Dove sei,Gary Cooper,adesso che abbiamo bisogno di te

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Non si può dire, al disgraziato cui si amputerà una gamba, che basterà applicare un grosso cerotto.
art. di A.D.Z.

 

Nel 1961, alla sua prematura scomparsa, un quotidiano newyorkese scrisse la frase che ho scelto come titolo. E, molti anni più tardi, quando gli USA vivevano una profonda crisi, il 13 agosto del 1973, il New York Magazine riprese questo suggestivo titolo, dedicandolo a Gary Cooper e agli eroi americani, in ogni campo, eroi dei quali si sentiva la mancanza.(1)

“Dove sei, Gary Cooper, adesso che abbiamo bisogno di te”

Mai, come nei momenti di crisi profonda, si sente la mancanza di ideali, di persone positive, rette, capaci di sacrificio, competenti, oneste, affidabili e buone…e sono queste le persone che rimpiangiamo, in una desolazione politica e morale che non fa eccezioni, da una parte all’altra dell’Atlantico, dove sembra che a governare e guidare popoli e nazioni ci siano delle mezze figure, degli scialbi incompetenti, capaci soltanto di chiacchiere vuote.

Mai avremmo pensato ad un declassamento dell’America, guidata, (mi scuso di questa che sembra una battuta di quart’ordine), da un incolore personaggio che non convince e che è sempre meno amato, giorno dopo giorno, …Mai avremmo pensato a ripicche fra Repubblicani e Democratici, tali da paralizzare la nazione per dissidi ideologici. Nel nostro immaginario collettivo gli americani di fronte al bene della nazione non erano più democratici e repubblicani ma solo americani…Invidiavamo quei presidenti, pensando ai barbogi di casa nostra, vuoti chiacchieroni, irrimediabilmente ammuffiti. Non certo e non solo anagraficamente.(2)

Certo è sbagliato idealizzare le persone, affidarsi agli altri totalmente, ma qualcuno a cui guardare con ammirazione, rispetto e fiducia, qualcuno cui chiedere aiuto nei momenti di difficoltà del Paese, qualcuno di capace, per qualità morali e per abilità politica, abbiamo ben  il diritto di desiderarlo e di rimpiangerlo.

Guardando a questi dilettanti, ai loro sorrisi stereotipati e ai loro discorsi assolutamente inconcludenti, viene meno la forza di sopportazione.

Negli Stati Uniti Obama non riesce a far decollare il paese e, per di più, quando decide in piena crisi di parlare in televisione, prima della chiusura delle Borse, provoca disastri, perché non dice niente di realmente utile, se non qualche slogan patriottico che, ahimè, nell’alta finanza lascia il tempo che trova.

Da questa parte dell’Atlantico l’inflessibile coppia Sarkozy-Merkel, che di fatto è alla guida dell’Europa, è velleitaria e risoluta, certo, ma alla fine non sa risolvere niente, dalla iniziale crisi greca all’immigrazione, fino a agli attuali problemi italiani.

In Italia, dove, stando ai nostri governanti, la crisi nemmeno c’era, quando la crisi è infine esplosa in tutta la sua gravità,riescono a minimizzare, e questo è intollerabile,  come se, al disgraziato  cui si amputerà una gamba, si dicesse che basterà un grosso cerotto. Riescono a minimizzare anche i richiami e il commissariamento della Banca centrale europea nonché gli aut aut della coppia Sarkozy-Merkel. Minimizzano la loro incapacità nel riconoscere i propri errori, le proprie colpevoli omissioni e minimizzano il mare di guai nel quale ora siamo, anche perché nessuno, all’interno della Finanziaria,  “molla” una briciola dei propri privilegi.

E noi non dovremmo rimpiangere Gary Cooper?

Non lui in quanto tale, anche se da cinefila appassionata sicuramente ne ho nostalgia, ma da rimpiangere come figura ideale da rispettare, dalla quale attenderci rettitudine, competenza, capacità decisionali, lungimiranza politica, sincerità.

Qualità che non sembrano davvero essere patrimonio di coloro i quali ci governano, né degli illustri  loro omologhi, in Europa e in Usa.

Rendiamo onore al dr. Pelizzo, politologo internazionale, che aveva scritto del declino americano prima di tutti  gli altri (Bice n.286 Il declino americano) e che in questo numero, firma l’articolo Obama non piace più agli americani, sulla perdita di consenso del Presidente USA.

Bentornato al Sen.Paolo Danieli che nel suo scritto Libia fase due, presenta lo scenario possibile nel post-Gheddafi.

Bentornato Alex Scardina, con l’articolo Politici e calciatori,nel quale pone l’accento sulle vere categorie penalizzate dalla Manovra Finanziaria.

Bentornato a Dieffe, che analizza la complessa situazione attuale, nell’articolo Finchè il bicchiere è mezzo pieno, impartendoci una pacata lezione di Scienze Politiche, nella quale l’amarezza è presente  ma non dominante, e rivolge con rinnovato entusiasmo proposte e idee, ai  coraggiosi e forti.

E bentrovati a tutti voi, cari lettori.

Spero che la vostra
estate vi abbia  dato ciò che desideravate, salute, riposo o qualsiasi altra cosa cui tenevate in modo particolare.

E, comunque, se non tutto si è realizzato, la bella estate non è certo finita, tantomeno sono finiti un po’ di sano ottimismo e di speranza.

Buona settimana e buona lettura del n. 287

 

A.D.Z.

 

 



(1)Risale a molti anni fa la scomparsa di questo gigante del Cinema, amato e rimpianto in tutto il mondo, straordinario per aspetto, per talento, per capacità di “bucare lo schermo” ed entrare nel cuore di ogni spettatore, per il quale diventava un idolo e un amico. Ha incarnato un personaggio ideale, nel quale sono presenti, mirabilmente fusi, coraggio, rettitudine, passione civile, amore per la propria nazione…L’abbiamo adorato noi stessi, lontani, al di là di un oceano,l’hanno adorato in patria, al punto che, nel 1961, alla sua prematura scomparsa, un quotidiano newyorkese scrisse la frase che ho scelto come titolo.

(2) Basti pensare che, a settantotto anni, Ronald Reagan entrò alla casa Bianca, eletto quarantesimo presidente, rieletto quattro anni più tardi…un presidente per il quale gli americani volevano cambiare la costituzione, che non permetteva la terza rielezione, un presidente capace di risollevare gli Stati Uniti dall’ infima posizione nella quale erano precipitati negli anni Settanta. Abile negoziatore, straordinario comunicatore, pur con le inevitabili ombre, presenti nella sua, come in ogni altra presidenza, è entrato nella Storia.

 

 

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