ELEZIONI POLITICHE 9 aprile 2006 IL COMMENTO DELLA SETTIMANA

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Questa pagina è riservata ai cittadini che intendono esprimere il proprio pensiero sul dibattito e il confronto pre elettorale in corso. Verranno accettati e pubblicati solo gli interventi debitamente firmati.

L’idea è di rappresentare il pensiero e la voce dei lettori di Bice, perciò non saranno presi in considerazione comizi o interventi di propaganda fine a se stessa. Invitiamo pertanto chi fosse interessato ad inviare il proprio pensiero a riguardo, alla redazione:  redazione@dabicesidice.it ricordando che fra i contributi pervenuti ne verranno pubblicati uno o due fra i più rappresentativi e solo se corredati dei dati identificativi l’autore.

 


Dobbiamo per non soccombere….

 

Anche gli ultimi sondaggi evidenziano un numero molto rilevante di indecisi sulle loro intenzioni di voto alle prossime elezioni politiche.

Le motivazioni dell’indecisione possono essere molteplici e variegate, ma quello che temo è che molte di queste verranno non capite, sottaciute ed irrisolte dallo schieramento dei partiti in campo.

Al contrario, ci sarebbe da scommetterci, assisteremo ad una campagna elettorale urlata; insultante le nostre intelligenze e le nostre sensibilità. Una gara a chi riesce a demonizzare meglio l’avversario e ad  imbottirci di paure derivanti dalle cose incredibilmente negative che porterebbe la vittoria  “dell’altro”.

Questo terrore viene alimentato dal tentativo di dimostrare di quanto diventeremo più ricchi o più poveri a seconda di chi uscirà vincente dalle urne e guiderà il paese.

Secondo me è venuto il momento di chiedersi di quale bene o risorsa  stiamo diventando sempre più ricchi

Non credo che ci sia attenzione di farci più ricchi di senso civico, di crescita morale, di unità nazionale, di valori profondi e condivisi come popolo italico.

Conti alla mano le coalizioni dei partiti sul campo sono più attrezzati per garantirci  un aumento del numero dei telefoni cellulari che avranno nello zainetto i ragazzi che frequentano la scuola media piuttosto che certezze e serie riflessioni su uno sviluppo concreto, reale e credibilmente sostenibile. Sento decantare questa loro corsa verso il futuro senza la minima preoccupazione se questo sarà figlio o padre di altri disvalori, di costi o di incertezze, di una reale crescita dell’uomo oltre al suo conto in banca. Tutto questo è l’attuale sensibilità  che ci prospettano i nostri partiti di centro destra o di centro sinistra.

 Chiedo ai lettori se oggi si sentono maggiormente destinatari di programmi, tensioni e grandi obbiettivi degni di una civiltà e di un paese dove la persona e l’uomo integrale sono considerati la priorità in assoluto oppure si sentono come elettorato da conquistare?

 Se a voi risulta la prima ipotesi vi chiedo la cortesia di segnalarlo. Purtroppo, credo che dovrò registrare un cupo silenzio perché dal dopo guerra ad oggi, fortunatamente, questo nostro paese si è economicamente arricchito, ma contemporaneamente ha perso tutti i capisaldi che reggevano la sua cultura, la sua identità, storica, sociale e religiosa. Siamo passati dal come eravamo a come siamo oggi anche con una cementazione selvaggia della nostra capacità di analisi, di coscienza critica e di onestà intellettuale. A questi traguardi non siamo approdati spontaneamente, ma grazie alle nostre variegate e congenitamente contraddittorie guide politiche dei nostri governanti che in assenza di  “valori di riferimento” si trovano a governare una nave in balia delle onde e non della rotta prefissata.

Il nostro Parlamento è divenuto il luogo dove si dissacra di più e meglio la nostra Costituzione e  le nostre regole di civile convivenza.

 Si difendono con più solerzia gli interessi di bottega che quelli del paese. Un vulnus reiterato nei confronti del quale ci si sta abituando, non abbiamo più la istintiva reazione di condanna.

In compenso in periferia gli uni e gli altri partiti, maggioranze e minoranze si accusano vicendevolmente di non rispetto dei programmi, di aumento della criminalità, di lassismo verso gli immigrati che attentano alle nostre case. Già, i nostri beni sotto assedio perchè i tratti salienti, identificativi e caratteristici della comunità e della società civile sono stati saccheggiati o buttati al macero da quel pezzo…e facciamo finta di non saperlo!

Abbiamo lasciato entrare nelle nostre case, nelle no
stre famiglie, nelle nostre menti e nelle nostre abitudini, di tutto e di più.

Nel passaggio dalla generazione dei nostri genitori a quella dei nostri figli c’è stato un cambiamento dell’ “essere” che lascia sconcertati, alla pari e reciprocamente, sia i nonni che i nipoti.

Stiamo correndo… non si è ben capito in quale direzione…. stiamo ascoltando, leggendo e forse chiedendo programmi elettorali sempre più enciclopedici ed incredibili, ma in compenso non sappiamo quale scuola “effettiva”, quale lavoro “certo e dignitoso”, quale ambiente “respirabile”, quale paese “umano”, quale futuro “vivibile”, quali valori e quanti disvalori lasceremo ai nostri figli, con questi chiari di luna e questi condottieri.

Su questi temi ognuno può raccogliere volumi su quanto detto e disdetto, promesso, omesso e compromesso dai vari leaders nazionali e periferici delle varie squadre in pista.

A tutti gli elettori indecisi perché perplessi e inquieti per questo futuro dico: «Non rimaniamo indifferenti, ma soprattutto stiamo attenti a non salire su questi convogli politici, la cui direzione finale è una sicura deriva verso l’ignoto!» A tutti gli indecisi rivolgo una sollecitazione: «Usciamo all’aria aperta! Dobbiamo ridiventare protagonisti del nostro oggi e del nostro domani. Dobbiamo, per non soccombere per ignavia!»

Moscattini Gian Carla

 

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