Dopo un’estate fredda, ci attende un metaforico “”autunno caldo”” ?

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Alberto Venturi

Dopo un’estate fredda, ci attende un metaforico “”autunno caldo”” ?

 

Un autunno caldo è indice di speranza nel cambiamento. I problemi sono ancora tutti sul tappeto; un autunno tranquillo significherebbe sconfitta e rassegnazione.

 

La domanda va capovolta: c’è qualche speranza che sia un autunno caldo, al netto che in Emilia-Romagna affronteremo primarie ed elezioni regionali, quindi ci sarà un inasprirsi delle polemiche, a prescindere? Ci sono timori invece che non farà un autunno caldo, nonostante i  problemi siano tutti sul tappeto. E’ dal Governo Amato del 1992 (qualcuno si ricorda la manovra da 100.000 miliardi e il prelievo forzoso del sei per mille?) che il cittadino italiano è sempre più strozzato e dopo 22 anni ancora siamo in emergenza, al punto di partenza, con i conti pubblici sfuggenti da tutte le parti come mercurio; le pensioni riformate e ri-riformate, a quanto pare senza esiti; riforme istituzionali avviate e bloccate; sempre meno lavoro, sempre meno welfare, sempre meno crediti, sempre meno mercato, sempre meno federalismo.

Sarà un autunno caldo se ci sarà ancora la forza di farsi sentire, perché la protesta è un gesto di speranza nel cambiamento. Dopo, o si scaravolta il tavolo, oppure ci si rassegna e ci si chiude nel proprio orticello difendendolo con ogni mezzo e in barba ad ogni diritto-dovere di cittadinanza. Insomma il trionfo della ‘vecchia piccola borghesia’ di Lolliana interpretazione (Ami ordine e disciplina, adori la tua Polizia / tranne quando deve indagare su di un bilancio fallimentare. / Sai rubare con discrezione meschinità e moderazione / alterando bilanci e conti fatture e bolle di commissione. / Sai mentire con cortesia con cinismo e vigliaccheria / hai fatto dell’ipocrisia la tua formula di poesia).

Abbiamo bisogno di un autunno caldo per tenere il governo sotto pressione, un autunno di mobilitazione nel segno della non violenza, della civiltà, della consapevolezza, dell’impegno. Abbiamo bisogno di un autunno caldo non solo contro i leader della politica, ma contro le incrostazioni del potere pubblico e parapubblico che appesantiscono e frenano l’Italia: i superburocrati, i sindacati quando diventano corporativi, gli eccessi della magistratura, le società partecipate, l’ingiusta distribuzione del reddito, le banche contro e non a fianco dei clienti e via dicendo… insomma i nostri mali che sono strutturali e non basta camabiare i politici.

Abbiamo bisogno di un autunno caldo per accompagnare l’evolversi della politica internazionale, per il tema dell’immigrazione, l’intolleranza religiosa, per combattere gli oligopoli economici che frenano l’Unione Europea. In questo senso vorrei un autunno caldo, che non è il patetico corteo di qualche parlamentare con giornalisti al seguito, o le violente rivolte calcistiche, o l’esasperazione fomentata dai malavitosi, o gli psicodramma da salotto.

Gianni Galeotti

Autunno caldo o doccia gelata?

 

 

 

Il semestre europeo a guida italiana, i conti pubblici, l’immigrazione le riforme promesse (e non ancora fatte) su lavoro, fisco, sburocratizzazione, ed il terrorismo internazionale di matrice islamica che sgozza ed uccide i cristiani in nome di Allah e che sfida l’occidente addormentato con una sorta di nuova guerra santa. Questi i temi di un autunno che si preannuncia però caldo solo a parole, perché nei fatti, come conferma in questi giorni il dibattito del meeting di Rimini, nulla di nuovo purtroppo sembra cambiare.

 

I cattolici di sinistra che dal palco di Rimini appoggiano un Renzi che per inefficacia della sua non-azione politica già viene assimilato a Monti, Letta e Bersani ma che allo stesso tempo viene ancora visto come unico elemento aggregante per centro destra e centro sinistra in alternativa al vuoto politico persistente, è il simbolo non solo di una politica incapace di cambiare ma anche di un Paese disilluso dallo stesso teatrino politico istituzionale che si ripete, con grave danno, di anno in anno.

 

Fa parte dello stesso teatrino una CGIL  che annuncia e minaccia un autunno caldo ma è costantemente divisa in modo schizofrenico e tiepido tra il doveroso appoggio ad un governo a guida PD, proprio partito di riferimento, e la denuncia dell’immobilismo di un esecutivo che in realtà non sta facendo nulla proprio sul terreno principe del lavoro (dove sono finiti il job-act e la riforma del lavoro che dovevano essere già cosa pronta dalla primavera scorsa?).

 

Poi c’è il semestre a guida europea. Anche qui un film già visto: l’Italia avrebbe dovuto presentarsi con i conti in ordine e con riforme fatte. In realtà i conti sul fronte della spesa e del debito pubblico, confermati in continuo aumento, dimostrano che in ordine non c’è proprio nulla. Così come non c’è nulla sul fronte delle riforme strutturali per il rilancio dell’economia e dello sviluppo. Poi c’è il tema del coinvolgimento italiano nello scenario internazionale di contrasto al terrorismo di matrice islamica ed al fondamentalismo religioso che sgozza i cristiani e fucila i bambini, ma nei confronti del quale anche la chiesa di oggi, guidata da Papa Francesco, sembrano tentennare e balbettare come non è mai successo.

 

Nulla di nuovo nemmeno sul terreno dell’immigrazione con un governo ed un ministro che nonostante gli annunci, continuano a dimostrarsi totalmente incapaci di farsi valere nei confronti dell’Europa e di mettere in campo una politica, anche estera oltre che interna, seria ed efficace di contrasto alla clandestinità.

 

Nulla di nuovo, purtroppo, nemmeno sul fronte delle tasse. L’effetto elettorale e reale degli 80 euro, che allo stato dei fatti nel 2015 non solo non verranno estesi alle altre categorie di lavoratori, ma non verranno confermati nemmeno a quelle che già ne hanno beneficiato, è già svanito insieme al fatto di essere stato di fatto annullato dall’aumento esorbitante dell’IMU e dall’introduzione della TASI.

 

Forse gli Italiani preferirebbero un autunno davvero caldo, se fosse utile a dare una reale svolta, anziché una nuova doccia gelata, che probabilmente li aspetta con la nuova ondata di tasse e di sacrifici previsti per l’autunno.

 

Renzi, ad oggi, è stato nominato due v
olte: la prima da Napolitano per guidare il governo, e la seconda da Jovanotti per testimoniare il suo impegno nella lotta alla SLA. Ora spetta al popolo italiano nominarlo per la terza, ed ultima volta, chiedendo il suo impegno ad onorare davvero ed una volta per tutte le sue promesse di cambiamento e di guadagnarsi il diritto e il dovere o di rimanere dov’è o di andarsene dalla stessa porta Presidenziale dalla quale è venuto.

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