Emigrazione: siamo alla cancrena?

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Non avere fatto crescere l’Italia come nazione, significa non averle dato gli anticorpi per affrontare una questione mondiale come la migrazione. Intanto la ferita sta andando in cancrena e non servirà fare le sceneggiate per singoli episodi scelti come siparietto elettorale.

Immagine della ex Campanella, fabbrica abbandonata di via Radici in Piano, dove ora sorge il centro commerciale Panorama. Nel 1991, in un incendio,  tre stranieri, Soury Hassan, Bazgra Hassan e Moudan Ben Khalid persero la vita.


Nei giorni scorsi Matteo Salvini si è indignato perché un arrestato aveva ‘diversi precedenti penali’ ed era stato condannato a lasciare l’Italia, ma avendo avuto una bambina da una donna italiana non ha potuto essere espulso. Matteo Orfini gli ha risposto: “”Forse non ha ancora capito che il ruolo del ministro dell’Interno non è commettere reati, né commentare crimini sui social network, ma prevenirli””. Giusto, ma cosa ha fatto il Pd negli anni in cui ha governato? Del resto, cosa ha fatto la Lega di Salvini quando la Lega ha governato? Cosa hanno fatto i partiti della prima e della seconda Repubblica?
L’Italia si trova nel 2018, dopo più di trent’anni dai primi flussi migratori significativi (l’incendio della Campanella a Sassuolo, con tre morti, è del 1991) senza avere elaborato una politica per l’immigrazione, a livello nazionale e a livello locale; ha lasciato che la magistratura, sempre più staccata dalla realtà, vanificasse, nel nome delle leggi vigenti, il lavoro delle forze dell’ordine; ha lasciato che l’illegalità piccola diventasse sistema di vita per tanti stranieri, senza mai capire che, dietro, gode la grande criminalità (o forse lo sa benissimo). E Salvini oggi, con i suoi proclami di ‘nessuno entri!’, continua ad essere altrettanto inefficace, perché entrano comunque e incrementano le file della clandestinità. 
Nessuno oggi può rivendicare qualcosa, perché nessuno oggi ha la benché minima idea di come intervenire. Hanno ragione Salvini e Di Maio che l’Europa non può lavarsene le mani, ma sono i primi a pretendere che ogni nazione decida per suo conto, ad esempio sul bilancio e sono proprio gli stati sovranisti a fare loro lo sgambetto. 
Hanno ragione le persone di buona volontà che non vogliono lasciare 100 migranti su una nave; non è umano. Ma dietro quei cento sono centinaia di migliaia, perché il problema è: e dopo? 
Li lasciamo morire in mare? Li rimandiamo indietro? Indietro dove? Nei lager?
Non avere fatto crescere l’Italia come nazione, significa non averle dato gli anticorpi per affrontare una questione mondiale come la migrazione. Intanto la ferita sta andando in cancrena e non servirà fare le sceneggiate per singoli episodi scelti come siparietto elettorale.

 

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