E’ impossibile essere una nazione normale?

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E’ normale il tira e molla relativo al ripensamento per l’acquisto di tanti aerei,  che ha portato a sedute e discussioni interminabili in parlamento, mentre il paese balla pericolosamente sull’orlo del precipizio.?  Ecco, il perché del  titolo. 


 

Forse, questa volta ci siamo. L’ormai trita e ritrita telenovela, la possiamo definire così, relativa alla difesa aerea italiana sull’acquisto di 130, poi scesi a 90 e adesso solo a 50 F35( un cacciabombardiere multi ruolo), sembra giunta alla fine.

Motivo? L’operazione è troppo costosa per una nazione  che non trova i soldi per aumentare le pensioni minime o intervenire in aiuto di una  famiglia per alleviare il peso di una persona invalida al 100% che non può essere ricoverata in una struttura sanitaria pubblica (perché c’è una lista d’attesa di 230 pazienti) o privata per ovvi motivi finanziari.

Se la decisione presa, sia giusta o sbagliata, forse non lo sapremo mai. A meno che non ci sia una guerra! Quello che però interessa a coloro che hanno seguito questa vicenda, e dovrebbero essere la stragrande maggioranza degli italiani compresi i talebani della pace a tutti i costi, è il perché dell’acquisto  E qui, apriamo una parentesi: perché questi pacifisti, nipotini dei  figli dei fiori degli anni ‘60, non organizzano dei voli low cost, Italia-Iraq ed in colonna non vanno a portare il loro messaggio di pace e libertà ai  miliziani dell’Isis. Come finirebbe? Io, una vaga idea, c’è l’ho. Usando un delicato eufemismo potrei dire che gli aerei farebbero il viaggio di ritorno vuoti.

Ma riprendiamo il discorso degli F35. Il progetto di questo nuovo aereo nasce in America negli anni  2000. Il primo volo è nel 2006. In breve: questo velivolo doveva sostituire diversi tipi di aerei in forza all’Usaf, all’Us Navy e all’Usmc, che ricordiamo, ha uno scenario di operazioni militari ben diverso da quello italiano. E qui mi nasce il dubbio: perché una nazione come la nostra, che non ha rivendicazioni territoriali con nessuna altra nazione confinante, o guerre a breve con qualcuno, si deve dotare di un aereo così costoso?

L’unica rivendicazioni territoriale, e con ragione, l’avevamo con l’ex Jugoslavia a proposito dell’Istria e la Dalmazia, ma l’abbiamo chiusa in maniera vergognosa con il trattato di Osimo nel 1975. In cambio di quelle terre abbiamo avuto una fabbrica Fiat in Serbia! Non lo dico mica io, ma lo scrittore  Gianni Oliva da me intervistato nel 2011 durante la presentazione del suo libro, Esuli.

Nel 1970 accettammo supini che 20.000 italiani residenti in Libia fossero cacciati via in pochi giorni con solo gli abiti che indossavano. Ora sopportiamo la presa in giro del governo indiano che, fra un the ed un pasticcino, scarica su di noi le frustrazioni del suo popolo dovute al colonialismo inglese. Detto questo ritorniamo al dubbio sopra citato.

Possibile che nelle alte sfere dell’aeronautica, quando fu deciso di acquistare questi 130  sofisticatissimi e potentissimi  aerei da combattimento, qualcuno fra, e non ne dubito, i nostri brillanti ufficiali, non si sia posto la domanda: – Ma ci servono veramente? -. Oppure abbiano accettato ricalcando l’antico motto dei carabinieri: -Usi obberdir  tacendo…-  la scelta piovuta dall’alto della politica. Se così non fosse, fra i politici, a partire dal ministro della difesa di allora, non sarà serpeggiato questo interrogativo?

Per ora resta un mistero il motivo per cui l’Italia dovesse a tutti i costi avere questo aereo, superando in acquisto nazioni quali Israele, in cui lo scenario bellico è ben diverso, o la Turchia che dispone di circa 320 aerei solo da caccia, mentre noi fra caccia e caccia bombardieri ne abbiamo circa 240. Tra parentesi la Turchia sembra che ne voglia acquistare solo 100. Dopo gli USA, saremmo stati per numero di aerei acquistati, al secondo posto.  Ipoteticamente  sarebbe meglio potenziare le forze di terra, visto anche l’alto numero di islamici che abbiamo in casa. Sembra 1.200.000, il doppio delle nostre forze armate, compresa la forestale e la Guardia di Finanza.

L’Isis dice che occuperà Roma: forse, non ha tutti i torti! Fantascienza? Sì, può darsi, ma anche Jules Verne nel 1865 manda un razzo in orbita nel suo romanzo “Dalla terra alla luna” e nel 1870 nell’altra sua opera narrativa “Ventimila leghe sotto i mari”, narra di un sofisticato sottomarino, il Nautilus. Ma questa, probabilmente, è un’altra storia.

Torniamo al presente e concludiamo. E’ normale il tira e molla relativo al ripensamento per l’acquisto di tanti aerei,  che ha portato a sedute e discussioni interminabili in parlamento, mentre il paese balla pericolosamente sull’orlo del precipizio.?  Ecco, il perché del  titolo. 

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