Dracula-Letta e la sua orda di vampiri rossi provano a dissanguare gli italiani che lavorano

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Una nuova tassa nell’agenda delle rivendicazioni dei trinariciuti nostrani. L’offensiva ideologica tocca anche il passato con il murale di Reggio Emilia.

 


Sono contento, ma fino a un certo punto.

Nell’editoriale della settimana scorsa avevo pronosticato la fame di consensi (voti) del PD, per raggiungere l’agognato predominio ideologico fallito col vecchio PCI. Dall’amore sviscerato per il regime sovietico, adesso puntano al modello cinese post Mao. Una nazione in cui la libertà individuale non esiste, e l’economia è gestita da gruppi che non sono altro che tentacoli del partito padrone. Letta, ce la sta mettendo tutta per avere il voto dei giovani. Appena messo piede nella cabina di regia ha rilanciato subito lo Ius soli e non potendo regalare soldi con il reddito di cittadinanza (l’idea ha il copyright dei sanculotti grillini), pensa a una nuova tassa di successione. Per dirlo in maniera terra terra, è così: ti tasso quello che i tuoi genitori hanno messo da parte in una vita di lavoro (più o meno onestamente) e già tassato.

Apro una parentesi e riferisco il commento a freddo di una semplice impiegata con cui mi è capitato di parlare: – I miei genitori hanno lavorato tutta una vita, risparmiato, mangiato pane e cipolla e adesso io devo regalarli a questi quattro cialtroni? -.

Traduzione, un vero e proprio esproprio da regime sovietico, come raccontato nella parte iniziale dell’articolo.

A scanso di equivoci dico subito che la tassa di successione è a mio avviso odiosa nel suo essere anche se non sono contrario a un aumento dell’imposizione, una delle più basse in Europa, ma certo non con i parametri di Letta. Se contributo ci deve essere, tassiamo i grandi patrimoni, non coloro che negli anni passati a prezzo di sacrifici sono riusciti a comprare un paio di mattoni. Poi, siamo chiari: la cifra ricavata dall’esproprio proletario fa scappare da ridere secondo alcuni esperti. Tuttavia, sono convinto che l’idea attragga quella parte di giovani abituati a vivere con i telefonini in mano (con cui passano gran parte del loro tempo a seguire cosa fanno i loro idoli), spesso in mutande, ignorando o fregandosene del mondo reale. Questo, però, gioca a favore dei compagni. Loro, hanno un progetto e non si fermeranno davanti a nulla. Confidando sull’attuale situazione non certo esaltante della nostra economia e la conseguente preoccupazione per il futuro delle famiglie, proporranno sempre più idee che portano a un appiattimento sociale nella speranza che l’ignoranza abbia il sopravvento. Certo, i sinistroidi perderanno un po’ di voti, come a Modena, in cui molti loro elettori sono proprietari di più di una casa procapite: un piccolo patrimonio da tramandare in dote ai figli.

Rimanendo in tema di trinariciuti, vale la pena commentare la notizia sul murale in provincia di Reggio Emilia, dedicato a una famiglia trucidata dai fascisti repubblicani nel 1944. Il murale è stato voluto da Istoreco, Istituto Storico della Resistenza, lo stesso che ha dato parere contrario all’intitolazione di una via a Norma Cossetto, anche lei vittima di una guerra sbagliata e uccisa dai partigiani rossi. La storia non si fa né con i se, né con i ma. Si analizza e poi si possono formulare delle ipotesi su come poteva andare diversamente, come hanno fatto molto bene Robert Cowley in “La storia fatta con i se” ed Erik Durschmied nei suoi libri. Il parere di Istorica è fazioso e intriso di un settarismo talebano. Non sono contrario a ricordare le famiglie Miselli e Manfredi vittime, come la famiglia Cervi della barbarie nazi-fascista, però, non vorrei che ci fossero morti di serie A e di serie B come la famiglia Govoni e, ripeto, Norma Cossetto.

Scrivere la storia è una cosa seria: Istoreco deve ancora imparare. Otello Montanari, anche se in ritardo, l’ha imparata.

 

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