Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei, forse

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“…l’ignaro acquirente compra una composizione di farine di scarsa qualità addizionate con prodotti che singolarmente sarebbero immangiabili…”art. di C.V.

 

Da tempo molti alimenti hanno la tracciabilità della filiera. Carne e uova soprattutto, ma il prodotto principe dell’alimentazione mondiale no.

Il pane è la base di ogni dieta mondiale, dove non vi è pane vige la fame. Il vecchio adagio già nel lontano 1825 la diceva lunga sull’importanza dell’alimentazione (1)

Dopo l’aviaria e dopo il morbo della mucca pazza si sono estesi i controlli (già abbastanza precisi e puntuali in Italia) anche alla filiera di provenienza di carne e uova. Però non tutti gli alimenti sono tracciabili (2)

Oltre a ciò bisogna anche dire che da più parti si sono avute lamentele sulla qualità del pane che viene spesso – se non sempre – prodotto con l’aggiunta di miglioratori(3), sostanze chimiche sintetiche o di derivazione dalla lavorazione di grassi vegetali ed animali che aiutano a dare un aspetto migliore alla pagnotta al momento della produzione e della vendita.

Purtroppo l’occhio vede una bella michetta dorata, che rilascia odori che riportano al genuino e fanno venire l’acquolina in bocca e l’ignaro acquirente compra una composizione di farine di scarsa qualità addizionate con prodotti che singolarmente sarebbero immangiabili.

Nessun rivenditore di pane è esente se utilizza queste sostanze oltretutto dannose. Malauguratamente la vendita deve essere incrementata in ogni modo e ormai sono sempre più rari i fornai che utilizzano farine italiane di buona e ottima qualità addizionate con il solo lievito madre (4), sale ed olio extravergine di oliva o altri prodotti certificati e controllabili.

Il grano ha un mercato incredibilmente vasto. Noi siamo grandi consumatori di farine per l’impasto di prodotti da forno e per la produzione di pasta alimentare, ma non sappiamo da dove queste farine vengano, come è stato coltivato il grano, quali controlli abbia avuto e possa garantire e soprattutto quale qualità abbiano queste farine. Le farine provenienti dall’est del Mondo spesso ci vengono “rifilate” o vengono appositamente acquistate perché a basso prezzo e per giunta di pessima qualità.

Quasi quasi converrebbe informarsi sui produttori locali di grano che vendono anche la farina per produrre il pane e iniziare a farselo in casa, ma gli odierni ritmi di vita raramente consentono a chi lavora di organizzarsi in tal senso.

Certamente è auspicabile che l’appello sulla certificazione e sulla tracciabilità di cosa ci viene dato da mangiare (ogni cibo), fatto anche da alcuni servizi di “Striscia la Notizia”, venisse ascoltato dagli Enti preposti. Ma la prevenzione principale la possiamo e dobbiamo fare solo noi consumatori aprendo gli occhi e informandoci sempre ove possibile che cosa mangiamo.

C.V.

© Riproduzione Riservata

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 1)Questa frase fu detta dal gastronomo e pensatore francese Jean Anthelme Brillat- Savarin (1755-1826) che l’ha inclusa nel suo trattato “La fisiologia del gusto” (1825). Il libro non è un ricettario, e nemmeno un testo scientifico, bensì un campionario di considerazioni sul cibo e sui suoi aspetti sociali, oltre che gastronomici.


 

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