Disgusto e ribrezzo

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Precisazioni e puntualizzazioni di Ugolino rivolte ad Ombrello Aperto! Ma, per Ugolino, rivolte anche ad altri.

Mi sono ritrovato, dopo la trasferta milanese, con il solito gruppetto per la rivincita a tressette. Mentre si gioca si chiacchiera, e così emerge che del mio ultimo scritto Ombrello Aperto poco ha capito e molto ha travisato. Credo sia un suo limite: lo conoscete, non è un campione di acume, tuttavia non pensavo che gli apparissero ostiche anche le affermazioni solari. Poiché però non posso escludere che una parte di colpa sia di chi scrive, vedrò di chiarire un po’ meglio alcuni aspetti.   

Cominciamo dalla Signora Sindaco. Non ha grandi colpe, povera donna. Voeuna di primm damazz de Lombardia[1], la si potrebbe definire rimembrando il Porta, si è trovata lì, sulla scranna del sindaco, e ha fatto un pochino meno del suo meglio. Avrebbe potuto impegnarsi di più, avrebbe potuto …, avrebbe dovuto …, ma non lo ha fatto. Un sasso, quattro paroline in croce, lo stemma del Comune e poeu adess l’è ora de moccalla[2].

Si sarebbe potuto aggiungere un “innocente” a quella “Vittima”: un dotto cultore della lingua italiana fa notare che nella fattispecie si sarebbe trattato di una tautologia. Il sapiente glottologo discrimina l’altro caso, ove, a suo dire, non si tratterebbe di tautologia, e sorvola elegantemente sul participio passato del verbo “”uccidere””.

Quisquilie, dettagli di poco conto. Ombrello Aperto mi ascolta in silenzio.

Proseguiamo: a pochi metri di distanza, nel punto esatto ove la Vittima innocente cadde, c’è un accumulatore, comunemente detto batteria d’automobile.

Ma come?! M’era parso di averlo scritto con chiarezza solare! “”Propongo di innalzare un monumento pari al sasso, per una questione di par condicio””: un bel piedestallo che innalzi il parallelepipedo pieno di acido solforico e di piombo e avremo così reso gli onori dovuti agli automi che hanno eseguito l’omicidio. Essi non sono degni di essere accomunati ai muridi infestanti. Sono semplicemente attrezzi, utilizzati da chi ne aveva interesse: niente più che arnesi che hanno, al posto del cranio, una scatola ricolma di piombo e acido solforico.

Ombrello Aperto spalanca la bocca.

Dei tre automi non desidero più parlare: si tratta di strumenti muti, non meritano altra attenzione.

Veniamo ora al disgusto: è rivolto ad una Nazione che ha tollerato e tollera che i soggetti che hanno giustificato, fiancheggiato, sostenuto, protetto quei tre automi, e non solo quelli, veleggino indisturbati, osannati, onorati.

Il ribrezzo, invece, è nei confronti di coloro che avrebbero avuto il dovere ed il potere di compiere ciò che andava compiuto e non l’hanno fatto.

È nei confronti di coloro che dovevano applicare la legge, e non l’hanno fatto.

È nei confronti di coloro che, ancor oggi, squittiscono le loro ignobili, laide menzogne, nei teatri, sui giornali, nelle varie trasmissioni televisive, senza che nessuno osi ricacciarli nel loro ambiente naturale: le cloache.

È chiaro adesso, Ombrello Aperto? Ora chiudi la bocca.



[1] A la Marchesa Paola Cangiasa,

                Voeuna di primm damazz de Lombardia,

                Gh’era mort don Gliceri, el pret de casa

               

Da “La nomina del cappellan” di Carlo Porta:

“Alla Marchesa Paola Cangiasi,

                una delle prime damazze di Lombardia

                era morto don Glicerio, il prete di casa,

[2] Adesso poi è arrivato il momento di smetterla.

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