E’ solo una questione politica

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Il teatrino della politica e il politichese lo stanno proponendo agli italiani proprio i loro principali detrattori. art. di Lorenzo Torniello

Il Sindaco di Sassuolo (PdL) ed il Vicesindaco, con delega alla Sicurezza (Lega nord) hanno sentito l’esigenza , mediante un comunicato stampa, di compiacersi per l’arresto di un nigeriano di 24 anni, compiuto dalla Polizia Municipale della città  nella centrale piazza Garibaldi perché colpevole del reato di accattonaggio e di clandestinità.

Nulla da eccepire sulla legittimità dell’arresto e sull’efficienza dimostrata dalla Polizia Municipale , ma arrivare a rallegrarsi, annunciandolo ad una popolazione che immagino in larga parte plaudente, della messa in carcere, non di un pericoloso delinquente, ma di un giovane clandestino proveniente dell’Africa centrale dimostra che la nostra società ha smarrito un poco di rassicurante equilibrio culturale e politico. quello che dovrebbe appartenere ad un grande paese civile e culturalmente  avanzato quale dovrebbe essere questa nostra Italia.

Anche il silenzio delle opposizioni che il rispetto delle nostre leggi vigenti non implica “il brindare”  per ogni accattone che sbattiamo in galera ( così impara !) oltre a ricordarci che solitamente se Sparta piange Atene non ride ci conferma anche che la politica italiana si è infangata con un populismo da due soldi poco virtuoso e a volte piuttosto volgare che non sta giovando al nostro paese.

Del resto il clima da finale resa dei conti che in queste ore sta surriscaldando il Pdl  conferma il disagio che a volte soffre la  nostra democrazia anche se il premier Berlusconi ci assicura che “tutto va bene; tutto è perfetto”.

Ma che cosa dunque sta succedendo in quel partito? Si tratta come sostengono alcuni commentatori della classica contesa dei due galli nello stesso pollaio, o piuttosto si deve parlare di un logico sbocco  previsto dalla  prassi  politica?

E’ vero che del senno del poi son piene le fosse, ma da quando, fine marzo del 2009, abbiamo avuto modo di seguire  il congresso fondativo del PdL appariva chiaro che un partito di massa così concepito era a rischio implosione.

Eravamo di fronte ad un partito nuovo sotto tutti i punti di vista. Pensato, disegnato,strutturato e realizzato secondo le istanze, le esigenze, i desideri di una forte leadership  carismatica. Un partito vivo, vivace e vivificante i suoi iscritti grazie alle direttive che i leader sapeva trasmettere alla  sua base di iscritti e di  militanti: una poderosa macchina elettorale tanto più vincente quanto più osannante il suo leader, a prescindere.

Non si era in presenza del classico partito fucina di proposte politiche, cinghia di trasmissione della volontà popolare con il vertice ma di un percorso all’incontrario perché la proposta politica maturava più da sondaggi che dai congressi di partito, all’interno del quale il distinguo e il dissenso politico non era  ben visto perché l’unanimità per il pensiero unico del leader era il sale della democrazia.

Un “partito ” dunque “forte” ad  immagine e a misura del suo leader destinato a rimanere tale finchè avrebbe potuto mantenere quel ruolo , ma destinato a collassare assieme alla suo personificazione.

Abbiamo perciò assistito ad una passerella di politici in cerca di visibilità agli occhi di chi tutto dispone. Una patetica passerella di giovani e di consumati professionisti politici declamanti i meriti e le qualità iperboliche del leader maximo.

A titolo esemplificativo voglio riportare due interventi significativi. Il primo dell’on. Annagrazia Calabria, chiamata ad aprire il congresso , in quanto la più giovane deputata del Pdl nel nostro Parlamento. Questa graziosa fanciulla fatta eleggere parlamentare non si capisce bene per quale nobile motivo o merito politico dunque, di fonte al leader visibilmente compiaciuto  tra l’altro asseriva:

Sono qui perchè sono la più giovane deputata del Popolo della Libertà, e testimone di una politica moderna, la nostra, che proiettata nel futuro indica nei giovani e nelle donne un punto di riferimento irrinunciabile. Sono davvero commossa. Rimangono intatti nella mia mente i giorni in cui nel ‘94, anno della discesa in campo (di Silvio Berlusconi ndr), nasceva la mia passione politica, ed io avevo solo 12 anni.”

Come seconda perla vale la pena ricordare  parte dell’ intervento “profetico “ e “lungimirante” del ministro della Pubblica  Istruzione Mariastella Gelmini  

Il Pdl fa ciò che gli italiani si aspettano. Questa nostra avventura è stata possibile grazie all’incontro di due storie e di due leader, Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, due persone con caratteri diversi ma che hanno in comune il grande amore per il paese. In parlamento siamo già una realtà abbiamo una squadra dove non esiste più fare distinzioni tra parlamentari di An e di Fi. Siamo il governo che vuole stare dalla parte dei cittadini e dalla parte della vita senza se e senza ma».

Infatti dopo qualche mese la logica politica, ripeto “la logica della politica” incurante delle vuote e risibili valutazione di Mariastella, mostrava le prime avvisaglie di una difficile coabitazione.

Così, in questi ultimi giorni di luglio 2010, si segnalano temperature incandescenti nelle stanze del partito di maggioranza, “dilaniato” da una questione morale ormai difficile da governare. I botta e risposta tra le due “anime” del Pdl non si contano più: l’ultima bomba innescata da Fabio Granata ha dato il “la” a una polemica inarrestabile, che rischia di segnare l’avvio di un esplosivo Big Bang”

Il vicepresidente alla Camera, Maurizio Lupi, non ha dubbi: Quello che davvero non è più accettabile è continuare a dare l’idea che nel Pdl ci siano ormai due partiti. Così  non si puo’ andare avanti – ha sbuffato il vice di Fini a Montecitorio – e dal momento che il partito, a differenza del matrimonio, non è  un sacramento indissolubile ci si può anche separare“.

In verità il PdL non è spaccato in due, ma oggi è attraversato da diverse correnti anche se queste vengono  rappresentate come il frutto di un partito che non funziona, piuttosto che naturali  gruppi di pressione che mirano a gestire quote di potere all’interno del partito. Anche questa impostazione suona ovviamente come una bestemmia  per un partito personale gestito in modo esclusivo, verticistico secondo le esigenze e i disegni del capo assoluto, mentre invece per un partito democratico, o per un partito leggero come si considera il PdL le correnti di pensiero, le reti di aggregazione di persone sul territorio, le iniziative culturali in giro per l’Italia sono addirittura importanti per la sua tenuta elettorale.

Infatti correnti di pensiero anche tanto diversi coesistono in tutti i grandi partiti occidentali. Esistono anche per allargare la base elettorale di questi grandi contenitori che  senza le quali tanta parte dell’elettorato non si riconoscerebbe in un partito esclusivamente monocorde.

Così mentre il premier ripete che nel Pdl «tutto è perfetto» e che le correnti sono le «metastasi dei partiti», la realtà, suo  malgrado, è ben diversa: chi ha fatto i conti ha scoperto che le pseudo correnti del monolitico Pdl sono ben 26.

Gasparri ha la sua “Italia protagonista”, Alemanno da anni ha Nuova Italia;

Farefuturo è assieme al Secolo d’Italia roccaforte finiana; Formigoni-Lupi-Mauro promuovono Rete Italia;Magna Carta è guidata da Quagliariello; Cicchitto fa capo a Riformismo&Libertà, poi c’è la Free Foundation di Renato Brunetta e la ResPublica  di Giulio Tremonti.

Nel marzo 2010: nasce Generazione Italia, coordinata da Italo Bocchino.

Nel maggio 2010: Ignazio La Russa, coordinatore del Pdl fonda La Nostra Destra.

In gennaio Matteoli si era speso per  Fondazione delle Libertà per il bene comune.

Nel giugno 2010 il duo Moffa-Menia, proponendosi pontieri tra  Gianfranco e Silvio, fondano Area nazionale.

Sempre in giugno: i ministri Frattini, Carfagna, Gelmini, Prestigiacomo  più Valducci promuovono la Fondazione Liberamente, per sostenere «senza se e senza ma la politica e le idee di Silvio Berlusconi».

In maggio esce Votati per la Libertà, fondatore Mario Mantovani, sottosegretario alle infrastrutture.

A febbraio prima delle amministrative per promuovere campagne elettorali e tesseramento sorgono i Promotori della Libertà, coordinati da  Vittoria Brambilla, ministra del Turismo.

Nel Pdl ci sono dunque le correnti, ma rappresentano un serio problema perché  il PdL è un partito non adeguatamente strutturato ed in grado di rispondere e di assorbire le spinte e le controspinte di queste  nuove presenze potenzialmente centrifughe. L’attuale leadership  sembra incapace di farvi fronte e porsi come sintesi unificante. Gianfranco Fini  ultimamente stà tenendo in scacco il PdL piegandolo alle  sue volontà e alle sue strategie.

Lo fa usando un arma  che sembra invincibile per il resto dei maggiorenti del partito: non è come qualcuno vorrebbe far credere  l’arma del” tradimento” ma quella della “politica”.

Fino ad oggi ha messo di  fronte a Berlusconi delle tematiche politiche chiedendone  la soluzione: una materia ostica
per chi non ha mai avuto remore a percorrere anche facili scorciatoie di anti-politica, ma incalzato deve rispondere in termini politici anche se deve esibirsi in poco eleganti retromarcia. Elettori , dirigenti, militanti ed iscritti al Pdl chiedono a gran voce che il Premier ponga fine a questa insopportabile lotta intestina. Ma il premier non ha più molte riserve da spendere. La certezza di mantenersi a galla non si basa più su un suo monolitico fronte di elettori, militanti e dirigenti del PdL, ma essenzialmente dipende  solo dalle convenienze di Umberto Bossi che, tra l’altro, a sua volta vede il suo carisma appannarsi sotto  il peso degli anni.

La confusione regna sovrana. Addirittura Vittorio Feltri si fa intervistare da il Fatto Quotidiano

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/18/%E2%80%9Caria-di-disastro-senza-un%E2%80%99idea-silvio-dura-poco%E2%80%9D/41307/

 

La situazione del centrodestra è difficile. Feltri la spiega così: “Nel Pdl c’è una sensazione di precarietà. Forza Italia era un comitato elettorale efficiente, nel grande partito, imbarcata Alleanza Nazionale, s’è creato un percorso ad ostacoli. E poi nel Pdl c’è un numero di cretini spaventoso. Tanti ladri e deficienti”.

Secondo Feltri, il vero problema, per Berlusconi, non è Gianfranco Fini, bensì il partito di Bossi: “La Lega può scocciarsi di trovarsi in una situazione imbarazzante tra avvisi di garanzia e fango. Il Ministro dell’Interno ha ottenuto risultati contro le mafie, mentre Fini si limita a parlare.

Maroni e Bossi sanno che una battaglia per la legalità può galvanizzare il popolo della Padania, strappare consenso al Pdl da Roma in su. Loro sono il movimento politico più credibile”.

Ma gli elettori del Pdl? “Vedono pasticci e cialtroni, sono infastiditi. Non capiscono niente come me di quel che succede nei Tribunali, ma capiscono che va male il partito e il governo. Berlusconi dovrebbe avere un coordinatore unico, magari una donna, ma chi?”

Se Feltri è allo sbando che ne sarà della pletora di dirigenti e di eletti dal capo azzoppato?

Siamo al collasso?

 

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