Due suicidi nel CPT di Modena

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Due immigrati, nel volgere di tre giorni, si sono tolti la vita all'interno del Centro di Permanenza Temporanea di Modena Si parla di un maghrebino di 25 anni e di un tunisino di 23 anni. I fatti hanno indotto gli altri immigrati presenti a proteste con momenti di forte tensione

I CPT sono il luogo dove i clandestini identificati vengono rinchiusi in attesa di essere rimpatriati.

In più riprese diverse associazioni hanno individuato questi centri come luoghi che contrastano con i diritti dell’uomo chiedendone la chiusura.

Di seguito vi sottoponiamo alcune opinioni sul tragici fatti:

 

Il consigliere regionale Gian Carlo Muzzarelli ha presentato la seguente Interrogazione a risposta scritta

 

Il sottoscritto

Premesso che

Questa notte, tra martedì 16 e mercoledì 17 ottobre, al Centro di Permanenza Temporanea di Modena, un cittadino marocchino di 25 anni si è tolto la vita;

Preso atto che

Il suicidio è il secondo verificatosi nel CPT modenese nell’arco di poche ore, e che, in entrambi i casi, alla diffusione della notizia si sono verificati disordini all’interno della struttura, mettendo in pericolo la sicurezza degli operatori e degli altri ospiti;

Considerato che

L’attuale legge sull’immigrazione, legge 189 del 2002, è deficitaria ed inadeguata agli attuali flussi migratori, tanto da avere sortito effetti opposti rispetto agli obiettivi fissati, con un evidente aumento dell’immigrazione clandestina;

 

Sono necessari nuovi modelli gestionali per i CPT, secondo quanto previsto già dalle valutazioni dell’Assemblea legislativa regionale, per garantire una loro migliore efficienza;

 

Sono obiettivi irrinunciabili tanto la sicurezza degli operatori che lavorano all’interno dei CPT, quanto la stessa dignità e integrità fisica e morale degli stranieri temporaneamente reclusi;

      

Chiede alla Giunta e per essa l’Assessore competente

 

Di sollecitare Governo e Parlamento all’approvazione di una nuova normativa sull’acquisizione della cittadinanza, in modo da assicurare la piena integrazione dei nuovi cittadini, secondo uno schema preciso che garantisce loro pari diritti e li impegna a rispettare i doveri;

 

Di collaborare con le Amministrazioni locali per sollecitare il Governo ad emanare misure per ripristinare le condizioni di esercizio in sicurezza della struttura, in modo che non si ripetano nuove tragedie nei CPT e sia garantito il loro migliore funzionamento, anche con le necessarie integrazioni in termini di nuove e più numerose forze di polizia operanti;

 

Di sollecitare una rapida istruttoria per chiarire le cause che hanno condotto nell’arco di pochi giorni ai due suicidi.

 

 

Dichiara il portavoce regionale de La Destra Paolo Casolari

Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur.

Parafrasando Livio, vorremmo ricordare al sindaco di Modena Pighi che mentre lui discute, il Cpt cittadino è a ferro e fuoco.

E la responsabilità è proprio di chi, al governo a Roma e a livello locale, continua a imporre i guanti di velluto alle for
ze dell’ordine ed è alleato di coloro che vogliono chiudere la struttura.

Crediamo che la città abbia diritto a maggior sicurezza, debba conoscere quanto le costino i danni che ciclicamente provocano le frange violente degli extracomunitari trattenuti al Centro e sia tenuta a sapere quanto pesi alle forze dell’ordine l’impegno reso in servizi.

Infine vorremmo conoscere se il sindaco è consapevole di quanto afferma il presidente della Confraternita della misericordia Giovanardi secondo il quale “”per gli ospiti del Cpt modenese ogni occasione è buona per seminare disordini, compresa la drammatica circostanza luttuosa di queste ore””.

 

CPT, la CGIL ne chiede da tempo la chiusura

 

Due  casi  di suicidio e una rivolta al Centro di permanenza temporanea per immigrati clandestini di Modena, ci sembrano francamente molti, troppi, per continuare  a sostenere che si tratti di un luogo di tutela delle libertà e dei diritti individuali.

 

Se  anche  sinora  non  si  era  giunti a casi gravi di suicidi, un segnale preoccupante  erano  comunque  stati  i 20 casi accertati di autolesionismo degli ospiti.

Si  può  essere  d’accordo  o  no  sull’esistenza  di  simili  strutture di detenzione e identificazione di immigrati clandestini, ma ciò su cui non si può  transigere  è  la tutela e la sicurezza sia degli immigrati trattenuti che del personale di servizio.

 

Perciò è assolutamente indispensabile rafforzare e qualificare le strutture di   sostegno  e  di  aiuto  degli  immigrati,  e  le  stesse  attività  di socializzazione.

Ricordiamo  che  clandestino non è equivalente di delinquente, e che spesso nei  Cpt  convivono  invece persone che hanno commesso reati e persone che, pur  illegittimamente  entrate  nel nostro paese, sfuggono da situazioni di povertà  e  senza  futuro, e cercano qui un lavoro e una vita migliore. Una convivenza paradossale che rende ancor più anacronistici i Cpt.

 

La  CGIL  ribadisce  ancora una volta la necessità di andare al superamento fino  alla definitiva chiusura dei Cpt, luoghi impropri di detenzione, e al superamento  della  stessa  legge  Bossi-Fini  che  nella  sua applicazione farraginosa  ha dimostrato di  favorire maggiormente la clandestinità che la regolarizzazione.

 

La  CGIL  chiede  che  si affronti il fenomeno migratorio, che nella nostra provincia  rappresenta  ormai  circa   il 10% della popolazione, con misure positive  quali  l’introduzione  del  permesso  di soggiorno per ricerca di lavoro,  il  diritto  di cittadinanza legato alla nascita su suolo italiano (così  come  recita  la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo), la riduzione dei tempi per il rilascio/rinnovo dei permessi di soggiorno e una durata  maggiore,  una  risposta  tempestiva  ai ricongiungimenti familiari finalizzata  ad  una  reale  integrazione.

 

Infine,  la CGIL chiede che sia approvato  al  più  al  presto  l’intero  pacchetto  di misure previsto dal disegno di legge Amato-Ferrero.

Segreteria CGIL Modena          

 

 

Nota dell’Assessore all’Immigrazione del Comune di Formigine Mofid Ghnaim

 

“Quello che accade all’interno del Cpt di Modena non è così incredibile ed imprevedibile come si vuol far credere.

Due morti e i successivi disordini non possono più tenere nascosta la situazione drammatica e disumana a cui sono costretti quelli che, con eufemismo, sono definiti “ospiti” ma che in realtà sono persone recluse a cui si è tolto il rispetto e la dignità personale.

Le spiegazioni e i motivi della violenza di questi giorni, di questi gesti di estrema disperazione e ribellione, non vanno ricercate nelle caratteristiche dei singoli autori e non possono essere ricondotte alla fatalità, ma sono da considerarsi frutto diretto della violenza del sistema. Oltre alle criticità affiorate sulla gestione del centro di Modena, dobbiamo tenere presente che le cronache locali non sono che una replica di quanto già accaduto in altre città, come Torino, Bologna e Gradisca, dove la disperazione si era già drammaticamente manifestata.

La Bossi-Fini è ancora in vigore, l’attuale governo di centro-sinistra non mantiene le promesse e non approva una riforma della cittadinanza e di una nuova regolamentazione del processo di immigrazione.

I progetti e i disegni di Legge languono in Parlamento e le relative discussioni sono in continuo slittamento.

L’integrazione e la convivenza sono tematiche all’ordine del giorno dell’agenda politica, ma i finanziamenti del Governo per l’area immigrazione finiscono nelle solite, infruttuose mani.

A Roma, dopo la ‘guerra umanitaria’ e i  ‘rimpatri volontari’, da tempo parlono di “umanizzazione dei Cpt”.

In realtà le lungaggini e i percorsi di inserimento legale sembrano ostacolati da leggi e cavilli, da costi e ritardi burocratici che portano i migranti alla completa disperazione mentre i Cpt continuano ad essere una forma di detenzione per chi ha commesso reati di tipo amministrativo.

Sui reclusi abbandonati, privati di tutele giuridiche e sostegno psicosociale, si esercita una precarizzazione dell’esistenza.

Queste strutture vanno chiuse o riconvertite, altrimenti continueremo a porci come paladini della democrazia, pretendendo il titolo di tutori dei diritti umani a livello globale, chiudendo gli occhi davanti alle ingiustizie del nostro territorio”.

 

 

 

 

 

 

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