È una questione di matematica

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I popoli del continente africano non possono essere tutti accolti in Italia, solo quelli che ne hanno diritto.

Come si legge nel titolo, l’immigrazione sta diventando un grosso problema. Si tratta di un argomento che ho già affrontato in redazionali precedenti, senza mai staccarmi da ciò che pensavo originariamente, in cui l’accoglienza doveva essere fatta all’interno di determinate regole e da tutte le nazioni dell’UE. Purtroppo, però, tale pensiero non deve essere pervenuto a Bruxelles. Apriamo pure i confini a donne e minorenni, ma i palestrati che bivaccano e delinquono nelle nostre città, perché non vengono rimpatriati? A pensar male si fa peccato, ma qualche volte ci si azzecca! Non è che molti di loro hanno usufruito di una amnistia e sono usciti dalle patrie galere in cui erano detenuti? Certamente, fra loro ci possono essere casi di persone che rischiano la pelle per le loro idee, sia in campo religioso, sia in quello sessuale, o vogliono vivere in una vera democrazia in ambito politico e non trovarsi in una nazione che è governata da corrotti delle multinazionali di tutto il mondo. Poi, per quanto mi riguarda, la dottrina dell’immigrazione, tanto cara ai buonisti e che spesso avviene per motivi economici, per me fa acqua da tutte le parti. Un esempio: la guerra civile americana. Fu giusto abolire la schiavitù, però, i maggiori sostenitori erano in gran parte degli imprenditori del nord ben felici di avere dei futuri lavoratori sotto pagati. Lo spiega chiaramente il professore Raimondo Luraghi nei suoi libri sulla guerra civile americana. Tale pensiero è caro anche ai nostri imprenditori, non tutti per fortuna, che sarebbero ben contenti di avere mano d’opera a basso costo (o in nero, che non rompe troppo le scatole). A chi sostiene che si tratta di solidarietà, che non si può lasciare morire persone in mare e che questo serve a migliorare l’integrazione tra religioni e culture diverse, non posso che ripetere la frase di un Johnny Reb fatto prigioniero dagli Yankees durante la battaglia di Gettysburg. Si trattava di un agricoltore senza schiavi che si batteva per il diritto di vivere come i suoi antenati, un uomo che voleva solo “mantenere le proprie tradizioni”. Ecco perché vedo questi buonisti come dei piccoli dittatori che vogliono imporre il proprio pensiero anche a discapito degli italiani, nascondendosi dietro l’alta muraglia del politicamente corretto e dimenticando che anche le minoranze, contrarie al loro pensiero, dovrebbero avere diritto di dissentire, specialmente dal punto di vista finanziario.  Se è vero, e non ho motivo per dubitarne, che ognuno di loro costa allo Stato trentacinque euro, facendo un rapido conto al mese sono mille cinquanta euro pro capite. Secondo un rapporto INPS, un pensionato su tre è sotto i mille euro mensili quando va bene. La parola solidarietà, tanto cara ai buonisti e ai catto comunisti, fa molto effetto. Infatti, se una torta è preparata per dieci persone, è sì vero che posso fare delle fettine più piccole per darne a due o anche tre persone in più, ma poi nessuno è soddisfatto. È inutile pensare che l’emigrazione può essere risolta solo dall’Italia. Siamo falliti dal punto di vista economico e morale e, per questo, la UE che ne è consapevole, ci ricatta.  Fantasia, no, solo sano realismo. Altro argomento che si riallaccia a quanto scritto sopra, è la tesi del politicamente corretto applicato alle favole. Come si suol dire, se arriviamo a stravolgiamo le fiabe, siamo alla frutta, anzi, siamo al caffè e alla sambuca. L’accostamento non è casuale perché’ il primo è scuro e la seconda, bianca. Perdonatemi per la sottile ironia. Perché dico questo? Attenzione il razzismo non centra. Io sono della generazione che ritiene che Biancaneve, nella favola originale, sia bianca e sia accompagnata da sette nani oltre che dal principe azzurro. Il libro fu scritto nel 1937 e quindi il politicamente corretto non esisteva. Così, a mio nipote continuerò a fargli leggere l’originale. Posso essere libero di fare quello che voglio nel rispetto delle leggi vigenti? Poi, quando il pargoletto andrà avanti negli anni, farà la sua scelta e deciderà se il nonno era un c…one o aveva un libero pensiero come quello di ammirare tanti attori di colore a partire da Sidney Poitier, nel film La calda notte dell’ispettore Tibbs. Quindi, non tocchiamo il tasto del colore della pelle: in certi casi si tratta solo di rispettare la storia originale. Anche nel rifacimento di un film ci può essere un cambiamento, come nel caso de “I magnifici sette”, che altro non è che una riedizione dell’opera del film di Akira Kurosawa “I sette samurai” ambientata in Giappone. Nell’originale si usava la katana mentre nel nuovo, la colt. La storia, però, non è stata stravolta.       

Come si legge nel titolo, l’immigrazione sta diventando un grosso problema. Si tratta di un argomento che ho già affrontato in redazionali precedenti, senza mai staccarmi da ciò che pensavo originariamente, in cui l’accoglienza doveva essere fatta all’interno di determinate regole e da tutte le nazioni dell’UE. Purtroppo, però, tale pensiero non deve essere pervenuto a Bruxelles. Apriamo pure i confini a donne e minorenni, ma i palestrati che bivaccano e delinquono nelle nostre città, perché non vengono rimpatriati? A pensar male si fa peccato, ma qualche volte ci si azzecca! Non è che molti di loro hanno usufruito di una amnistia e sono usciti dalle patrie galere in cui erano detenuti? Certamente, fra loro ci possono essere casi di persone che rischiano la pelle per le loro idee, sia in campo religioso, sia in quello sessuale, o vogliono vivere in una vera democrazia in ambito politico e non trovarsi in una nazione che è governata da corrotti delle multinazionali di tutto il mondo. Poi, per quanto mi riguarda, la dottrina dell’immigrazione, tanto cara ai buonisti e che spesso avviene per motivi economici, per me fa acqua da tutte le parti. Un esempio: la guerra civile americana. Fu giusto abolire la schiavitù, però, i maggiori sostenitori erano in gran parte degli imprenditori del nord ben felici di avere dei futuri lavoratori sotto pagati. Lo spiega chiaramente il professore Raimondo Luraghi nei suoi libri sulla guerra civile americana. Tale pensiero è caro anche ai nostri imprenditori, non tutti per fortuna, che sarebbero ben contenti di avere mano d’opera a basso costo (o in nero, che non rompe troppo le scatole). A chi sostiene che si tratta di solidarietà, che non si può lasciare morire persone in mare e che questo serve a migliorare l’integrazione tra religioni e culture diverse, non posso che ripetere la frase di un Johnny Reb fatto prigioniero dagli Yankees durante la battaglia di Gettysburg. Si trattava di un agricoltore senza schiavi che si batteva per il diritto di vivere come i suoi antenati, un uomo che voleva solo “mantenere le proprie tradizioni”. Ecco perché vedo questi buonisti come dei piccoli dittatori che vogliono imporre il proprio pensiero anche a discapito degli italiani, nascondendosi dietro l’alta muraglia del politicamente corretto e dimenticando che anche le minoranze, contrarie al loro pensiero, dovrebbero avere diritto di dissentire, specialmente dal punto di vista finanziario.  Se è vero, e non ho motivo per dubitarne, che ognuno di loro costa allo Stato trentacinque euro, facendo un rapido conto al mese sono mille cinquanta euro pro capite. Secondo un rapporto INPS, un pensionato su tre è sotto i mille euro mensili quando va bene. La parola solidarietà, tanto cara ai buonisti e ai catto comunisti, fa molto effetto. Infatti, se una torta è preparata per dieci persone, è sì vero che posso fare delle fettine più piccole per darne a due o anche tre persone in più, ma poi nessuno è soddisfatto. È inutile pensare che l’emigrazione può essere risolta solo dall’Italia. Siamo falliti dal punto di vista economico e morale e, per questo, la UE che ne è consapevole, ci ricatta.  Fantasia, no, solo sano realismo. Altro argomento che si riallaccia a quanto scritto sopra, è la tesi del politicamente corretto applicato alle favole. Come si suol dire, se arriviamo a stravolgiamo le fiabe, siamo alla frutta, anzi, siamo al caffè e alla sambuca. L’accostamento non è casuale perché’ il primo è scuro e la seconda, bianca. Perdonatemi per la sottile ironia. Perché dico questo? Attenzione il razzismo non centra. Io sono della generazione che ritiene che Biancaneve, nella favola originale, sia bianca e sia accompagnata da sette nani oltre che dal principe azzurro. Il libro fu scritto nel 1937 e quindi il politicamente corretto non esisteva. Così, a mio nipote continuerò a fargli leggere l’originale. Posso essere libero di fare quello che voglio nel rispetto delle leggi vigenti? Poi, quando il pargoletto andrà avanti negli anni, farà la sua scelta e deciderà se il nonno era un c…one o aveva un libero pensiero come quello di ammirare tanti attori di colore a partire da Sidney Poitier, nel film La calda notte dell’ispettore Tibbs. Quindi, non tocchiamo il tasto del colore della pelle: in certi casi si tratta solo di rispettare la storia originale. Anche nel rifacimento di un film ci può essere un cambiamento, come nel caso de “I magnifici sette”, che altro non è che una riedizione dell’opera del film di Akira Kurosawa “I sette samurai” ambientata in Giappone. Nell’originale si usava la katana mentre nel nuovo, la colt. La storia, però, non è stata stravolta.       

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