Elezioni destituite di ogni fondamento

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… dopo essersi riempiti la bocca col rinnovamento, le capacità, e tante altre belle cose, hanno deciso loro chi andrà a “rappresentare il popolo”. art. del Sen. Paolo Danieli

 

Era ovvio che finiva così. Voltala e girala, anche stavolta le liste le hanno fatte i capi partito. E siccome l’effettiva elezione, fatti quattro conti, dipende dalla posizione in lista, anche stavolta avremo un parlamento di nominati . Non di eletti. Il Pd, è vero, ha fatto le primarie.  Ma se avesse voluto sul serio rimettere nelle mani degli elettori la possibilità di designare i propri rappresentanti, avrebbe fatto in modo che la legge elettorale venisse cambiata. E invece, tutti d’accordo, pur avendo avuto poco meno di cinque anni per farlo, i capi partito se ne sono ben guardati. Troppo forte la tentazione di poter decidere, seduti attorno a un tavolo con due o tre persone e sondaggi alla mano, chi saranno i deputati o i senatori!

 

E anche stavolta, dopo essersi riempiti la bocca col rinnovamento, la trasparenza, i giovani, le  donne, le capacità, la società civile, le competenze e tante altre belle cose, hanno deciso loro chi andrà a “rappresentare il popolo”.  Per lo più personaggi capaci di muoversi nelle stanze del Palazzo o nei retrobottega delle segreterie di partito, più che di stare fra la gente. Donne e uomini abili a ingraziarsi i rispettivi capi, con tutte le arti della cortigianeria. Fra loro, logicamente, anche delle brave persone e capaci, la cui presenza minoritaria comunque non sposta il problema di un millimetro.

Ci troviamo così davanti a delle elezioni destituite di ogni fondamento.

Si andranno infatti a ufficializzare le scelte fatte da dei capi di partiti, per di più nemmeno democratici, in quanto è risaputo come i tradizionali meccanismi di partecipazione democratica al loro interno siano stati sublimati in nome della modernità, dando luogo a delle organizzazioni oligarchiche o addirittura personalistiche. Siamo insomma in una democrazia svuotata.

E’ svuotato, come detto, il significato democratico del voto.

E’ svuotato il ruolo democratico dei partiti, caduti tutti in una deriva oligarchica o personalistica.

E’ svuotata la funzione democratica che il parlamento potrà avere, essendo ormai svuotata l’Italia di buona parte della propria sovranità, delegata a istituzioni soprannazionali, a loro volta non democratiche.

A che cosa servono allora queste elezioni politiche? Solo a rispettare la scadenza fissata dalla Costituzione. Servono per fare in modo che, come sempre accade, il nuovo presidente della Repubblica sia eletto da un Parlamento a maggioranza di sinistra, quando tutti sanno che gli italiani sono in gran parte di centrodestra. Servono a fare la nuova legge elettorale e la prossima finanziaria. Dopodiché, come sempre è avvenuto nei periodi di transizione, tutti al voto un’altra volta. E sarà quello il voto che conterà.

 

 

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