Dichiarazioni diverse a proposito della pista di Marzaglia

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Marzaglia resa dei conti, o il solito “teatrino”, con vittima predestinata?

 

Insomma Sitta si o Sitta no?

Perché qui continua la telenovela di un assessore che ha una sua idea di Modena, forse l’unico del nel PD, che personalmente non condivido, ma che almeno è chiara, anche per chi dai banchi dell’opposizione, deve proporre una visione diversa.

Invece sento voci in dissenso nel partito che lo sostiene, al quale appartiene, che però mai arrivano al dunque: sfiduciate Daniele Sitta, se non vi piace l’urbanistica che propone. A meno che sia solo una lotta di riposizionamento, dove l’urbanistica è solo un modo per cercare la propria piccola rendita di posizione. Gli ex margheritini che cercano un posto al sole, oppure Modena Attiva che si prepara per le primarie, il congresso, o le elezioni che siano. Ma non credo che questo faccia bene a Modena: Marzaglia è solo l’ultimo degli esempi nefasti di un potere allo sfascio. Badate bene: non di un partito, ma di un vero e proprio potere, che fino ad oggi è sembrato granitico e che adesso fatica a fare i conti con se stesso, dunque porta sulle pagine dei giornali non un dibattito politico, legittimo, ma lo scontro sul futuro della città, che è ben altra cosa. Il PD abbia coerenza, e non scarichi su Sitta le proprie responsabilità: è una giunta intera che ha fatto certe scelte, ed è una maggioranza in consiglio che le ha avvallate. O tutti o nessuno.

 

Avv. Luca Ghelfi

Consigliere Provinciale PDL

 

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Gian Carlo Pellicani: la pista di Marzaglia

 

I problemi del Pd sono tanti e quotidiani. Scelte prese all’”unanimità” dalla maggioranza in Consiglio comunale vengono successivamente contestate da una fetta del partito e da consiglieri comunali che le avevano votate. Ma non si creda a divisioni sostanziali. Sono alibi dietro ai quali si consuma una lotta intestina di potere in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. Si stanno passando di mano il cerino ma non si  scotteranno le dita perché prima che questo avvenga troveranno la quadra interna. Lasciamoli quantomeno consumare nel loro lento e inesorabile declino.

Senza schierarmi con alcuno, aspettando i riscontri tecnici (ambientali, urbanistici, dimensionali, ecc.), che sono altra cosa, una puntualizzazione sulla pista di Marzaglia mi è doverosa da ex preside della Facoltà di Ingegneria e da ex rettore dell’Università di Modena. Sitta come presidente di Democenter ha si promosso il progetto della pista di Marzaglia, ma era caldeggiato e sostenuto unanimemente dalla neonata facoltà di Ingegneria, già affermatasi nel campo dell’autoveicolo, dall’Ateneo e da tanti altri, privati, associazioni e imprese. Io c’ero, non dormivo, ho contribuito e ne sono orgoglioso. Le motivazioni su cui si fondava la scelta di quell’opera erano e sono tuttora validissime: l’indispensabilità per un territorio a vocazione motoristica per sviluppare e provare nuovi motori, per corsi di guida sicura, per permettere agli appassionati di correre in sicurezza. Se ne ravvedeva una opportunità di nuovi investimenti e lavoro, il modo giusto per favorire la crescita e lo sviluppo del territorio, legando sempre più strettamente il mondo delle imprese e della ricerca, e per renderlo più innovativo dal punto di vista imprenditoriale e più attrattivo da quello turistico. Dite niente!

In effetti, alle iniziative modenesi manca sempre qualcosa (concettuale, organizzativo, gestionale?) che le rende deboli e facilmente attaccabili (ultimo esempio il MEF). Nel caso in discussione la pista c’è e il merito va riconosciuto all’assessore Sitta. Quello che manca è come far decollare l’impianto per favorire il rilancio economico e di immagine del territorio modenese, cioè manca la progettazione “politica” di un piano strategico pluriennale delle attività che spetta all’amministrazione comunale (al Sindaco). E’ assente il macro disegno di rinnovamento e rilancio del territorio e quindi dell’uso appropriato dell’impianto. Esso va costruito attraverso la sapiente scelta di alcuni, pochi ma fondamentali, progetti in cui la ricerca sia strumento dell’innovazione e l’innovazione sia leva del cambiamento e elemento di rigenerazione sociale ed economica, valorizzando i giovani e le aziende innovatrici, proiettate verso le nuove sfide della Green Economy.

La pista deve diventare una struttura scientifica, un vero e proprio laboratorio dell’innovazione. Modena sposa la crescita sostenibile e diventa fabbrica dell’innovazione “green”, passando dalle potenzialità delle tradizionali eccellenze alla coltivazione delle nuove, per puntare ad un diverso sviluppo industriale del suo territorio. La promozione e l’esaltazione dell’innovazione e delle avanguardie del settore metalmeccanico, più precisamente del comparto motoristico, combinate ai temi della sostenibilità ambientale con la progettazione e sviluppo di nuovi motori “verdi”, devono essere gli elementi cardine del progetto. Ricaduta immediata: la creazione di una strategia di comunicazione e la definizione di un brand per la promozione dell’innovazione e del territorio, espressione della coniugazione del sistema economico-industriale-turistico-culturale con valori allineati con le sfide dell’economia del futuro.

Perché non discutiamo di queste cose e lasciamo perdere il PD e le sue risibili diatribe interne? Noi un progetto lo abbiamo e siamo pronti a confrontarci con chiunque!! Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose, diceva Albert Einstein.

 

Gian Carlo Pellacani, consigliere comunale del PdL

 

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Pd Modena: “Noi stiamo con i modenesi, ineludibile il confronto con la città”

I segretari provinciale e cittadino del Pd intervengono nel dibattito sorto attorno alla pista

 

 

Il presupposto è che la pista di Marzaglia va fatta, ma i toni assunti dal dibattito non sono adeguati nei modi e nel merito. Va salvaguardato il rapporto con la città e il tema della sostenibilità è da declinare in termini ambientali, sociali, economici e democratici. Ecco il commento congiunto dei segretari provinciale e cittadino del Pd Davide Baruffi e Giuseppe Boschini:

 

«Mentre gli italiani discutono delle difficoltà della crisi economica e del lavoro, a Modena ci arrovelliamo intorno alla pista di Marzaglia: solo questo basterebbe ad indicare che c’è qualcosa che non va nell’agenda politica, che a noi non appare in sintonia con le preoccupazioni prevalenti dei modenesi. Se il tema è circoscritto, il suo svolgimento è forzato: c’è qualcosa di profondamente sbagliato nella contrapposizione manichea tra lo sviluppo e le esigenze dell’ambiente. Il partito ha il dovere di essere attento al rapporto con tutta la città e soprattutto al tema della sostenibilità delle nostre scelte. Questo non può significare assolutamente essere schiacciati sulle posizioni di Modena attiva. Sgomberiamo il campo da equivoci, ci sono differenze profonde rispetto alle loro obiezioni: per il Pd è stato giusto fare la pista di Marzaglia, un’opportunità importante che coniuga la vocazione manifatturiera della città con il brand Modena “Terra di motori”. Inoltre non siamo mai entrati nel merito delle questioni autorizzatorie e formali. Abbiamo viceversa sollevato un problema politico, quello della gestione del confronto con la città e le sue parti, del modo in cui si costruisce consenso attraverso il dialogo e la capacità di rendere leggibili e trasparenti le decisioni assunte. Abbiamo sollevato il tema di come dare leggibilità concreta ad uno sviluppo attento al futuro, ai posti di lavoro, alle esigenze delle imprese e della ricerca, ma altrettanta attenzione chiediamo venga posta alla   sostenibilità ambientale, o sociale, economica e democratica, ossia ad un vero sviluppo sostenibile. Sono cambiati tempi, deve cambiare la risposta politica. Questo è l’elemento, irrinunciabile, che ci accomuna e accomuna il nostro impegno politico con quello dei nostri alleati. Se non parliamo questa lingua viene meno un fondamentale terreno di confronto su cui costruire insieme a loro le prospettive politiche della città. Perciò riteniamo che un problema da risolvere permanga, e non sia un semplice problema di toni, ma un problema politico: questa modalità di rapportarsi con la città non va bene. Non si può di volta in volta aprire un conflitto con il partito, i suoi alleati, le associazioni, i diversi enti coinvolti nei processi autorizzatori, le istituzioni stesse; non si possono derubricare le perplessità e i dissensi che di volta in volta possono nascere dinanzi alle singole scelte come retrivi, conservativi o forieri di “declino e miseria”. Questo modo di parlare e di rapportarsi ai cittadini non è liquidabile come intemperanza verbale. Occorre un cambiamento».

 

Cs

 

Pd Modena

 

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