Dichiarazioni di voto sulla devolution

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""daBicesidice"" ha ritenuto di offrire un servizio ai suoi lettori pubblicando l’intervento al Senato del capigruppo dei DS (il partito più numeroso delle forze di opposizione) e del capogruppo di F.I. (il gruppo di partito più numeroso nel parlamento) per opportuna conoscenza e valutazione.

 

Il Senato ha approvato in via definitiva la riforma costituzionale con modifiche alla Parte seconda della Costituzione che diventa legge. La riforma riscrive gran parte dell’ordinamento della Repubblica introducendo, inoltre, la famosa devolution.

 

16 novembre 2005 – Senato della Repubblica

 

  Dichiarazione di voto del Senatore Renato Schifani (F.I.)

 

Signor Presidente, vorrei assicurare al collega Angius che gli italiani già hanno notificato che prorogheranno di altri cinque anni il contratto di locazione al Premier.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che con il voto di oggi non perda l’Italia, ma vincano tutti quegli italiani onesti che credono e vogliono il miglioramento e la velocizzazione dei processi decisionali delle istituzioni; che vogliono che le leggi si facciano più in fretta; che vogliono che i Governi votati e iPremier voluti dagli elettori non vengano sostituiti da altre maggioranze e da altri uomini; che vogliono sostanzialmente un sistema Italia modernizzato e vogliono la riduzione dei costi della politica, come ci accingiamo a fare con questo voto di grande responsabilità attraverso il quale riduciamo il numero dei parlamentari. Il collega Nania ha accennato all’esigenza di intervenire sugli errori della riforma costituzionale del Titolo V portata avanti dalla precedente maggioranza alla vigilia delle elezioni, perché potesse sbandierare quell’idea di federalismo che è stata sempre un vessillo dell’intera Casa delle Libertà e non soltanto di un partito di essa. Abbiamo quindi cercato di mettervi mano rimediando agli errori. Paradossalmente in alcuni punti l’abbiamo resa meno federale e meno regionalista, laddove abbiamo deciso di riportare tra le competenze dello Stato alcune materie che voi sciaguratamente avevate attribuito alle Regioni, come i trasporti e l’energia.

Abbiamo individuato l’esigenza di mantenere fermo un principio sacrosanto in capo allo Stato, quello del diritto alla salute. In questa riforma costituzionale (lo dico agli italiani che ci stanno ascoltando in una diretta televisiva voluta dall’opposizione; dopo aver ascoltato il collega Angius me ne spiego il motivo, perché attraverso la diretta televisiva si può parlare per slogan senza entrare nei particolari, anche se io mi sforzerò nel tempo assegnatomi di farlo) manteniamo fermo il diritto alla salute, il diritto sacrosanto degli italiani di avere una sanità valida, idonea, esigente, per tutti coloro che ne hanno bisogno.

Avremo un’istruzione unitaria – collega Angius, l’articolo 3 viene rispettato -, avremo dei programmi unitari, che si differenzieranno soltanto sulle materie localistiche. Non credo che sia un delitto di lesa maestà, collega Angius, il fatto che i ragazzi della Lombardia, così come i ragazzi della Sicilia, possano conoscere meglio la storia della loro Regione.

Nello stesso tempo vogliamo una migliore organizzazione della sicurezza. Qui abbiamo riesumato una vostra espressione, un modello di organizzazione della polizia locale, amministrativa e regionale, ripreso dalla riforma Bassanini, esimio esponente quest’ultimo del centro-sinistra.

Il 56 per cento degli italiani, intervistato dal CENSIS, è favorevole alla regionalizzazione della sanità. Gli italiani vogliono una sanità più regionale e più vicina alle loro esigenze, vogliono che i concorsi per primari o l’individuazione di un modulo ospedaliero vengano fatti secondo le esigenze localistiche e non dal Ministro della salute. Colleghi dell’opposizione, voi che contestate questa riforma perché paventate il pericolo che la sanità venga messa sotto i piedi, con la riforma Bassanini avevate cancellato quel Ministro e quel Ministero. C’è voluto un decreto del Presidente del Consiglio per reintrodurre quel Ministero e ora, in maniera devo dire abbastanza interessata, ma non convincente, lamentate il fatto che la sanità venga spaccata in due, spaccando in due il Paese.

Non è affatto così. Questo Governo ha aumentato il Fondo sanitario nazionale da 65 a 93 miliardi di euro; questi sono numeri, colleghi dell’opposizione, non sono soltanto tabelle. Questa è l’attenzione che il Governo ha rivolto in questi cinque anni alla sanità e alla salute dei cittadini italiani. Abbiamo detto no alla dissoluzione. Lo diciamo noi, colleghi, perché nella vostra riforma del Titolo V avevate introdotto un principio terribile, secondo il quale, se una Regione governata da una maggioranza di centro-destra o di centro-sinistra decideva di rivendicare, nei confronti di un Governo amico, più poteri, più competenze, poteva farlo e il Governo amico gliele dava. Questo era federalismo o piuttosto la dissoluzione di un Paese in relazione all’appartenenza politica? Avevate concepito questo; noi ci siamo fatti carico di cancellare il pericolo di provocare realmente la dissoluzione del Paese in funzione soltanto di previsioni, di scelte, di appartenenze politiche.

Abbiamo poi introdotto un principio essenziale, secondo il quale il Governo, lo Stato, vigila affinché le Regioni non possano legiferare contro la Costituzione, n
on possano violare i dettami costituzionali. C’è quindi un vigile attento, cioè lo Stato, il Governo, che fa in modo che le Regioni non vadano oltre le loro competenze. Non ci avevate pensato, nella vostra riforma del Titolo V, ma ora queste decisioni le stiamo prendendo noi.

Vi abbiamo chiesto più volte collaborazione, colleghi, vi abbiamo chiesto più volte incontri di vario genere, riservati ed ufficiali, per trovare punti di intesa, ma voi avete rinnegato ciò che pensavate del bicameralismo, dell’elezione diretta del Premier e della riduzione dei parlamentari. Avete cioè rinnegato le vostre proposte, che risultano scritte agli atti della Bicamerale. Esprimete un «no» politico pregiudiziale, esasperando il mancato confronto tra le forze politiche.

Nel proporre di ridurre i tempi di approvazione delle leggi, ci rifacciamo ad un modello già esistente in Germania, in Spagna, in Francia e in Austria. È un modello di bicameralismo che condividevate nella Commissione bicamerale e che condividete nei vostri testi di riforma depositati in Senato e alla Camera. Ecco perché ci chiediamo e vi chiediamo perché oggi dite «no» a voi stessi, a quello che sostenevate fino a qualche fa, soltanto per una questione squisitamente politica.

Abbiamo deciso di ridurre i costi della politica. Riduciamo il numero dei parlamentari del 20 per cento, signor Presidente e colleghi. Con grande responsabilità e coraggio, facciamo questa scelta. Purtroppo, dobbiamo lamentare che noi del centro-destra, da soli (visto che voi non votate questa riforma), ci stiamo assumendo questa responsabilità.

Quando state al Governo, voi fate ben altro. Mi spiace dover ricordare che nel Lazio, dove governate, avete aumentato gli assessori da 12 a 16 e le commissioni da 14 a 24.  

In Calabria avete nominato tre nuovi Sottosegretari alla Presidenza e avete istituito quattro nuove commissioni speciali. In Campania avete istituito ben 12 commissioni speciali. 

Per non parlare poi dell’introduzione in Campania di un corso, che ha impegnato 1.300.000 euro, per aspiranti veline: non ho parole, signor Presidente!

Vogliamo un Premier voluto dai cittadini, che governi e che non possa essere mandato a casa come avete fatto con Prodi, sostituendo addirittura un pezzo di maggioranza. Lo abbiamo scritto in questo testo che modifica la Costituzione, su cui chiederemo agli italiani di votare a favore.

Abbiamo ripetuto e trascritto vostre proposte, che erano state avanzate dal collega Salvi in Commissione bicamerale. Un Premier voluto dagli italiani non può essere mandato a casa da maggioranze diverse; se rischia di perdere la maggioranza, egli stesso scioglie il Parlamento e si torna a votare. Non è un dittatore.

Su questa nostra proposta, che ritenevamo avreste pienamente condiviso, avete sollevato una grandissima protesta, sostenendo che l’Italia verrebbe sottoposta alla dittatura del Premier. Ci siamo allora fatti carico di questo aspetto e abbiamo introdotto nella nostra proposta un’idea dello stimatissimo collega Amato, secondo la quale, attraverso la sfiducia costruttiva, un Premier può essere sostituito dalla sua stessa maggioranza. Pertanto, collega Angius, non è più vero, come lei afferma, che può succedere che un Premier si svegli la mattina e decida di mandare tutti a casa, perché abbiamo recepito una vostra proposta contenuta nella bozza Amato.

Con l’emendamento 20.100, presentato dagli stimatissimi colleghi Bassanini, Villone e Passigli, avete proposto una norma pro ribaltone, che consente cioè alla maggioranza di cambiare il Premier attraverso la sostituzione di un pezzo della maggioranza con un pezzo dell’opposizione. È sostanzialmente ciò che avete fatto con Prodi! Ma mi rendo conto del motivo per cui questo emendamento è firmato dai diessini e non da altri colleghi della Margherita: nel caso in cui doveste, malauguratamente per il Paese, vincere le elezioni (e non vincerete), con questa norma sareste già pronti a fare subito fuori Prodi, perché sapete che egli non può governare il Paese. Avete parlato di un Presidente della Repubblica privo di poteri. In realtà la nostra proposta gli conferisce il potere – che attualmente non ha – di nominare i presidenti delle Authority di garanzia e il Vice presidente del Consiglio superiore della magistratura. Certo, non potrà avallare cambi di maggioranza, ma questo in funzione della norma che introduciamo sull’elezione diretta del Premier.

Oggi, l’attuale Costituzione non consente al Presidente della Repubblica di sciogliere le Camere in presenza di maggioranze diverse da quelle volute dagli italiani. Questo noi vogliamo evitare: di trovarci davanti un Presidente della Repubblica immobilizzato nello sciogliere le Camere se si dovesse trovare davanti una maggioranza parlamentare diversa da quella espressa dagli italiani, ma che formalmente si presenta per il voto.

Ma cosa ne pensano, gli esimi costituzionalisti della sinistra? Signor Presidente, colleghi, c’è un certo tal professor Augusto Barbera, persona che io conosco poco, ma che stimo molto, che è stato ed è professore ordinario di diritto pubblico a Bologna, eletto per cinque volte deputato nel PCI e nei DS, nel 1976 componente della Commissione affari costituzionali e della Commissione parlamentare per le questioni regionali, e nel 1992 delle Commissioni affari costituzionali e Bicamerale per le riforme istituzionali. Credo che abbia un curriculum di tutto rispetto.

Ebbene, è quella che io definisco la voce della verità. In un’intervista rilasciata al quotidiano «Il Sole-24 ORE» d
ice: «Il testo della CDL è attento alle esigenze unitarie e si muove nella prospettiva di un regionalismo forte. È paradossale, ma bisogna riconoscere che è toccato a un ministro leghista come Roberto Calderoli rimediare ai pericoli per l’unità nazionale del federalismo sgangherato del Titolo V dell’Ulivo». Lo dite voi! «Corriere della Sera» del 26 marzo 2005: “”Il federalismo della CDL non spacca in due l’Italia””. Domanda: «E i poteri del Presidente della Repubblica?» Risposta: «Non credo che vengano umiliati».

Intervista recentissima, di ieri: «Macché attentato all’unità nazionale, saremo più centralisti». Domanda: «Chi grida alla dittatura può dunque stare tranquillo?» Risposta: «Tranquillissimo, anche se sono discorsi da far cadere le braccia: sia Schröder che Blair hanno sciolto anticipatamente i loro Parlamenti e a sinistra nessuno li ha certo paragonati a Mussolini».

Cosa farete, colleghi, nei confronti del professor Barbera? Pensate di fare quello che state facendo ai dirigenti diessini di Venezia, che hanno deciso di appoggiare Cacciari?

Colleghi, abbiamo introdotto, in questa riforma, una garanzia per le opposizioni: i Regolamenti parlamentari potranno essere cambiati soltanto con una maggioranza qualificata dei tre quinti; la Presidenza delle Commissioni di garanzia alle opposizioni; l’elezione dei Presidenti delle Camere, se pure alla quarta votazione, non potrà sfuggire all’obbligo della maggioranza assoluta dei componenti delle Camere, norma non attualmente esistente nei nostri Regolamenti. Attenzione massima dunque ai diritti dell’opposizione, nella consapevolezza che si può essere maggioranza e opposizione nella logica dell’alternanza.

E allora, colleghi, credo che quando si sacrifica davanti all’altare dell’opportunismo la coerenza, chi fa questo sacrificio non offende solo se stesso ma anche la parte politica cui appartiene. Ebbene, voi lo state facendo e ce ne dispiace, perché noi utilizzeremo il referendum in campagna elettorale per spiegare al Paese quello che stiamo facendo e quello che c’è di positivo in questa riforma, che tende a modernizzare lo stesso Paese.

Un saluto, un augurio ed un abbraccio sentito a Umberto Bossi. Io lo avevo salutato il 25 marzo del 2004. Avevo manifestato espressioni di augurio per una sua guarigione nel mio intervento di dichiarazione di voto sulla riforma costituzionale il 25 marzo 2004. Siamo oggi felici che quegli auguri siano stati fruttiferi per la sua guarigione. Assicuriamo all’onorevole Bossi che questo nostro voto è e sarà realmente rispettoso della Costituzione.

Vedete colleghi, e concludo signor Presidente, ho davanti il tabulato delle votazioni della seduta della Camera dei deputati del 28 febbraio 2001. In quella occasione, quella maggioranza con quattro voti di maggioranza soltanto (la maggioranza prevista era di 312 voti ed i voti furono 316) ebbe ad approvare la riforma del Titolo V.

Colleghi, voi avete rispettato formalmente la Costituzione, ma non l’etica della politica, perché avete avuto bisogno di ben 19 voti di parlamentari eletti nel centro-destra che erano passati nel centro-sinistra. Quello è un voto che, formalmente corretto, è eticamente scorretto: avete utilizzato una maggioranza illegittima per cambiare la Costituzione! Noi non lo faremo, non lo stiamo facendo. I tabulati del nostro voto, così come i tabulati della Camera, rimarranno segnati e affidati alla storia e la storia sarà segnata anche dal voto dei cittadini italiani, che diranno sì a questa storica riforma.

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