E’ sempre la stessa musica

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Non sono contrario, sul modello francese, a chiedere una programmazione che tuteli la musica della nostra nazione, ma preferirei parlare di quale musica. Faccio solo rispettosamente notare che nei secoli la musica non ha mai conosciuto frontiere (il Mozart di Bologna è tagliatella o kartoffein?) mentre oggi troviamo motivo di litigio perfino nel marock di un cantante italiano, nato e cresciuto in Italia, soltanto perché ha un nome d'altre culture?

 


E così arriva il sovranismo anche nella musica. Il presidente della Siae, Mogol, appoggia la proposta della Lega che “”le emittenti radiofoniche, nazionali e private debbano riservare almeno un terzo della loro programmazione giornaliera alla produzione musicale italiana, opera di autori e di artisti italiani e incisa e prodotta in Italia””.
“”Come sapete – sostiene il grande paroliere – promuovere la musica italiana significa infatti sostenere l’industria culturale del nostro Paese e quindi le tante persone che ci lavorano. Per questo motivo chiedo a tutti voi di contribuire a questa battaglia per la valorizzazione della nostra musica nelle radio. Qualsiasi vostra iniziativa sarà preziosa affinché si affermi il principio che la musica italiana fa parte del nostro patrimonio culturale e in quanto tale va valorizzata e difesa””.
Sulla questione mi sento molto Ponzio Pilato; passare dall’attuale programmazione colonizzata dalla musica americana più commerciale ad una produzione infarcita di rap, trap, hiphip et hurra, colonizzata dalle multinazionali del disco che sono poi sempre quelle americane, non è che mi faccia fremere d’ansia. 
Del resto la stessa richiesta di Mogol ha mire esclusivamente commerciali, altrimenti si preoccuperebbe dall’assenza dai media generalisti di programmi adeguati e capaci di presentare le tante sonorità della musica italiana. 
Non sono contrario, sul modello francese, a chiedere una programmazione che tuteli la musica della nostra nazione, ma preferirei parlare di quale musica. Faccio solo rispettosamente notare che nei secoli la musica non ha mai conosciuto frontiere (il Mozart di Bologna è tagliatella o kartoffein?) mentre oggi troviamo motivo di litigio perfino nel marock di un cantante italiano, nato e cresciuto in Italia, soltanto perché ha un nome d’altre culture? E Mogol non è cinomongolico? Ma allora gli Area, con il greco Demetrio Stratos, erano italiani o barconari?

 

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