Democrannia, in nome e per volonta’ del popolo

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Sembra  che  questi siano segni del tempo: le persone prima delle idee, le corti al posto dei partiti e dei movimenti, gli elettori invece dei cittadini. 

 

‘Golpe militare democratico’ è un ossimoro e la Turchia avrebbe conosciuto una stagione violenta o almeno bigia come un inverno nebbioso se i ribelli avessero deposto Erdogan, ma si può citare a ragione: ‘finire dalla padella nelle braci’, perché già oggi è in atto una erosione graduale delle libertà individuali e il presidentissimo ha assunto il controllo dei media, limitato i social, arrestato gli oppositori, fatto guerra ai Curdi, approfittato in modo spregiudicato e doppiogiochista del ruolo chiave della Turchia nello scacchiere internazione. Con il tentato golpe e la riuscita chiamata in piazza del suo popolo potrà dare un ulteriore giro di vite, eliminare i residui focolai di resistenza alla sua volontà di controllo totale e assoluto del Paese. E’ la replica del modello Putin, altro uomo della provvidenza, capace di trasformare il consenso in potere, utilizzato per controllare il consenso,  in un crescendo che deforma la democrazia in tirannia (termine derivante dal greco, ma nato probabilmente in Turchia), quantomeno in una democrannia, ovvero riti e procedure democratiche, ma influenzati e viziati dall’asservimento dei media.

Un golpe era la risposta sbagliata, ma è pur vero che Erdogan sta islamizzando una nazione ‘laica’, come laica è la sua costituzione, non si sa per quanto. Come scrive il giornalista Gwynne Dyer su Internazionale.it: “Gli organizzatori del golpe hanno commesso lo stesso errore che fecero i liberali egiziani quando chiesero all’esercito di rovesciare il regime del presidente eletto Morsi nel 2013. Il paese aveva un presidente che temeva e odiava, ma aveva anche una democrazia che forniva mezzi legali e pacifici per mandarlo via. L’errore dei golpisti è stato quello di non avere la pazienza di lasciare agire quegli strumenti. Con il tempo, Erdogan sarebbe diventato sempre meno popolare. L’economia turca è stagnante, la sua politica siriana disastrosa, ed è sempre più difficile ignorare la palese corruzione delle persone che lo circondano. Prima o poi avrebbe perso le elezioni. Ma come i liberali egiziani, gli ufficiali turchi non avevano abbastanza fiducia nella democrazia per aspettare”.

Anche in Italia stiamo iniziando a praticare la democrannia, o almeno forme distorte di democrazia, che comunque la debilitano e la rendono più fragile.

E’ strana ad esempio la democrazia dei Cinquestelle e non solo per le espulsioni, ora annullate dal tribunale perché imposte con atti arbitrari. Si pensi ad esempio al ruolo di Beppe Grillo, deux ex machina con il potere di scendere in campo a risolvere i garbugli del movimento con atti d’imperio, o al ruolo di Casaleggio junior, ruolo ereditario, una zona grigia fra politica e impresa, che può anche funzionare finché sono in campo padri nobili e fondatori; ma in futuro? Senza regole chiare e strutture, in genere rimangono macerie.

In modo per nulla opaco, anzi sfacciatamente alla luce del sole,  dalla sua nascita nel 1994 Forza Italia vive ai piedi di Silvio Berlusconi, tanto da fare ipotizzare la scelta in campo di uno dei suoi figli per sostituirlo alla guida del movimento. Impresa, tv e nazione coincidono. Democrazia con la tosse anche a casa Pd, schiacciata dal ruolo dominante di Matteo Renzi, impegnato a ridurre l’intera dialettica della sinistra ad un permamente referendum pro o contro di lui, senza mai approfondire il merito delle questioni: al referendum voteremo la sua leadership e il governo, non le riforme oggetto della consultazione.

Credo proprio che siano segni del tempo: le persone prima delle idee, le corti al posto dei partiti e dei movimenti, gli elettori invece dei cittadini. Anche noi, come i liberali egiziani e  gli ufficiali turchi, non abbiamo abbastanza fiducia nella democrazia e vogliamo prendere le scorciatoie, con le regie corte, i superuomini, le democrazie dirette.

 

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