Egregio presidente Napolitano

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Lettera aperta al Presidente della Repubblica : un accorato appello contro l’introduzione dell’eutanasia nel nostro Paese.

Egregio Presidente,

vorrei esprimerLe tutta la mia preoccupazione per le conseguenze che la sentenza del caso Englaro avrà sul futuro della nostra amata Italia.

Questioni importanti che attengono la vita e la morte non si possono ridurre a semplice fatto privato o relegarle a mera contrapposizione tra chi ha fede e chi no.

Ci sono fatti che, nel momento in cui creano un limite tra un “prima” e un “dopo”, interrogano anzitutto la ragione: la sentenza del caso Englaro è uno di questi.

Un confine è stato oltrepassato in ciò che sta alla base dell’umana convivenza. L’introduzione dell’eutanasia nel nostro Paese (perché di questo si tratta) avrà ben presto le sue ricadute sull’intera società. Il suo impatto sulla vita di un intero popolo sarà pesante, si pensi all’importante, quanto urgente, questione educativa; nel momento in cui si impedisce di esercitare gratuitamente la carità a chi, in tutti questi anni, si è preso cura di Eluana, di fatto si trasmette un’immagine distorta della realtà: con che coraggio si potrà chiedere ai giovani il rispetto della vita propria e di quella altrui quando una donna viene fatta morire di fame e di sete con l’avallo dello Stato?

Come cittadino di una Repubblica democratica non mi rassegniamo, dunque.

Ritengo, inoltre, estremamente condivisibili le riflessioni della Cei: “Si fa più urgente riflettere sulla convenienza di una legge sulla fine della vita, dai contenuti inequivocabili nella salvaguardia della vita stessa, da elaborare con il più ampio consenso possibile da parte di tutti gli uomini di buona volontà” e per questo Le chiedo di mettere in campo iniziative utili a far sì che il Parlamento emani, al più presto, una legge che sia tanto chiara quanto semplice. Una legge che oltre a vietare espressamente l’eutanasia, entri nel merito delle “dichiarazioni anticipate” chiarendo, in modo incontrovertibile, come la nutrizione artificiale sia un sostegno vitale e non una terapia medica (e quindi non possa essere inclusa nelle “dichiarazioni anticipate”), e che tali “dichiarazioni” non debbano essere vincolanti per il medico, ma solo indicazioni di cui tenere conto.

 

RingraziandoLa per l’attenzione che vorrà accordare a questa mia lettera, con sentimento filiale Le porgo i miei più sinceri e cordiali saluti.

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