Donne imbattibili

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 Diteci belle, non diteci brave.

Chissà, forse anche alle bravissime atlete olimpiche,farà piacere quello che per ogni donna, fin da piccola, fino alla vecchiaia, è la gratificazione maggiore, un complimento. Ma non per vanità, così, perché riscalda il cuore, fa brillare gli occhi, fa respirare meglio, grande o piccolo che sia.

Brave le atlete lo sono, e davvero molto, ed è esaltante ed entusiasmante assistere alle loro inenarrabili imprese.

E belle, bellissime, anche.

Dal volto, dolcissimo e solcato di rughe “da sorriso” di Josefa Idem, alla forza delle bracciate di Federica Pellegrini, dall’eleganza di uno scricciolo con lo sguardo stellato, come  Valentina Vezzali,  alle incredibili volute, sospesa nell’aria, di Vanessa Ferrari, capace di sorridere anche nel pianto della sconfitta… e tutte, tutte, sono belle, le  vincenti e le  perdenti, come è nella legge dello sport, come è giusto che sia.

E la grazia femminile rende ancora più meritevole ogni traguardo, anche quando per un soffio, o per qualche errore, è mancato il premio di una medaglia.

Soprattutto i primi giorni, quando tutto ciò che brillava veniva dalle nostre atlete, molto si parlò della loro bravura, da qualche giornalista addirittura venne la parola “supremazia”.

Altri ancora, della razza peggiore, i giornalisti televisivi, intervistando ignari passanti facevano  domande insinuanti, dando loro,  in qualche modo,  anche l’imbeccata,  ad esempio sulla schiacciante superiorità femminile in campo sportivo, fenomeno iniziato da qualche anno e in costante ascesa.

Ci sono periodi più o meno favorevoli, ora ad uno sport, ora all’altro, ora in campo femminile, ora in campo maschile, quindi non è neppure il caso di fare realmente il punto su qualcosa che non è assolutamente prevedibile o immutabile.

E  la cosa più spiacevole  comunque, almeno per il mio modo di pensare, era la conclusione, il pistolotto finale, che tratteggiava infelicemente un ritratto di donna forte, sicura,  vincente, basandosi esclusivamente sui risultati sportivi, definendola imbattibile.

Un’inutile iperbole.

Fra l’altro inesatta.

Siamo qui ancora a disquisire su chi è superiore tra uomo e donna, su chi è più forte, a chi è, riprendo la parola di prima, imbattibile, tra i due sessi.

Sappiamo che sono sciocchezze.

Ma in una cosa, in una cosa soltanto, la  donna è imbattibile: quando ama.

La donna è Fantine(1), che vende i bei capelli, i denti, per dar da mangiare a Cosetta, la donna è Gilda (2), che consapevolmente bussa ad una porta, offrendosi al pugnale di Sparafucile, per salvare il Duca, infedele e ingrato amante…

Ma soprattutto la donna è chi  compra bei vestitini nuovi alle figlie e nulla per sé, va a dormire per ultima, si alza per prima, pensa al marito e ai figli, prima che a sé stessa, non mostra la sua sofferenza, prepara pietanze laboriose e saporite, consola, aiuta, ascolta, capisce, progetta il futuro come se dovesse vivere mille anni, e termina ogni cosa con diligenza ogni giorno, come se fosse l’ultimo. Mostra coraggio, dignità e tenacia.

Trasmette la speranza, quando non ne ha più, scoppia in dolci risate contagiose, quando vorrebbe piangere, dimentica i torti subiti e ricorda solo le gentilezze.

Infine è grata del dono della vita, anche quando essa è “una cospicua fregatura”” , come ebbe a definirla, qualche giorno fa, un amico,  una  persona speciale.

Questa è la donna imbattibile.

Ciascuno di noi ha conosciuto almeno una persona così.



(1) Personaggio de I miserabili di Victor Hugo, ingannata, resa madre di Cosetta, è nella sua desolazione   un esempio di amore materno  totalizzante.

(2) Nell’omonima opera di Verdi, Gilda è la figlia di Rigoletto, innamorata del Duca di Mantova, libertino e vacuo, che l’ha sedotta. Per salvarlo dalla vendetta di suo padre, che ha assoldato il sicario Sparafucile, affinchè uccida il Duca, Gilda, travestita da uomo, non si mette in salvo ma bussa alla porta dell’osteria  oltre la quale sa che troverà la morte, al posto

del Duca.

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