Due + due a volte fa anche 5 (stelle)

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È un dato logico e matematico che la gestione di questo movimento, così come è stato pensato e realizzato, debba contare su una sua ferrea e verticistica gestione interna. art. di Dieffe

 

La maggior parte dei media in questi giorni sta vivisezionando il MoVimento 5 Stelle, a seguito delle recenti  denunce, inerenti  la mancanza di democrazia interna, rese pubbliche da alcuni suoi noti militanti.

Alcuni giornali lo fanno mettendo il Movimento di Grillo nel tritacarne, altri sottoponendolo a radiografie più o meno “obbiettive”.

Da parte mia non mi soffermerò a valutare se e quanto lo statuto interno del movimento (definito un non-statuto) permetta una reale “democrazia dal basso”, ma cercherò di spiegare il perché, a mio modo di vedere, questa crescita libera e spontanea  di una virtuosa  democrazia dal basso non sia possibile visto il terreno nel quali il suo fondatore e il suo ispiratore lo hanno innestato e poi fatto crescere.

Per quanto riguarda il MoVimento 5 Stelle è ormai cosa risaputa che il suo proprietario Beppe Grillo non si muove da solo, ma è  coadiuvato, consigliato, affiancato, guidato da un certo Gianroberto Casaleggio: la ‘mente che ha convinto Beppe Grillo a capire che internet  negli ultimi anni si è evoluto in maniera impressionante e imprevedibile e sta offrendo all’individuo scenari inimmaginabili. Di questo personaggio che si muove solo dietro le quinte, dotato di indubbia intelligenza non si conoscono i fondamentali che lo guidano e lo ispirano in questa impresa. Certamente grazie anche ad interviste che ha rilasciato profetizza sbocchi epocali per la storia dell’uomo contemporaneo dovuti al progresso e alle innovazioni che si stanno sviluppando attorno ad internet.

Il Casaleggio racconta che a livello speculativo sta studiando il cosiddetto “pensiero della rete”. Ci parla del Social Semantic Web che vuole rendere disponibile non solo la memoria della Rete, i suoi contenuti, ma anche l’intelligenza collettiva di cui è composta che aumenta in ogni istante attraverso ogni nuova interazione che ognuno di noi ha con Internet.

 

Si sta dunque formando un cervello planetario che immagazzina informazioni e progetti derivanti da un mix di proposte che spaziano dalle  più nobili a quelle più infamanti. Ma poi questo cervello cosmico è in grado di separarle e scegliere  di conseguenza oppure è privo di qualsiasi etica?

Che garanzie abbiamo che questa intelligenza collettiva aumenti –in valori positivi- in ogni istante?

Questo dunque per me rimane il nodo irrisolto per eccellenza e non apertamente affrontato da questi nuovi guru della informazione

Pertanto, in concreto, questa idea di democrazia dal basso mediante la partecipazione diretta in questa nuova Agorà virtuale si traduce in uno sciame che in pratica indulge da una di se compiacente autoreferenzialità fino « a chi più ne ha e più ne metta»…

C’è allora da chiedersi chi assicura che tutto ciò produca una intelligenza collettiva in crescita…

Questo interrogativo mi rimanda al gesuita francese Pierre Teilhard de Chardin che , molti anni prima dell’avvento di internet, speculando sul ‘fenomeno umano’, prefigurava il formarsi di una intelligenza collettiva in crescita…che egli chiamava “noosfera” il cui fine ultimo era il ricongiungimento con il superiore punto «Omega». Ovviamente questa sicura crescita, il suo sicuro approdo non avveniva spontaneamente, ma grazie alla mediazione promessa dal Cristo Risorto.

Siamo evidentemente su piani e speculazioni diverse, ma  pure con una visione laica delle cose si deduce che l’umanità a tutt’oggi non brilla sempre e comunque per intelligenza collettiva in crescita.

Infatti, leggendo i proclami e i commenti all’interno dei vari blog ci appare una vetrina sfavillante di luoghi comuni dove sovente imperversa il turpiloquio, il livore “anti-casta”, in cui ogni cosa viene ridotta a nauseante qualunquismo figlio di una incapacità di analizzare mediante la testa e non certo con la pancia i problemi nella loro complessità.

La rete si sta popolando di simili esempi …anche a Modena si può leggere:

«La gente, chi vive e lavora, non sopporta più i principi, la morale, i valori, l’interesse nazionale, la patria, l’europa.» (Sic! Da il portavoce di un gruppo modenese formatosi di recente su Facebook)

Allora per un movimento che fa politica, perché risulti “un efficiente ed efficace scambio di opinioni dove il confronto democratico è poi in grado di produrre democrazia diretta”, è necessario un superiore rigido controllo, una implacabile censura interna. In quello sciame ondeggiante e fantasioso contano solo le direttive del capo perché in sua assenza la rete da sola non è in grado di impedire il formarsi di un coro di voci tra loro dissonanti  e quindi il caos.

Se questo è il “ nuovo” il ‘meglio’ che la nostra società civile sa produrre in risposta alla crisi dei partiti…poveri noi, Modena compresa!

Se la città, anche in parte, fosse ammaliata e sedotta da questa “delirante euforia” ci sarebbe materia sufficiente per preoccuparsi seriamente perché, parafrasando, risulterebbe nulla di più temibile: Il sonno della ragione genera mostri e  l’ignoranza è la loro levatrice.

 

 

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