Dedicato a coloro che ci vogliono … sottomessi

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A San Felice sul Panaro i pasdaran dell’accoglienza vogliono dare gli edifici pubblici agli islamici. Ma questa volta, gli italiani non piegano la testa e il progetto è bloccato. Si sentono le parole della canzone più amata degli italiani, La leggenda del Piave: - Non passa lo straniero -.

 


Quanta retorica nel sotto titolo, però, mi piace. La notizia è vecchia di alcuni giorni, ma è una voce cui bisogna dare il giusto risalto. A San Felice sul Panaro si cercava un luogo, dove riunire le giovani leve della comunità islamica per insegnare loro la religione dell’islam e la lingua araba (si vede che in casa si parla solo italiano e il dialetto modenese!). Non ci sarebbe nulla di male (forse), sennonché, la ricerca cade su un edificio scolastico e quindi dello Stato Italiano. A prescindere, che i ragazzini provenienti da altri Stati e che si vogliono trattenere in casa nostra dovrebbero imparare la lingua, gli usi e costumi di chi li accoglie, io non me la prendo con chi ha fatto la richiesta per la concessione delle aule, ma con quei geni che l’hanno concesso. Ora, come amo ripetere – Se 9 uomini su 10 concordano sulla stessa cosa, il 10 uomo ha il compito di investigare per trovare gli errori degli altri. Ed io, lo faccio! Una piccola analisi porta a dire che in tutte le parti d’Italia esistono drappelli pasdaran nostrani che impongono il loro volere. Di solito sono persone che hanno un uso distorto di quello che nostro Signore ci ha donato: ovvero le celluline grigie come direbbe Hercule Poirot, personaggio di fantasia della grande scrittrice Agatha Christie. Il problema, però, è che spesso queste persone occupano sedie importanti. Presidi e rappresentanti d’istituto fanno valere il loro peso su questioni che dovrebbero avere una maggiore riflessione. In ogni caso, è grazie a queste persone che la Lega viaggia, secondo i sondaggi, oltre il 30% dei consensi degli italiani. Prendere decisioni che sono poco comprese, se non rigettate dai genitori degli alunni, non paga in termini elettorali. In effetti, papà e mamma spesso non replicano o evitano di protestare per evitare rappresaglie sul figlio che spesso non è una “cima”, ma che viaggia fra il 5 e il 6, piegando così la testa (e non mi si dica che non è vero. A pensar male, si fa peccato, ma spesso ci si prende), per non vedere la bilancia pendere per il voto inferiore. A quel punto il marito o la moglie preferiscono dire all’altro: – Lascia stare, altrimenti ci rimandano la “rapa” -. Tuttavia, come diceva Giovannino Guareschi: – Nella cabina elettorale, Dio ti vede, Stalin no! – Non solo, ma le persone intervistate per le vie di San Felice non mugugnavano a denti stretti e sottovoce, ma lamentavano a voce alta il loro disaccordo. Sta di fatto che c’è stato un ripensamento e la situazione è rientrata nella normalità: come accade in una nazione normale. Ma fino a quando? Sicuramente fino alla fine di questa tornata elettorale. Sì, perché se è vero che l’attuale governo del comune è in mano a una lista civica riconducibile alla sinistra, dopo i risultati elettorali del 4 marzo 2018 ci si appresta un cambio di colore: dal rosso sbiadito a un verde acceso. Sarà per questo che forse da Via Rainusso a Modena, è arrivato qualche suggerimento sul non dare al centro destra altri vantaggi.

Termino l’argomento con un piccolo pensiero rivolto ai lettori di Bice che hanno acquistato e letto il mio romanzo Colpo di Stato 8 giorni a Natale 2016. Come avete potuto costatare, sono tante le cose che vi ho rivelato in anticipo e in tempi non sospetti. Presto questi invasori vorranno altro come se fossero al loro paese di origine e, noi, grazie ai cattocomunismi, ai buonisti, ai radical chic e ai talebani dell’accoglienza, gliele daremo snaturando ancora di più il nostro, ormai, ricordo di essere una nazione, un popolo, con la sua cultura e una sua storia, tanto da farmi dire di essere un esule in Patria. A ogni buon conto, comincio a pensare che molto presto avrò nuovi amici.

Altri esuli in Patria.

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