Elettore o complice?

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E’ lo sfogo di un vecchio liberale, che a suo tempo la politica deve averla amata assai, ma che ora, persa ogni fiducia negli uomini che la esercitano, a destra e a sinistra, non vota per non essere loro complice. Articolo di Pietro Paolo Di

Faccio parte  di quegli astensionisti a cui tutti  ora danno una parte di  colpa per i risultati deludenti del loro partito.

La cosa  che  mi appare divertente è che, non andando a votare, ho dato un dispiacere alla destra  e ho dato lo stesso dispiacere alla sinistra. Che cosa ne sanno, per chi avrei votato? Cosa ne sanno, anzi, per chi non ho votato?

Non lo dico per chi non ho votato, ma mi preme  invece far sapere perché non ho votato.

Si sa, da noi, anche se siamo spesso mal giudicati in campo internazionale, per senso civico  e virtù democratiche, non andare a votare è considerata una stranezza, qualcosa di mal giudicato, qualcosa di profondamente censurabile.

Mentre, se guardiamo ai paesi anglosassoni l’astensione dal voto,  fenomeno che vede la punta massima negli USA, non è mai stata motivo di scandalo, è una cosa normale,  accettata e ricondotta a due  possibilità.

Non si va a votare  perché in qualche modo ci si pone al di fuori della società,per  qualche  motivo,  e si ritiene che un governo  o l’altro, sarebbe lo stesso,  non si pensa di ottenere  da esso nulla di positivo, quindi non si vota perché non si dà fiducia ai politici.

Ma  non si vota anche per il motivo curiosamente opposto,  perché di fiducia  se  ne ha troppa, nel senso che la fetta di elettori che non esercitano il loro diritto è comunque fiduciosa nel buon governo, che vinca una fazione o che  prevalga l’altra.

In un certo senso  invidio chi  sa che, anche senza andare a votare,  chiunque prenda legittimamente il potere,  tutelerà i suoi diritti, curerà  le sue proprietà, terrà  al sicuro i suoi interessi e i suoi affetti, governando, semplicemente,  per il bene della nazione, e dei suoi abitanti.

Sinceramente, io non ho votato per  altri motivi. Si avvicinano questi miei motivi, piuttosto, alla prima categoria, quella che  si autoesclude  in quanto ritiene che il suo  voto, alla fine, non serva a nulla, perché, come sempre si dice, in Parlamento si azzuffano,  e poi vanno a cena insieme, fanno finta di litigare e poi votano compatti leggi che fanno i loro interessi,  chiedono il nostro consenso per fingere di risolvere i nostri problemi, mentre invece  i nostri problemi rimangono irrisolti e talvolta anzi peggiorano.

Fino a quando il partito degli astensionisti, che va crescendo ovunque nel mondo, non sarà davvero grande, delego ai pochi che vanno a votare di scegliere anche per me, con il loro voto.

Tanto nulla cambierà.

Il mio astensionismo non viene dalla fiducia ma dalla sfiducia e dal totale rifiuto della politica  che ritengo sia incapace  di  cambiare radicalmente la mia vita e il mio  destino di cittadino.

Da qualche tempo qualcosa mi fa pensare  che, un po’ come in un contratto di domanda e offerta, questi signori, i politici, stanno lì perchè noi, con il nostro voto, abbiamo messo  loro la poltrona sotto, con tutti i privilegi inenarrabili che questo stato di parlamentare comporta.

Se cessasse, massicciamente grazie agli astenuti, la domanda, non sarebbe assolutamente più giustificabile dare da vivere profumatamente a quella massa incredibile di parlamentari  e a  tutti coloro che affollano  il sottobosco politico.

Cessando drasticamente il numero degli elettori, quindi ben oltre la percentuale ritenuta fisiologica, di astensionismo, verrebbe  a mancare la necessità di queste figure professionali se vogliamo essere generosi e chiamare così i politici spesso impreparati a ricoprire i loro compiti. Non ho fiducia nell’attuale finta democrazia, che assomiglia sempre di più a una forma subdola di dittatura, non voto perché non voglio legittimare col mio voto il dominio di questa oligarchia allargata, votando mi sentirei c
omunque complice di un sistema che è sempre più lontano dai cittadini, dove le periodiche  elezioni appaiono come  una costosa formalità che giustifica il potere dei parlamentari e garantisce loro oltre all’esercizio del dominio, anche la non trascurabile indennità parlamentare, quantificabile mensilmente come lo  stipendio annuo di molti cittadini.

Da vecchio liberale,  non valuto la mia scelta, e quella di chi come me, si astiene dal voto, come un colpevole  disinteresse civico, anzi,  come tutti i bisogni, le speranze, le insofferenze espresse da una collettività, trovo che esso vada semplicemente censito, senza addossare colpe e senza accuse.Sempre da vecchio liberale, rivendico il diritto a rinunciare a un mio diritto.

Io non voto per questi politici  perché non voglio essere loro complice

P.P.D.

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