Delitto e castigo

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""Sarebbe tempo di passare da un sistema penale a un sistema risarcitivo"" art. di Carlo Matteo Peruzzini

In Parlamento si sta discutendo la riforma del sistema penitenziario che ha nel sovraffollamento degli istituti di pena il problema più urgente da risolvere.

Essa tuttavia spinge a più profonde riflessioni sul senso del risentimento penale nei confronti di chi delinque. Tanto più che il cosiddetto valore aggiunto della componente riabilitativa e rieducativa della detenzione carceraria, alle attuali condizioni, è sottoposto ad aspre critiche e a un serio riesame.

Allo stato dell’arte, il provvedimento di pena comporta una spesa (mantenimento, gestione, spazi, personale di polizia, amministrazione, sanità, volontariato, e quant’altri soggetti coinvolti) che costituisce una beffa che si aggiunge al danno perpetrato nei confronti della società danneggiata dagli eventi criminosi.

In altre parole, dopo aver subito il danno, dobbiamo anche mantenere a far niente chi ci ha danneggiato.

Sarebbe tempo di passare, visti i bilanci di Stato e le relative Manovre di aggiustamento cui tutti siamo chiamati a contribuire, da un sistema penale a un sistema risarcitivo: chi ha danneggiato deve pagare.

E mantenersi così da sterilizzare le spese di detenzione.

A maggior ragione se chi ha fatto danni viene dall’estero, e non ha mai contribuito al benessere e alla ricchezza della nostra comunità, ma è venuto solo nella prospettiva di delinquere, in maniera sporadica oppure organizzata, magari per sfuggire a sistemi di pena ben più aspri e suasivi. Dobbiamo smettere di essere il Paese dei balocchi, se la Repubblica è fondata sul lavoro, allora chi ci ha danneggiati lavori così da risarcirci.

E cominciare a presentare anche all’esterno un volto di serietà e credibilità che nella congiuntura di crollo universale dell’accreditamento internazionale, non può che giovarci, oltre che rappresentare un vigoroso deterrente all’ingresso nei nostri confini della feccia del mondo.

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