Emergenza educativa e SCUOLA PER GENITORI

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Pubblichiamo la prima parte dell’intervista concessa al direttore di Bice dal prof. Paolo Crepet. Iniziative ed idee fatte di innovazione che coinvolgeranno anche Modena?

Professor Crepet, nel nostro Paese le situazioni in emergenza sono divenute quasi una consuetudine e spaziano in una quantità smisurata di campi: si va dall’emergenza immigrazione all’emergenza sicurezza, dall’emergenza aviaria all’emergenza giudiziaria, dall’emergenza petrolifera all’emergenza economica, e così via. Non molto tempo fa, prima che il ministro Gelmini svelasse il suo progetto di riforma scolastica, io stesso ho pubblicato alcuni articoli dedicati all’emergenza (forse sarebbe il caso di usare un termine più incisivo) dell’educazione scolastica a tutti i livelli[1]. So che Lei ha istituito da tempo una scuola particolare, speciale: una scuola per genitori. Vuole dirci di che si tratta?

 

Circa sei anni orsono abbiamo avuto un’intuizione che si è rivelata corretta, tanto da essere ormai evocata assai spesso anche sulle prime pagine dei giornali: esiste un’emergenza educativa.

È un’emergenza che riguarda in primis le famiglie e poi, a cascata, tutto l’indotto: infatti investe i l mondo del lavoro, ove si hanno o meno benefici a seconda di com’è stata la qualità dell’educazione impartita al ragazzo o alla ragazza e poi, ovviamente, il mondo della scuola, con tutto ciò che concerne, conseguentemente, il problema della formazione .

 

Di qui l’idea, perdoni il gioco di parole, di educare i genitori ad educare i figli?

 

In effetti, in fondo si tratta di un’iniziativa abbastanza semplice nel suo concetto fondamentale: la carenza o l’assenza di capacità educativa in ambito familiare è la causa prima dell’ineducazione delle nuove generazioni. Tale carenza, se si vuole provare a risolvere il problema, non può essere accettata passivamente: occorre offrire ai genitori, appunto attraverso una scuola, la formazione e le indicazioni utili a educare i propri figlioli.

L’idea, proprio grazie al desiderio di accettare una sfida che non era certamente facile e scontata, ha preso corpo e si è concretizzata cinque anni fa a Vicenza e credo che la novità, l’originalità consista nel fatto che tutto questo è nato ed è stato sponsorizzato da un ambiente del lavoro: il Confartigianato di Vicenza [2] .

Abbiamo attivato un primo anno scolastico e abbiamo riscontrato fin da subito disponibilità da parte dei genitori che sono stati tanti: circa un migliaio di persone. Il numero consistente di adesioni non è dovuto, come si potrebbe anche pensare, al fatto che partecipa il personaggio famoso o perché l’evento è legato alla tale persona: lo testimonia in modo inequivocabile il fatto che il numero di adesioni si è ripetuto nel tempo, anzi, è andato crescendo, tanto da spronarci ad estendere l’iniziativa in altre cittadine, in città di medie dimensioni, poi un po’ più grandi, fino a giungere, quest’anno a grandi città come Torino e, probabilmente, Milano.

 

Quando accenna a personaggi, a relatori di spicco, oltre a Lei che gode di una fama e di una notorietà indiscusse, a chi si riferisce? Può citarmi qualche nome?

 

Mario Polito, Osvaldo Poli, Maria Rita Parsi, Silvia Vegetti Finzi, per citarne solo alcuni, saranno i relatori che si avvicenderanno a Vicenza a partire da fine ottobre fino a giugno del 2009.

 

Professore, quante sono le iniziative ormai avviate, oltre a quelle che Lei ha già citato, e dove si svolgono?

 

È difficile contarle perché c’è anche tutta una serie di piccole realtà satelliti che abbiamo con qualche sforzo realizzato: abbiamo Asiago, qualche paese della provincia di Brescia, Cesena che ha affiancato Forlì, e tante altre. Perché? Per aiutare, per andare incontro ai genitori, per evitare ai genitori il sacrificio di venire una volta al mese da lontano, magari col freddo, o in condizioni disagiate. Abbiamo quindi cercato di de-localizzare la nostra esperienza, mantenendo però la qualità, il livello dell’insegnamento, perché questa è la condizione senza la quale queste cose o non si iniziano neppure, o si estinguono rapidamente. Nella “Scuola per genitori” la gente viene, dà un piccolo contributo e questo contributo pone chi viene nella condizione di giudicare. Dal momento che tu dai anche un euro non sei più la persona che viene lì, usufruisce di quello che c’è, se ti piace bene, se non ti piace vai casa; nel momento in cui tu dai il tuo piccolo contributo sei nella situazione di poter giudicare.

Il giudizio noi lo mettiamo anche per scritto tramite delle pagelle che valutano ogni anno tizio, caio, sempronio, sul fatto che la spiegazione fosse facile, comprensibile, interessante, che sia arrivato puntuale, e tutto ciò ha innescato anche un meccanismo di fidelizzazione. Posso dirle che abbiamo in questo momento circa 15.000 iscrizioni.

 

Il fatto che Lei si trovi oggi a Modena mi induce a pensare che vi sia un progetto analogo anche per la nostra città. È così? Può anticipare qualcosa ai nostri lettori?

 

Davanti a una chicchera di caffè il professor Crepet, affiancato dal professor Paolo Franchini, mi ha illustrato il progetto che vedrà entro breve tempo coinvolta Modena e, in prospettiva, alcuni importanti cittadine della provincia: Carpi, Sassuolo e forse anche altre. Se ne parlerà la settimana prossima, nella seconda parte dell’intervista.



[1] Dabicesidice: Archivio n° 129, 130, 131, 132, 133, 134 : da: “L’addove esiste” a “Il ponte è crollato”.

[2] http://www.artigiani.vi.it/

 

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