti interpersonali, ma anche nel paesaggio, nel patrimonio artistico-culturale. Se poi si aggiungeranno uno o più eventi “rivoluzionari” e di grande interesse (non solo locale) del “mago” Massimo Bottura (conoscendolo, sono certo che ci stupirà, ancora) , che interpreta e rinnova la grande tradizione che parte dallo chef poi Ambasciatore di Casa d’Este, Cristoforo da Messisbugo , per arrivare alla rivoluzione futurista dove la cucina si sviluppa “ all’insegna dell’ottimismo a tavola, della creatività, della fantasia e della scienza unita alla tecnica, dell’armonia tra forma, colori, profumi e sapori. Così che la cena sia uno spettacolo completo, per tutti i sensi”. Come succede se e quando si possono degustare le creazioni di maestri come Massimo Bottura, appunto.             

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