Ecco a voi “il buffo alla moda”

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Bice discorre con Alberto Camerini il cantante, famosissimo negli anni ’80 candidamente ammette “Non so perché improvvisamente il successo sia finito, forse non avevo piu’ nulla da dire""

Alle prossime elezioni per chi voterebbe?

 

Non lo dico, a sinistra, ma non lo dico. Storicamente chiunque conosce la mia musica sa che sono di sinistra, piu’ legato ai centri sociali

 

Come vede la politica adesso?

 

Che domanda importante!In Italia siamo dipendenti da forze più grandi di noi: la Cina, la Germania, l’America. Ma andrà al governo la sinistra perché già in altri paesi è successo così, quindi ci sarà alternanza: dovranno assumersi la responsabilità dei disastri un po’ gli uni e un po’ gli altri.

 

L’abbiamo conosciuta come “Arlecchino” della musica, perché questa scelta?

 

All’inizio sono partito con la chitarra acustica come menestrello, cappello e chitarra per cantare le mie canzoni alle fiere del mondo. E ho scelto l’Arlecchino come maschera perché rappresenta l’immigrato. Io sono nato in Brasile e anche io mi sentivo immigrato

 

La maschera aiuta a nascondere sentimenti, emozioni?

 

Nella musica leggera la maschera resiste, ce ne sono tante, ma anche nel cinema hollywoodiano, contemporaneo. Ho sempre voluto interpretare la maschera pura, pulita, archeologica, quella della Commedia dell’arte. Le maschere del circo di Hollywood, invece, sono il minimo comune multiplo di tutto il pianeta, perché tutti si riconoscono in questo linguaggio europeo con tanta Africa. Io mi sono sempre dipinto la faccia per amplificare le emozioni, l’Arlecchino è una bestia, non avrebbe neanche la faccia, si muove solo con le gambe come un insetto, e un tempo a teatro era un fortissimo punto di riferimento. Io ho usato la maschera alla Elton John: parlane bene, parlane male, ma parlane. Mi dipingevo i capelli, ne facevo di tutti i colori, il cantante d’amore, il sex symbol non lo sono mai stato.

 

Quando negli anni ’80 è esploso questo successo, come si sentiva?

 

Bene. All’inizio mi avevano detto che avevano stampato un tot numero di copie, io pensai che erano pazzi, poi ne ristamparono due volte tanti. Lavorare in una multinazionale è stato molto bello. Anche io come David Bowie da giovane volevo il successo con il cervello, l’ho costruito come lui metodicamente. Ero un lupo solitario, non avevo la band perché avevo avuto conflitti di personalità, di equilibrio, ero molto solo, ma avevo molta forza di volontà, applicavo il training autogeno come in agonismo sportivo, ma non serviva a niente. In quel periodo tanti hanno avuto successo assieme a me: Alberto Fortis, Ivan Cattaneo, il Gruppo italiano, Rossana Casale, Alice, Marcella, Viola Valentino, Miguel Bosè… facevamo i concerti negli stessi palasport e allora ti chiedevi “quanta gente ha fatto? 6000 persone!” Poi a un certo punto abbiamo lasciato tutti la ribalta, lasciandola ad altri cantanti piu’ giovani che morivano di fame come noi quando abbiamo cominciato la scalata della montagna del successo. Forse abbiamo avuto tutti la crisi nello stesso momento, non avevamo piu’ niente da dire e non sappiamo ancora perché è finita. Come vecchi calciatori ci siamo messi a fare gli allenatori e i commentatori televisivi

 

Ma ora?

 

Io studio, ho sempre fatto questo lavoro con passione.

 

Ma che musica propone oggi?

 

Io sono sempre stato punk, che è un ritorno al nucleo del mio atomo, alla parte piu’ interna cioè il rock&roll, nel mio repertorio ci sono moltissimi pezzi che iniziano con rock&roll . Ho scritto ora uno spettacolo ambientato nel periodo goldoniano di un cantante che voleva fare un Arlecchino o un Arlecchino che voleva fare il cantante e l’ho intitolato il “Buffo alla moda”, il Buffo è il nome di un tenore, solo che non è un tenore, ma un basso, quindi un buffo. Ho approfondito la ricerca archeologica e sono andato a sforare nel mondo della musica classica: opera barocca, Vivaldi, Cecilia Bartoli che è la migliore cantante del mondo, ma che non conosce nessuno. Ho rifatto l’Arlecchino, purissimo, a lume di candela, con gli strumenti del ‘700 e con un testo strepitoso, fortissimo che è il testo del libretto di Benedetto Marcello “Il teatro alla moda” : una satira dei personaggi di quel tempo. Non mi sono posto come Farinelli, come Renato Zero, la diva assoluta, no, ho preso il personaggio minore, l’Arlecchino che cantava in dialetto veneziano, il popolano. Il “Buffo alla moda “ è una specie di omelette di 15 uova, sono 15 canzonette veneziane da battello del ‘700 e un monologo teatrale.

 

Progetti futuri?

 

Forse si potrebbe unire il personaggio di Arlecchino robot e il personaggio settecentesco, volgarizzarlo, rovinarlo completamente alla circo televisivo e metterlo sul palco a cantare canzoni moderne, fare un’operazione kitch straordinaria, cioè uno del ‘700 che canta canzoni moderne

 

Potrebbe essere accettato dai media?

 

Sì c’è molto reality, c’è molto Grande Fratello e quindi c’è poco teatro fatto a regola d’arte. C’è troppo reality , tutto documentario, fra poco faranno i film di cow-boy in cui ammazzano gli indiani veramente. Il mio è uno stile fatto a regola d’arte, come diceva Brecht “Voi fate le maschere, ma non dovete imbrogliare il pubblico, dovete far vedere dietro la maschera” , quindi non ci deve essere l’illusione come nei film digitali.

 

 

 

 

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