E’ notte.

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Giriamo per gli stabilimenti IRIS di Sassuolo e Fiorano e ci fermiamo a parlare con i lavoratori ai picchetti.

Ci accompagnano i thermos di caffè o the caldi: un mero palliativo per chi sta perdendo tutto, ma non ce la sentiamo di presentarci a mani vuote!

Il primo giro l’ho fatto martedì mattina; erano le 6 e non riuscivo a dormire: ho fatto del caffè e sono andato.

Ho incontrato tristezza e disperazione.

Tra le incertezze, anche il tempo. Forse stanotte piove e non hanno ancora una tenda o un gazebo Glielo prometto e poche ore dopo il gazebo arriva. Prima della pioggia. Per scaldarsi bruciano legno impregnato di sostanze sintetiche in bidoni di latta. Il fumo e la puzza ti costringono a spostarti ad ogni colpo di vento, ma loro sono abituati: è tutta notte che sono lì. E il freddo umido fa peggio della puzza!

Qualcuno conta gli anni che mancano da pagare il mutuo, qualcuno quanti ne mancano alla pensione, qualcuno per quanti riuscirà a mandare a scuola i suoi figli.

Un sindacalista mi racconta che il sindaco li ha trattati bene, che telefona spesso. Chiedo cos’ha fatto. Adesso ad esempio c’è la tenda. Si, lo so, l’abbiamo portata noi! Però ha detto di essere solidale con i lavoratori… Forse il nostro caffè non è solo un palliativo.

Negli stabilimenti più grandi c’è più spazio, più persone e più organizzazione. Si fanno grigliate, si frigge il gnocco. Insomma, si sta tutti insieme. Negli altri solo un piccolo presidio, un abbozzo di accampamento.

Telefono ad un amico fornaio e cominciano ad arrivare cabaret di gnocco e pizza. Ma in ogni posto dove andiamo ci offrono qualcosa: vino fatto a casa portato su per Natale, la torta della suocera, birra alla spina e salsicce all’una di notte. E’ sempre così (anche se io non mi ci abituo mai) con le persone quello che ricevi è sempre molto più di quello che dai. E quello che dai è sempre meno di quello che ricevi, e ti senti l’imbarazzo di chi non ha da mostrare la stessa dignità, la stessa testa alta, lo stesso orgoglio di chi sta pagando le scelte di altri.

Per questo non mi ci abituo mai.

E’ venuta la RAI, hanno anche invitato una delegazione a Roma. C’è stato il Consiglio Comunale e si aspetta cosa diranno alla riunione di venerdì.

Intanto a Beppe mancano 13 anni di mutuo, a Mario 6 per andare in pensione e il figlio di Carla non farà l’Università.

Chi vuole ancora del caffè?

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