Emilia terra in mano alla Mafia?

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Se l’onorevole Luigi Di Maio ha detto che qui, in Emilia-Romagna comanda la mafia, ha detto una stupidaggine e ha contribuito a fare disinformazione, come chi, per decenni, ha sostenuto che qui non c’era. E’ un argomento troppo serio per essere affrontato in modo così banale, soltanto perché è una terra governata dal Pd.

(Elaborazione dalla  copertina  del settimanale L’Espresso -gennaio 2012)


Una dichiarazione del Pd di Modena, a firma del segretario Lucia Bursi denuncia: “Venire, come fa l’onorevole Di Maio, in questa terra per dire agli emiliano-romagnoli che qui comanda la mafia, è un insulto a centinaia di amministratori seri e a milioni di persone che hanno costruito le condizioni per cui, da una delle regioni più povere ad inizio ‘900, questi sono diventati territori tra i più avanzati d’Europa: non solo per il Pil o per gli indici di disoccupazione più bassi, ma soprattutto per la qualità dei nostri servizi pubblici (scuola, sanità, insomma, il nostro sistema di welfare). Sappiamo bene – e non abbiamo bisogno della lezioncina dei maestrini a 5stelle – che le mafie si sono insediate nei territori più ricchi del Paese e sappiamo bene che qui dobbiamo mantenere alta la guardia ed estirparle visto che producono solo danni e tragedie. Ma rappresentarci per ciò che non siamo, no: è un insulto al buon senso e alla verità dei fatti”.

Se l’onorevole Luigi Di Maio ha detto che qui, in Emilia-Romagna comanda la mafia, ha detto una stupidaggine e ha contribuito a fare disinformazione, come chi, per decenni, ha sostenuto che qui non c’era. E’ un argomento troppo serio per essere affrontato in modo così banale, soltanto perché è una terra governata dal Pd.

Ci sono state e ci sono in Emilia infiltrazioni di mafia, camorra, ndrangheta e probabilmente non mancano le mafie internazionali; sono anche riuscite a creare centri di potere in alcuni settori, approfittando del rifiuto della politica e della comunità civile a prendere in considerazione la stessa possibilità che ciò stesse accadendo.

L’immigrazione degli anni Sessanta con le decine di migliaia di arrivi dalle regioni meridionali si è accompagnata, forse casualmente o forse grazie a qualche spinta, cioè voluto proprio dalla mafia, all’arrivo di condannati al confino, generando una miscela esplosiva capace di intaccare alcune parti del tessuto sociale. Però le istituzioni non sono in mano alla mafia e non lo sono la massima parte dei suoi uffici;  sarebbe ingiusto e falso affermare il contrario e senza potere pubblico manca l’anello più importante per definire un territorio mafioso.

La legalità resta la linea di demarcazione da difendere a tutti i costi. Finché la mafia gestisce attività illegali, non intacca i tessuti sani della società perché opera contro di essa,  ma quando  si mette la camicia bianca, quando riversa denaro sporco in attività lecite per ripulirlo, con una disponibilità che l’imprenditore onesto non possiede; quando presta denaro ad usura e in poco tempo divora l’intero piatto; quando investe in borsa o finanzia ricerche e attività innovative, allora è davvero pericolosa perché nello stato del diritto a tutti i costi, non siamo attrezzati per combatterla. Le forze dell’ordine e le istituzioni sanno che dietro la richiesta di certe licenze o permessi ci sono, direttamente o indirettamente, famiglie mafiose ma non è possibile interrompere l’iter di concessione. Ci sarebbe sempre un tribunale a difendere i loro diritti. Giustamente? In assoluto sì, nello specifico no. E’ su questo fronte che possiamo giocare la nostra battaglia e dovremmo combatterla insieme, invece di trasformarla in boutade.

Perché, se andiamo per preconcetti e per partito preso, allora potrei anche guardare la biografia di Luigi Di Maio e notare come sia di Pomigliano D’Arco, città quella sì ad alta presenza di cosche, come suo padre sia stato dirigente MSI/AN, come lui non vanti un gran successo personale quanto a voti ed anche quello professionale latita (tolto l’esperienza di webmaster), come il Giornale racconti della micro società edile da lui posseduta con la sorella che ha tre dipendenti ma quasi niente lavoro. Se giochiamo a delegittimare gli altri ce n’è per tutti, anche per i Cinquestelle. Ma non è questa la strada, così come l’Emilia non è in mano alla mafia.

 

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