E Bice che fa?

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Il dott. Carlantonio Z. Ci ha fatto pervenire un suo commento a chiosa della sua intervista che abbiamo deciso di pubblicare

Ringrazio il settimanale Bice per avermi ospitato.

Alcuni amici mi avevano allertato, che tra i suoi lettori vi sono diversi che, così come certi  cacciatori si appostano e si mimetizzano attendendo di impallinare le quaglie in volo, altrettanto fanno questi scambiando la libertà di critica e contestazione per uno svago, come se il commento fosse un tiro a segno telematico, ma a questo mi ero preparato rifugiandomi dietro un’altra casistica possibile.

Come avveniva nei nostri teatri quando ospitavano le rappresentazioni di opere del melodramma italiano , in quelle sedi , uditi raffinati non perdonavano nulla, nemmeno  ad affermati tenori o soprano, così può avvenire in un giornale telematico interagente fra i lettori quando il politico si esibisce con una stecca più o meno apparente.

Il guaio è che nelle nostre città è cambiato completamente lo scenario rispetto a quei giorni.

Siamo cambiati noi , ci siamo trasformati per certi versi a tal punto che  ,sentendo raccontare i nostri anziani, siamo divenuti irriconoscibili perfino ai nostri occhi.

Poiché non è dato sapere per certo cosa o chi ci sta conducendo ovviamente non conosciamo nemmeno la destinazione del nostro viaggio.

Navighiamo così vista e per forza di cose probabilmente verso la deriva.

A bordo ci siamo tutti con tutto ed il suo contrario, ansiosi di ritrovare una rotta che ognuno ha dimenticato quale potrebbe essere, affidando il nostro futuro nelle mani di chi pensiamo possa avere in tasca il nostro presente.

Ecco perché è maledettamente difficile farsi ascoltare in questo circo Barnum specie se non sei organicamente collegato con i partiti più attrezzati, in questa piazza  dove siamo in tanti, esponenti di partito, addetti stampa, comitati, associazioni o singoli elettori con la passione per la politica che ci sforziamo, facciamo il possibile per non dire nulla di nuovo se non addirittura niente di niente.

Molti, io compreso , cerchiamo  di apparire e di avere uno spazio perché crediamo di avere qualche cosa di molto importante da dire, mentre al contrario altri, specie tra gli eletti, si cimentano come se ci fosse questa gara tra chi eccelle nel galleggiare con il minor sforzo possibile ospiti di una stampa che per il fatto stesso di dare ospitalità alla destra e alla sinistra passando per il centro, crede di avere svolto

degnamente il proprio compito.

Invece credo che in questi tempi eccezionali si debba rispondere come richiede la necessità: anche la stampa o gli organi di comunicazione in genere devono produrre sforzi mirati ad una meta superiore.

Compito delle stampa italiana oggi, comprese le micropresenze territoriali come quella di Bice  è quello di divenire essa stessa coinvolta e coprotagonista nella ricerca delle strada più virtuosa da scegliere. Una via che nel rifiutare di essere supinamente prostrata a difendere , osannare o nascondere il potente di turno, sa essere un veicolo, uno strumento in grado di indicare una serie di argomenti, di priorità; una stampa in grado di imporre un filo conduttore, una idea di fondo, alcuni valori a cui aggrapparsi perché se non declina l’agenda degli argomenti più importanti da trattare, il giornale viene composto dai lettori con risultati non sempre felici.

In questa delicata fase politica della nostra storia, Bice che fa?

 

 

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