“E’ necessario stare uniti. L’agricoltura soffre di un grave malessere”

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Aumento dei prezzi di produzione e drastica diminuzione dei consumi, si rischia lo sviluppo dell’agroalimentare a Modena. Tre associazioni si uniscono per manifestare questo grave malessere e Coldiretti si astiene.Ne parliamo con Maurizio Filippini : Confederazione Italiana Agricoltori

 

 

 

Perché il mondo dell’agricoltura non si è presentato unito nella protesta contro i gravi problemi che attanagliano il settore lo scorso 8 novembre a Bologna? Come giudica l’assenza di Coldiretti?

 

Questa non è una domanda a cui so dare una risposta. La CIA, l’Associazione Agricoltori e Copagri hanno capito ormai da tempo il vantaggio di stare uniti nella lotta per combattere la crisi del settore. Sono le stesse imprese a chiedere ai loro rappresentanti di fare un fronte comune. E’ con grande rammarico, quindi, che registro l’assenza della Coldiretti in un momento di protesta come la manifestazione in piazza a Bologna in cui era necessario stare uniti. Sono innumerevoli, infatti, i vantaggi che arrivano dallo stare insieme. Non so proprio per quale regione Coldiretti abbia deciso di fare scelte diverse. So con certezza che ora, però, non è possibile perdere tempo a criticare decisioni altrui. In questo momento le tre associazioni hanno il dovere di presentarsi unite e forti per suscitare l’interesse dell’opinione pubblica verso i problemi dell’agricoltura.

 

Non crede che la mancata partecipazione alla protesta manifesti una diversa considerazione della crisi che voi andate propagandando? Forse per Coldiretti la situazione non è così grave.

 

No non credo sia così! Le considerazioni politiche che ogni associazione fa al proprio interno fanno parte di un bagaglio di esperienze dell’associazione stessa che alla fine si assumerà le proprie responsabilità per il tipo di scelte adottate. Noi della CIA abbiamo capito che stare insieme è fondamentale per ottenere un risultato concreto e lo stesso hanno fatto altre due associazioni. Basti pensare al caso dell’influenza in cui una notizia un po’ troppo “strillata” ha disorientato il consumatore che per paura di contrarre il virus ha eliminato il consumo di carne bianca dalla propria dieta. Le conseguenze sono state catastrofiche per i consumi! In realtà il problema non esiste perché gli italiani sono produttori di carni avicole sane controllate di continuo da un servizio sanitario molto scrupoloso che dà garanzie di salubrità certe. Tutto quello che è accaduto è assurdo così come il mancato consumo di carni avicole da parte del consumatore che si priva di un tipo di carne sana, buona per la salute, solo per colpa di un timore infondato. La stessa cosa accadde con il caso della “ mucca pazza”! La paura ha provocato danni gravissimi al settore. Per fronteggiare queste fobie è necessario che il settore si presenti unito come una forza solida ed efficace. Già il fatto che tre associazioni da parecchio tempo lavorino insieme rappresenta un risultato politico estremamente importante. Non mi piace parlare di chi non fa parte del gruppo ma solo di chi ne fa parte comprendendo l’importanza di risolvere i problemi stando uniti.

 

Cosa chiedete al Governo?

 

Noi chiediamo maggior attenzione per i problemi che toccano il settore agricolo. L’Italia è un paese in cui i costi di produzione sono elevatissimi e non permettono alle aziende di essere più competitive sul mercato. I costi eccessivi del carburante, degli antiparassitari, dei trasporti e della manodopera frenano la competitività italiana in ambito comunitario. La Francia e la Spagna, ad esempio, hanno costi di manodopera inferiori a quelli italiani. Le produzioni tipiche italiane hanno un levato livello di salubrità e qualità perciò meritano di stare sul mercato nazionale ed estero. Governo, Regione ed enti Locali devono capire questo al più presto, in modo da adottare i giusti strumenti per una azione concreta ed efficace. L’impresa agricola deve rimanere sul territorio! Non bisogna dimenticare che in alcune zone come la montagna e la collina è necessario il permanere dell’agricoltura. Vi sono, infatti, imprese stanziali che garantiscono la sicurezza idrogeologica del territorio stesso.

 

Dopo la grande manifestazione dell’8 novembre a Bologna come intendete proseguire la vostra lotta?

 

L’azione politica sarà continua e costante. Abbiamo intenzione di sviluppare nuove idee da sottoporre ai nostri interlocutori politici. Non abbasseremo di certo il livello di attenzione perché il nostro settore, come tanti altri in Italia, hanno bisogno di essere vitali. Questo si traduce in maggior occupazione e benessere per tutti i cittadini. L’agricoltura rappresenta un pezzo importante del sistema economica italiano e ha il dovere oltre che la necessità di avere un settore vivace e florido. Nel prossimo futuro c’è la volontà di studiare nuovi meccanismi specifici per i vari settori e li presenteremo in modo unitario alle varie autorità. Volendo fare uno slogan : <progetti seri per risultati seri>.

 

Quale è il peso dell’Emilia Romagna sul mercato europeo?

 

L’Emilia Romagna è una delle regioni più agricole a livello europeo insieme alla Lombardia. Vi è un sistema agricolo altamente organizzato composto da importanti aziende. Tutta l’Italia, non solo l’Emilia, presenta una grande capacità agricola. Basta ricordare l’alto numero di prodotti a denom
inazione d’origine controllata che si trovano sull’intero territorio nazionale. E’ il più elevato di tutta la Comunità Economia Europea. Speriamo, quindi, di poter mantenere questo trend anche nei prossimi anni con l’aiuto

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