Dico no ad una mia nuova collocazione politica

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Davide Torrini, consigliere nazionale Udc, ama Mastella, ma non cambia partito “Serve una classe politica nuova, più umile, non il trionfalismo di Berlusconi o il disfattismo della sinistra” “ Prodi, Diliberto, Luxuria, Agnoletto, Pannella & C. sono sicuramente il peggio che può capitare a questo paese”

Allora Torrini è rimasto soddisfatto dell’incontro con Mastella a Modena ?

 

Si, molto. Ho avuto la conferma di un leader politico concentrato sui problemi della gente piuttosto che sul deprimente teatrino di questi giorni, dove con Unipol-BNL, conflitti d’interesse vari, leggi “ad personam” si cerca di distrarre l’opinione pubblica dalle difficoltà vere, quelle delle famiglie, dei giovani e delle imprese. Mastella ha posto con serietà i problemi della vita, della famiglia e del lavoro al centro della politica dell’Udeur, e questo è senz’altro un fatto positivo.

 

Dobbiamo dunque aspettarci una sua nuova collocazione politica ?

 

Direi proprio di no. Il primo che ha posto con coraggio questi temi è stato Marco Follini, che ha avuto il coraggio di dire, pagando un alto prezzo politico, che bisognava ristrutturare il centro-destra per adeguarlo ai cambiamenti in atto nella società italiana, affinché fosse in grado di guidare una nuova fase politica che, di fatto, si è già aperta.

 

Certo Torrini, ma Follini è stato cacciato dall’UDC…

 

No, Follini si è dimesso per una coerenza più unica che rara in politica, ma se lui volesse in Consiglio Nazionale verrebbe rieletto a furor di popolo. La sua scelta, che è la mia, è di sostenere una linea politica in cui si crede fermamente, anche in minoranza, dentro al partito che, almeno sino ad oggi, ha più possibilità di rappresentarla: non a caso in questi giorni gli interventi di Casini assomigliano molto a quelli di Follini, certo meno spigolosi, ma la sostanza è quella.

 

Mastella, Follini, Casini, la voglia del grande centro ritorna come un virus ad ogni inverno…

 

Io credo che ciò di cui i cittadini hanno voglia è di una classe politica nuova, più umile, meno rissosa, che condivida le difficoltà e i desideri di ciascuno e sia capace di indicare una prospettiva realistica per il nostro futuro. Di fronte a famiglie che non arrivano a fine mese, imprese che non riescono più a stare sui mercati, giovani coppie che non hanno i soldi per sposarsi e uscire di casa, giovani che hanno la prospettiva di non poter mantenere il tenore di vita che hanno avuto da ragazzi, la politica non può rispondere con il trionfalismo di Berlusconi o il disfattismo della sinistra.

 

Ma allora è meglio Prodi o Berlusconi ?

 

Meglio è una parola grossa, io starei sul meno peggio… Oggi in Italia si confrontano per guidare il paese nel futuro due leaders del passato, di un’altra stagione sociale, economica e politica. Gente che ha conosciuto sempre e solo un’Italia in crescita economica, in cui la ricchezza aumentava per tutti, e in cui non esisteva il problema della globalizzazione e dell’immigrazione, cioè un paese che non c’è più! E uno dei due diventerà Presidente del Consiglio…

 

Non abbiamo capito chi è il meno peggio.

 

Sicuramente Berlusconi, nel senso che Prodi, Diliberto, Luxuria, Agnoletto, Pannella & C. sono sicuramente il peggio che può capitare a questo paese. La politica internazionale, quella fiscale, la sicurezza, l’idea di uomo, di famiglia, di educazione e di impresa che hanno in mente questi sarebbero un pericolo che è meglio evitare.

 

Quindi Torrini tanto rumore per nulla! Farà votare l’UDC e quindi Berlusconi.

 

La gente voterà UDC, e quindi Casini,
se il nostro partito riuscirà ad esserle vicino, capirne gli umori e i problemi e farsene carico concretamente, fattivamente. L’UDC dovrà anche essere capace di dare l’idea di un partito in cui la classe dirigente non è rappresentata solo dai parenti, amici, soci, amanti dei leaders nazionali, ma da chi tutti i giorni, in modo non strumentale, è presente sul territorio fra la gente.

 

Quindi Torrini vuole una candidatura…

 

No, però Torrini è molto preoccupato di questa legge elettorale di stampo feudale, in cui i leaders nazionali, e non la gente, decidono i parlamentari: si sta creando un clima per cui per essere scelti si da sempre ragione al capo, svilendo il confronto politico interno, per cui chi critica è un pericolo e non una risorsa, e la classe parlamentare che ne uscirà sarà di quel livello e la gente lo percepirà immediatamente.

 

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