don Sturzo e don Lurio

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Per quanto legittimo, passa in secondo piano identificare il vero volto di chi ci governa e a quale figura storica fa riferimento. E’più urgente, sapere di chi egli si circonda. Articolo di Maria

Anche se non lo si ammetterebbe mai, l’esercizio dell’adulazione, così vantaggioso, così diffuso, è in realtà manifestazione di paura e di soggezione, verso qualcuno spesso del tutto immeritevole di complimenti e apprezzamento sincero, qualcuno che, a vario titolo e in varia misura, potente, vendicativo o crudele, è in grado di nuocere, o di creare grattacapi e noie.

Di qui, l’atteggiamento dell’adulazione, una fra le più meschine fra le azioni  umane, azione che esalta le nullità, ignora i meritevoli, danneggia il giusto e  favorisce l’ingiusto, del quale elimina e annulla le colpe. Trovare qualcuno che sia del tutto libero da questa forma   perniciosa è come respirare una boccata d’aria fresca. Mentre,invece, spesso siamo costretti in una penosa apnea.

Ma  questo esercizio, assai comune nel privato, dove pure fa gravi danni, sembra essere addirittura legge in politica, dove in gergo si indica come “fare il salto della quaglia”  l’azione di  cambiare idea o partito politico senza farsi troppi scrupoli e dove i voltagabbana si servono dell’adulazione per assicurare al nuovo padrone la propria fedeltà. I cambiamenti di fronte, le “inversioni a U” , tanto per usare una metafora automobilistica, non sono rari. Certo, nulla viene dimenticato, del passato più o meno remoto, come di tempi più vicini a noi.

Mi viene da pensare alla famosa lettera al Duce, della quale ancora si discute, scritta da Norberto Bobbio nel luglio del  1935, nella quale Bobbio, convocato dalla questura per un’ ammonizione, chiede al Duce di intervenire in sua difesa, dichiarando la sua fedeltà al Fascio.

In questa lettera, minimizzando le sue frequentazioni con Pavese, Einaudi, Foa, grandi intellettuali assai distanti dal regime, espone anche  un breve curriculum di studi, “”studi da cui trassi i fondamenti teorici per la fermezza delle mie opinioni politiche e per la maturità  delle mie convinzioni fasciste””. 

Le sue appassionate profferte di fedeltà al fascismo stridono non poco con le sue feroci e violente, nonché convinte, affermazioni “contro”, quelle su cui basò successivamente  la sua filosofia, e, venendo ai giorni nostri,  il  Bobbio sicuramente  più noto è quello degli ultimi anni, ulivista e veltroniano, sempre intento a meditare sulle sorti della Democrazia, dalla Repubblica e dalla Stampa.

Dopo oltre cinquant’ anni, Bobbio non esiterà a definire “”servile”” quella sua lettera. Certo, anche perché negare gli sarebbe stato impossibile, ma a suo merito va comunque il fatto di aver ammesso ogni cosa, riconoscendo di essere stato servile e adulatore, per il proprio utile, per il proprio tornaconto[1].

Sono cose note, nulla di nuovo sotto il sole, per salvare la faccia, o qualche altra parte del corpo meno nobile e meno esposta al predetto astro, c’è chi fa questo e più ancora. 

Percorso inverso, invece, motivato dallo stesso elevato  scopo di salvare qualcosa di sé, pare abbia fatto Capezzone,[2] che a Berlusconi, del quale è ora apologetico portavoce[3], non ha risparmiato definizioni di una ferocia inaudita nel recente passato, “gentilezze” che ovviamente risalgono a  prima dei “grandi acquisti in saldo”,  come qualche acuto osservatore politico definisce le acquisizioni degli alleati effettuate dal premier.

Queste sono soltanto alcune, ho scelto di proposito di non pubblicare le accuse gravissime e infamanti di collusione con la mafia, di corruzione, di guai con la Giustizia.

“”Dopo la ‘cieca di Sorrento’, la ‘muta di Portici’, e lo ‘smemorato di Collegno’, arriva lo ‘sciancato di Arcore’ “” diceva il 18 marzo 2006…alludendo al modo di camminare  del premier “cadendo da una gamba all’altra” come ha osservato qualcuno.

“”Silvio Berlusconi non è l’erede di don Sturzo, ma di don Lurio”” Così, , il 12 novembre 2005, l’allora segretario dei Radicali italiani commentò le parole del Presidente del Consiglio che in un discorso aveva rivendicato l’eredità del fondatore del Partito Popolare Italiano, don Luigi Sturzo.

“”Dopo l’ultima sortita di Berlusconi che pensa b
ene di trattare da ‘coglioni’ la maggioranza degli italiani, mi sorge il dubbio che si sia fatto una canna.
Ma forse una canna normale non avrebbe prodotto effetti simili: e allora che  gli ha dato lo spacciatore per fargli dire una cosa del genere?””. È quanto afferma in una nota Daniele Capezzone, della segreteria della Rosa nel pugno il  4 aprile 2006.

“”Berlusconi vede ovunque comunisti, o, se non comunisti già in servizio, quanto meno possibili comunisti. Curiosamente, però, il Premier dimentica la sua vena anticomunista solo quando incontra qualcuno che è nato e cresciuto all’interno del KGB, e che questi metodi continua a usare per governare la Russia: VladimirPutin””. 29 marzo 2006

Anche qui, nulla di nuovo, il metodo invalso è sempre quello, evidentemente  efficace, di togliere dignità, credibilità, all’avversario o più semplicemente all’antagonista o a chi si vuole demolire. Che sia un pazzo, un visionario, un’escort, gli epiteti poco generosi non mancano. 

Per quanto riguarda il nostro premier, il giudizio della Storia è di là da venire, il giudizio degli elettori è assolutamente in suo favore e, comunque, ha una cadenza quinquennale, ma non  mi sembra la cosa più importante. Ciò che secondo me è più preoccupante è l’atteggiamento di chi, come Capezzone, si contraddice così pesantemente e incredibilmente, passando dai giudizi acuti, feroci e dissacratori di cui sopra, agli scodinzolii apologetici dei quali  da un anno e mezzo a questa parte siamo increduli testimoni e dove, ora, i giudizi malevoli, la pesante ironia, gli insulti senza costrutto vengono riservati ai nuovi avversari, che erano gli alleati e gli amici fino a un anno prima.

Per quanto legittimo, passa in secondo piano anche chiedersi qual è, a questo punto, il vero volto  di chi ci governa. E’più pericoloso e più urgente, sapere di chi egli si circonda.

E’ pur vero che la politica e i suoi dintorni ci hanno abituato a spettacoli per stomaci forti e menti deboli, ma lo scodinzolio eccitato e i guaiti di chi si vede  finalmente  accolto alla corte di chi così fieramente disprezzava, li supera tutti.

Questi personaggi  ci fanno diventare solidali col premier, circondato da simili banderuole e ci fanno  guardare con indulgente simpatia persino alle  transumanze umane  che affollano le sue ville e le sue residenze.

Almeno quelle lo fanno per mestiere.

 


[1] “”Anche se riconosco  che cio’ che ho scritto e’ vero, ho calcato la mano su quei miei meriti fascisti per trarne vantaggio. E non e’ affatto una giustificazione, la mia. Per salvarsi, in uno Stato di dittatura, occorrono delle anime forti, generose e coraggiose, e io riconosco che allora con questa lettera non  lo sono stato. All’epoca ventiseienne, libero docente in filosofia del diritto all’ Universita’ di Torino, iscritto al Guf dal 1928, Bobbio aveva “”il torto”” di frequentare l’ avvocato Vittorio Foa, il professor Massimo Mila, lo studente Vindice Cavallera, i dottori in lettere Franco Antonicelli e Cesare Pavese, lo studente in medicina Giulio Einaudi. Sono  gli esponenti piu’ in vista del gruppo di intellettuali torinesi lontani dal fascismo.  E “”all’ambiente familiare patriottico e fascista”” Bobbio fa riferimento  per propiziarsi le simpatie del Duce,  affermando  “”Mio padre, chirurgo primario all’ ospedale S. Giovanni di questa citta’ , e’ iscritto al Pnf dal 1923, uno dei miei zii paterni e’ generale di Corpo d’ armata a Verona, l’ altro e’ generale di Brigata alla Scuola di guerra””. Ciò gli valse naturalmente ciò che chiedeva.

[2] Daniele Capezzone (Roma, 8 settembre 1972) è un politico italiano.Ex segretario dei Radicali Italiani (2001-2006) ed ex deputato della Rosa nel Pugno (2006-2008), è stato portavoce di Forza Italia dal 2008 fino alla confluenza del partito nel Popolo della Libertà nel quale ricopre lo stesso ruolo

[3] Più precisamente< span style="mso-spacerun: yes"">  portavoce del Popolo della Libertà, più di ogni altro partito riconducibile ad una sola persona.

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