E non chiamateli profughi

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C’è la responsabilità di chi ha deciso di spalmare gli immigrati su tutto il territorio nazionale facendo decidere ai Prefetti,sulla testa dei cittadini. Ma, soprattutto, c’è la mentalità dell’accettazione passiva dell’invasione con il ricatto della compassione, cui un popolo culturalmente evoluto come il nostro è particolarmente sensibile

 

A chi non dispiace che una bimba diabetica muoia su un barcone perché gli scafisti criminali le han buttato in mare l’insulina, indispensabile per tenerla in vita? Ma non ci si può fermare qui. Lei è solo uno della moltitudine di cadaveri che si dissolvono nel mare che bagna le coste italiane. E la sua morte è usata per attivare il ricatto della compassione per abbassare ancor più la guardia sull’invasione cui siamo sottoposti.

Questi morti rappresentano un costo umano inaccettabile per una paese civile, che avrebbe potuto essere evitato se si fosse attuata una diversa politica dell’immigrazione.

Le responsabilità sono tante, ma quella che sta a monte di tutte le altre è l’accettazione passiva del trasferimento in massa di popolazioni di un altro continente in Europa.

C’è, è vero, la responsabilità di chi si è inventato la necessità di andarsi a prendere i barconi in acque internazionali invece di respingerli quando entrano in quelle italiane. Magari la prima o la seconda volta ci sarebbe stato il rischio di vittime. Ma sempre meno di quelle che ci sono state in seguito e che continuano ad esserci: gli scafisti avrebbero cambiato strada.

C’è, è vero la responsabilità di chi ha accettato passivamente  che l’Europa scarichi tutto il problema sull’Italia e di chi non vuole prevenire le partenze con azioni militari. Oggi un satellite vede se in un metro quadrato viene coltivato grano piuttosto che barbabietole. Figuriamoci se non si possono vedere i movimenti degli scafisti e dei loro barconi!

C’è, è vero, la responsabilità di chi ha deciso di spalmare gli immigrati su tutto il territorio nazionale facendo decidere ai Prefetti dove, come e quando, sulla testa dei cittadini.

Ma sopra tutte c’è la mentalità dell’accettazione passiva dell’invasione che mira a rimpiazzare popolazione europea con africani con la scusa che il mondo è di tutti, che ci sono le guerre, che c’è la povertà e con il ricatto della compassione, cui un popolo culturalmente evoluto come il nostro è particolarmente sensibile.

I civilissimi e democraticissimi Stati Uniti hanno eretto una rete di alcuni metri lungo tutto il confine che li separa dal Messico per impedire l’entrata dei clandestini. Noi ce li andiamo a prendere! 

E non chiamateli “profughi”! Fuggire da una guerra non è una giustificazione sufficiente per andare a disturbare in casa d’altri. E’ solo una scusa per giustificare l’invasione. Di guerre ce ne sono sempre state, anche in Italia, ma mai e poi mai è successo che masse di italiani si trasferissero in Svizzera o in qualche altro stato!

E non chiamateli “richiedenti asilo”! I perseguitati veri che hanno diritto all’asilo politico e che siano in grado di dimostrarlo si possono contare sulle dita di una mano. E’ un altro degli escamotage linguistici usati per far accettare l’invasione agli italiani. 

 

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