Denegata giustizia da riaprire

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Diagnosi inventata – terapie assenti – espianto illegale – organi trafugati - considerato “morto cerebrale” sotto atropina,omicidio doloso per la famiglia, caso chiuso per il tribunale di Bergamo

I medici coinvolti nel caso Tarantino non sono mai stati rinviati a giudizio per 15 anni grazie alle tattiche dilatorie: ritardi, disguidi, ripetute richieste di archiviazione, opposizioni, riaperture, rinvii, amnistie e reiterate omissioni nello svolgimento delle indagini.

Ciò aveva indotto il difensore dei familiari a chiedere per ben 2 volte che il procedimento passasse alla Procura Generale della Repubblica di Brescia: atti resi vani con artifici machiavellici del PM.

 

Ultimo atto, l’incidente probatorio (una sorta di dibattimento pre-processuale) più volte negato ai familiari dal Pubblico Ministero e dallo stesso PM chiesto dopo 14 anni. L’incidente probatorio-farsa si è consumato per avere l’alibi di non procedere con la richiesta di rinvio a giudizio dei medici indagati. I 4 consulenti della famiglia non hanno potuto aprire bocca, uno di loro è stato minacciato di essere espulso dall’aula, se avesse insistito a chiedere la parola. Invece i due periti “superpartes” del giudice (legati alla trapiantistica) hanno recitato due assurdi monologhi. Il caso è stato archiviato, nonostante per il giudice le indagini preliminari “non fossero sempre esaustive” su fatti importantissimi, ma a suo dire le carenze non erano più integrabili. Troppo comodo!

 

Omicidio doloso per i familiari: tale dolo risultava emergente tra l’altro nella diagnosi d’entrata inventata dagli Ospedali Riuniti di Bergamo a sostituzione di quella del P.S. di Vaprio, nella valutazione di coma irreversibile sotto Atropina (farmaco vietato a livello internazionale nelle dichiarazioni di “morte cerebrale”), nell’assoluta omissione di terapie e monitoraggi, nella dichiarazione di ‘morte cerebrale’ occultata, nell’espianto sin dall’inizio programmato. Il caso potrebbe essere riaperto ma la giustizia in Italia è fatta per i ricchi: è necessario un finanziatore.

 

I fatti: Pietro Tarantino ha un incidente alle 7 circa del giorno 23 marzo ’89. Ricoverato al Pronto Soccorso dell’ospedale di Vaprio D’Adda viene trasferito in elicottero all’ospedale di Bergamo ove giunge alla Neurochirurgia alle 9.00 ca. dove è valutato subito in coma irreversibile sotto Atropina, farmaco che produce midriasi. Ai familiari che giungono alle 11/11.30 il medico dice che il fratello è morto (sic) e chiede gli organi: opposizione immediata della famiglia. Dalla cartella clinica si rileverà che a Bergamo non fu né curato né monitorato: tolti perfino gli antiedemigeni iniziati dal P.S. di Vaprio, cura base ed indiscussa in questi casi; tenuto pesantemente disidratato e in grave ipossia nelle 24 ore rimasto in Neurochirurgia dove subito vengono chiesti esami di laboratorio urgenti “”X ESPIANTO””. Trasferito col timbro “”DONATORE D’ORGANI”” alla Rianimazione, dove il 24 marzo, viene eseguita una coronariografia invasiva e dannosa, finalizzata non al paziente ma alla valutazione del cuore da trapiantare. I parenti si opposero andando in Questura ben 3 volte. Di nascosto, nel mancato rispetto della legge, il giorno 25 fu dichiarato “”morto cerebrale”” ed espiantato a cuore battente, nella notte, nonostante l’opposizione. Cuore e reni furono prelevati inspiegabilmente col “”nulla osta”” della Procura, il pancreas senza neppure il “”nulla osta”” e si scoprì dall’autopsia che il fegato e l’aorta furono trafugati.

 

Se la stampa nazionale avesse reso pubblico l’iter legale, l’archiviazione non sarebbe stata possibile, invece omertosa con medici e magistrati ha censurato per anni questa terribile vicenda legale e continua a validare vere e proprie bugie che le istituzioni hanno steso sull’effettiva realtà degli espianti: quasi sempre frutto di espropri illegali. I giornali dell’epoca, mentendo, scrissero che la famiglia aveva donato, per creare “un’informazione persuasiva” e, per chi vuole credere al caso, proprio nella domenica di Pasqua (26) l’Eco di Bergamo titolava: “Trapianto di cuore nella notte è il 100.mo intervento a Bergamo.”Coincidenza davvero strana!

 

Anche la legge attuale 91/99 non prevede il caso che i medici che eseguono i protocolli possano certificare falsamente la “morte cerebrale” per imperizia o per dolo, né prevede alcuna punizione del reato. Come se i medici fossero una casta immune da errori e pulsioni criminali, oppure una casta che gode dell’impunità.

 Il Presidente Lega nazionale contro la predazione di organi

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