Ebrei a Modena

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Abbiamo intervistato il dottor Adolfo Lattes, capoculto della comunità israelitica modenese, che è stata recentemente oggetto di minacce antisioniste.

La comunità ebraica modenese tra la fine del 1600 e la metà del 1800 fu probabilmente la seconda più grande nella penisola italiana, poi dopo l’apertura dei ghetti le famiglie ebraiche cercarono di integrarsi con il resto della popolazione. Grandi furono anche in quel tempo i cambiamenti economici di Modena, alcuni degli ebrei che vivevano nel ghetto traevano sostentamento col prestito del denaro, i banchi dei pegni non furono però mai numerosi, ve ne furono 2-3 al massimo. Usciti dal ghetto molti ebrei modenesi si indirizzarono verso le professioni liberali e verso il commercio. Oggi la comunità ebraica di Modena conta solo qualche decina di fedeli e può essere considerata assimilabile ad una congregazione conservatrice: vi è infatti la coniugazione dell’osservanza religiosa dell’ortodossia ebraica ma senza gli aspetti esteriori di questa e al contempo vi è una piena integrazione nella società laica.

 

Israele ha compiuto 60 anni, la sua storia è stata travagliata fin dalla sua nascita.

Perché ancor oggi vi è la difficoltà a livello dell’opinione pubblica mondiale che lo Stato d’Israele abbia un diritto all’autodifesa?

 

Le motivazioni sono oltremodo complesse, una di queste potrebbe essere il fatto che ancora oggi si risente dell’eredità storica di quando il mondo era suddiviso in due sia un punto di vista sia razziale che religioso: cioè il mondo cristiano e quello islamico. Vi sono però anche altri fattori di ordine religioso, pensiamo che anche i cristiani possono recarsi in nazioni come l’Arabia Saudita o lo Yemen per scambi commerciali ma se vengono trovati in possesso di una Bibbia vengono subito imprigionati, vi è insomma un percorso chiuso unicamente per quello che non riguarda la religione ed altri aspetti della cultura. Non dimentichiamo che la maggior parte delle esecuzioni capitali che avviene in alcuni paesi islamici sono dovute alla violazione di norme religiose, il problema della non accettazione di Israele da parte di queste nazioni non riguarda infatti solo gli ebrei in quanto tali, ma di ogni fedele di religioni diverse dall’islam.

 

Tornando alla comunità di Modena, sono stati recentemente affissi dei volantini sulla sinagoga di stampo antisionista, cosa vi era scritto?

 

 Sono volantini che negano il diritto allo stato di Israele ad esistere, non sono infatti volantini antisemiti ma bensì antisionisti in senso stretto, è possibile inoltre che la comparsa di quei volantini sia stata influenzata dalle posizioni antisioniste che sono emerse in occasione del Salone del Libro di Torino, il filosofo Gianni Vattimo ad esempio ha dichiarato che se il sionismo è sostenuto dal punto di vista ideologico dalla religione ebraica allora si autodefiniva antisemita.

 

In seguito ad episodi del genere come quello dei volantini, Lei si sente discriminato?

 

Innanzitutto bisogna dire che ci troviamo davanti a volantini non firmati quindi dietro a essi vi potrebbe essere chiunque, ad esempio chi ha un desiderio di emulazione o di identificazione, se pensiamo che la sinistra extraparlamentare prima trovava un riferimento a livello politico ora si trova spiazzata a livello dei partiti dell’arco costituzionale, quindi qualunque cosa che possa mettere gruppi del genere in contrapposizione con un certo tipo di politica, quindi potrebbe essere un modo per “scaldare i muscoli”.

 

In Italia vi è purtroppo una poca conoscenza dell’ebraismo anche perché si tende a far
e confusione tra i ebreo ed israeliano, ad esempio pochi sanno che è l’unica religione al mondo insieme all’induismo a non ricercare proseliti, se l’appartenente ad un’altra religione si volesse avvicinare all’ebraismo e non potesse dimostrare un’ascendenza ebraica, sarebbe scoraggiato a farlo?

 

Assolutamente no, consideriamo che nell’antichità le conversione dal paganesimo all’ebraismo  erano numerosissime, così come molti rabbini erano originariamente pagani. Col cristianesimo però i rapporti nel corso dei secoli sono divenuti sempre più difficili, nel medioevo ad esempio se un ebreo fosse stato accusato di fare proselitismo sarebbe stato messo al rogo. Ma non solo, anche nella stessa Modena vi furono dei processi perché alcuni ebrei che volevano diventare cristiani furono dissuasi dai confratelli che furono poi incarcerati. Anche oggi vi sono delle conversioni all’ebraismo, ma il proselitismo non è visto dal nostro punto di vista come una missione in quanto vi è il principio che chiunque agisca nel giusto, indipendentemente dalla sua religione, abbia il diritto alla beatitudine eterna. Secondo la nostra religione la salvezza avviene per atti e non per fede, quindi la conversione non è vista come indispensabile.

 

Come sono cambiati i rapporti con i cattolici nel corso degli ultimi decenni?

 

Sono cambiati enormemente, in particolare dopo il concilio vaticano i rapporti con i cattolici sono mutati radicalmente ed oggi per moltissimi aspetti possiamo parlare di un rapporto quasi fraterno. Con Giovanni Paolo II° sono stati toccati i momenti di massima vicinanza tra le nostra religioni.

Permane però a livello teologico la non accettazione che gli ebrei non si siano tutti convertiti al cristianesimo, e quindi la visione che gli ebrei siano funzionali ai cristiani che ne rappresentano l’evoluzione.

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