Dirigenti a Voucher?

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Personalmente trovo sbagliata la battaglia della Camusso, impegnatasi a dichiarare l’incostituzionalità dei nuovi voucher visti come scorciatoia contro il referendum, quando sarebbe stato meglio occuparsi di renderli adeguati e rispettosi della dignità del lavoro.

 


Il perché agli Italiani sia piaciuta così poco l’azione dei governi Pd, Renzi & Mattarella, può in parte spiegarlo la fine del voucher, strumento pensato nel 2008 per fare emergere il lavoro nero, acquistabile e pagabile presso i tabaccai.

A dire la verità tutti ci hanno pucciato, bene o male; pensato nella riforma Biagi, ha preso il via con Berlusconi nel 2003, è stato attuato da Prodi nel 2008 pensando a colf, badanti, ripetizioni a casa, lavoretti di giardinaggio, pulizie e faccende di casa, prestazioni di hostess o stewart in fiere.

I suoi usi sono stati poi ampliati da Berlusconi nel 2009 e nel 2010; da Monti nel 2013 estendendolo a tutti i settori con il solo limite dei 5.000 euro annui; Letta ha eliminato la dicitura “”di natura meramente occasionale””; Renzi ha alzato il limite a 7.000 euro, introducendo però la tracciabilità. La maglia della rete era diventata troppo ampia e così in sei anni dai 15 milioni di voucher del 2009 si è passati ai 134 milioni del 2016.

Spinti da una richiesta di referendum della Cgil, Gentiloni & Poletti hanno preferito dismettere i voucher per reintrodurli con modalità differenti e del tutto inefficaci, Soltanto nell’interregno fra i due strumenti si calcola siano stati più di mezzo milione le persone ripiombate nel nero.

Personalmente trovo sbagliata la battaglia della Camusso, impegnatasi a dichiarare l’incostituzionalità dei nuovi voucher visti come scorciatoia contro il referendum, quando sarebbe stato meglio occuparsi di renderli adeguati e rispettosi della dignità del lavoro.

Come mai ha pagato Renzi per tutti? Perché si è proposto come l’innovatore non riuscendo ad esserlo e perché ha complicato le cose invece di semplificarle, ad esempio costringendo tutti i voucher a passare dal sito Inps, così poi come altri contributi per disagio sociale, finendo in tempi biblici di risposta e in una burocrazia scoraggiante. 

Per accedere al sito dell’Insp bisogna essere muniti di pin code e password, cosa che i voucheristi non avevano; si è deciso nove mesi fa di consentire l’intervento dei patronati (che i cittadini vedono come un aggravio burocratico perché si rende necessario prendere un appuntamento ecc. ecc.).

In questo come in molti altri casi delle ultime riforme, iniziali intuizioni felici si sono tradotte in macchine sgangherate, piene di difetti e se i tifosi renziani continuano a vedere il bicchiere mezzo pieno perché almeno le riforme sono partite, il cittadino normale non apprezza il risultato.

Viene da chiedersi quanta colpa sia della classe politica e quanto del supporto tecnico dei ministeri, i cui dirigenti neanche devono metterci la faccia. Chi è responsabile delle cattive attuazioni?

Non lo sapremo mai perché una colpa do senz’altro alla politica; avere diviso le competenze tecniche da quelle di governo, senza essere capaci di controllare l’operato dei dirigenti e, se necessario, di lasciarli a casa. Il più delle volte sono invece i grand.uff. direttori megalattici, con remunerazioni più che onorevoli (gioco di parole, ma vero) a mandare a casa loro, lavorando malissimo.

 

 

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