E’ arrivato il nuovo Arcivescovo. Lo attende una comunità che deve ripensare se stessa

Condividi su i tuoi canali:

Trova infatti una città che talvolta sembra avere smarrito la rotta del futuro e resta paralizzata nella gestione dei suoi poteri. E’ una città che piace sempre di più ai turisti ma piace sempre di meno a se stessa.

 

“”La canonica è casa mia e in casa mia non ospito nessuno, al massimo i miei genitori, di sicuro non i profughi””. “”Evangelicamente bisognerebbe accogliere, lo so, ma i problemi concreti nei paesi sono altri, noi non abbiamo spazio, qui ho la canonica e poi un altro appartamento già dato a una famiglia bisognosa. Cosa dovrei fare, ospitarli in casa mia?””

Immagino che l’infelice frase di Don Angelo Chizzolini, dell’infelice diocesi di Albenga, squassata dagli scandali di diversi suoi sacerdoti, porterà acqua al mulino di chi vorrebbe cancellare la Chiesa in generale e le sue gerarchie in particolare. Io però resto convinto che, tolto il Cattolicesimo, l’Italia si affloscerebbe e sono anche convinto che messo sulla bilancia, il bene compiuto nel nome di Cristo sia assai più grande del male fatto patire, oggi più che mai, visto che il Papa sembra restare l’unico faro nella nebbia del pragmatismo accumulatore di soldi e poteri che ci circonda.

Domenica non ho potuto partecipare all’ingresso a Modena del nuovo arcivescovo Erio Castellucci, ma considero un ottimo viatico che ad imporgli le mani nell’ordinazione episcopale a Forlì siano stati due vescovi modenesi, Enrico Solmi e Lino Pizzi, che stimo per l’umanità e la testimonianza evangelica, come mi sono piaciute le sue parole davanti alle autorità: “”Una società che si chiude a riccio su se stessa ha già firmato la propria condanna a morte, come uno che si chiude in una stanza senza porte e finestre e, per conservare se stesso, finisce per morire soffocato”.

Spero che Mons. Castellucci sappia diventare voce autorevole non solo nella comunità dei credenti, ma nella società civile della nostra provincia per aprire nuove strade.

Trova infatti una città che deve ripensare se stessa, che talvolta sembra avere smarrito la rotta del futuro e resta paralizzata nella gestione dei suoi poteri. Qualsiasi progetto ambizioso, appena enunciato, già riunisce stormi di detrattori con il primo impegno di impedire piuttosto che confrontarsi su cosa fare. E’ una città che piace sempre di più ai turisti, ma piace sempre di meno a se stessa;  che offre spazi agli immigrati restando intollerante verso di loro. E’ una città che per tre giorni all’anno diventa capitale della filosofia, ma il resto dell’anno insegue un edonismo tamarro e privo di contenuti, dove un cane vale più di un figlio e il fisico più della mente. Modena resta una terra di straordinarie ricchezze, abitata da gente altrettanto straordinaria e capace di qualsiasi cosa, ha risorse ed energie, ma è diventata vecchia e i giovani faticano ad emergere, ad esprimersi, ad avere una voce nel dibattito cittadino. sono sempre meno sono protagonisti.

Spero che il nuovo arcivescovo sappia fare diventare la chiesa modenese una chiesa giovane ed entusiasta affinché, come è successo cinquant’anni fa con il Concilio Ecumenico Vaticano II, riverberi nella società civile e diventi lievito di una città nuova.

[ratings]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

In evidenza

Potrebbe interessarti anche...

Fiera di San Rocco 2022

Dal 12 al 16 agosto: cinque giorni di festa, spettacoli e tanto cibo, ad ingresso gratuito! Ecco in arrivo la ultracentenaria Fiera di san Rocco,

Corso per Clown Dottori

Si parte a ottobre, ma gli incontri di presentazione del corso sono previsti il 6 e il 10 settembre L’associazione Dìmondi Clown organizza, a partire