De senectute

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Rottamare i vecchi politici? Come se la Juve licenziasse Pirlo e Buffon, anzi molto peggio
art. di Arcobaleno

La Juventus ha due fuoriclasse: Pirlo e Buffon. Sono tutti e due vecchi. La Juventus, per dare un segnale serio di rinnovamento, potrebbe licenziarli. Poi perderebbe lo scudetto e forse anche il secondo, il terzo e il quarto posto. Infatti non li licenzia e se li tiene stretti.

Il Pd aveva due soli fuoriclasse in squadra: Veltroni e D’Alema. Molto diversi tra loro – come Pirlo e Buffon – ma entrambi con qualità politiche di anni luce superiori a quelle del resto della squadra. Il Pd ha deciso che i loro sessant’anni – più o meno – sono troppi e li ha pensionati. Ha deciso di puntare su nomi nuovi: un certo Speranza (del quale non ricordo il nome di battesimo), Pietro Grasso, quel Galli di Confindustria, Gentiloni, Sassoli, Marino, Alessandra Moretti, eventualmente Saccomanni… Roba forte. Certo non hanno nessuna esperienza politica, certo, non sono mai stati tra il popolo, non hanno la scuola delle battaglie dure in assemblea, o nelle fabbriche, o in congresso, certo non hanno carisma, hanno poca dialettica, non si sono formati su degli ideali, non hanno studiato politica, non sono molto colti, magari non sanno neppure cos’è la perestrojka e non hanno letto – né sentito nominare – Lukács o Labriola… ma che conta tutto questo? Loro sono giovani o comunque sono neofiti della politica. E chi ha vinto le elezioni? Le ha vinte Grillo, si sa (anche se è arrivato terzo); e cosa vuole Grillo? I neofiti. Dunque, se vuoi combattere Grillo, devi giocare d’anticipo e mettere tu dei neofiti, eliminare tutti i leader e le donne e gli uomini carismatici e di esperienza, di qualità, e sostituirli con persone incolori, inesperte e senza nerbo. E così è stato.

Non mi preoccupo per Veltroni e D’Alema, messi alla porta senza una ragione (cosa hanno fatto di male? Hanno rubato, hanno ucciso qualcuno, hanno distrutto il loro partito? Non mi pare, Veltroni alle elezioni del 2008 ha preso un po’ più del 37 per cento dei voti, contro il 29 per cento di Bersani, e D’Alema, quando è stato segretario del partito, ha sbaragliato Berlusconi prima in Parlamento, nel 1995, e poi alle urne, nel 1996…). Mi preoccupo per l’ulteriore cerimonia di distruzione e di mortificazione della politica che si sta celebrando. Mettere un ragazzino sconosciuto di nome Speranza nel posto che fu di Ingrao, di Natta, di Napolitano, di D’Alema (e di Andreotti, di Moro, di Martinazzoli…) non è un gesto di rinnovamento, è una specie di superstizioso sacrificio rituale celebrato sull’altare del Dio Grillo e degli Dei grandi-giornali-borghesi. E’ la politica che si inginocchia di fronte all’antipolitica. E di conseguenza, e di riflesso – ed è il problema vero – è la politica che si umilia e si ritira chiedendo perdono e lasciando tutto la spazio agli altri poteri, soprattutto al potere dell’economia, della finanza, e ancor di più ai poteri stranieri. Quando la politica si ritira è il momento del ritiro anche della democrazia. Non vi fa paura? Siete soddisfatti che forse il grillismo imperante, e che sta dominando in tutti i partiti, porterà ad una forte riduzione dei costi della politica (lo 0,0-0,04 per cento del pil) anche se il prezzo da pagare sarà la sospensione o la fine della democrazia politica? (Articolo di Piero Sansonetti, del 22 marzo 2013 scritto per Il Foglio)

 

Ho voluto riportare questo articolo del noto giornalista Sansonetti, perché, anche se non ne condivido la fede politica, aderisco pienamente all’analisi che viene fatta.

Qualche giorno prima delle elezioni, in occasione della presentazione di un Senatore, che è stato anche Ministro, che venne ad illustrarci la valenza di una legge che porta il suo nome, spiegandoci di come mantenga ancora tutta la sua valenza ed efficacia a distanza di 12 anni dalla sua emanazione, ebbi a sollecitare i presenti a scegliere uomini e donne, per il Parlamento che avessero capacità e competenze, perché a loro si debbono le future norme che dovranno modulare le vita dei cittadini .

Perché la politica, dovrebbe essere una cosa seria.

Da Aristotele in poi, al quale possiamo far risalire la prima definizione di “”politica”” (dal greco p???t????, politikós) legata al termine “”polis“”, che in greco significa città, la comunità dei cittadini Da quel tempo in poi, dicevamo, da quando si è smesso di trovarsi nell’Agorà per discutere e prendere le decisioni così alla bene meglio all’interno di una piazza, con i presenti chiunque essi fossero, da quando si è capito che non sempre il popolo è in grado di assumere certe decisioni, ovvero dalla scelta di Barabba al posto di Gesù, chi fa politica dovrebbe avere consapevolezza.

Chi si candida per essere eletto, chi vuole mettere il proprio tempo a disposizione di un popolo per legiferare, mettere insieme norme, stabilire l’andamento economico e determinare le relazioni comunitarie ed internazionali, dovrebbe avere cognizione di quello che deve andare a fare.

Vogliamo spendere una riga per far riferimento alla magra figura che abbiamo fatto con i Marò? Ebbene il ministro designato dalla squadra voluta da Napolitano con al vertice Monti, doveva essere il meglio che l’Italia potesse offrire. Ebbene quella squadra, con i sapienti nazionali, di fronte ad una vicenda così delicata, dove dall’altra parte abbiamo l’India, non ha saputo prendere le decisioni giuste, il ministro andava da una parte e il Premier col Presidente della Repubblica da un’altra…..

Questi però sono il meglio del meglio che Napolitano e Monti nel novembre 2011 hanno
saputo tirar fuori dalle università, dalla professioni, dalla società civile!

Questi uomini e queste donne che rappresentavano l’elite hanno portato l’Italia fin qui, e nonostante le loro indiscusse capacità non sono riusciti a fare politica. Allora, dove andremo a finire con al vertice ignoranti, sconosciuti, facce nuove prive di storia, ambiziosi legati all’apparato da generazioni, che al più sono stati per tutta la vita nei palazzi senza aver mai veramente svolto una professione, essersi laureati ed aver provato sul campo e mettere insieme l’oggi con il domani, ad assumersi delle responsabilità nei confronti dei propri colleghi o dipendenti, nei confronti di un cliente o di un problema. Anche i rappresentanti delle due camere sono sempre e solo stati dei dipendenti dello Stato. Non hanno mai avuto il problema del “fine mese” tanto lo stipendio, e che stipendio, era loro assicurato, sia che si fossero ammalati, sia che volessero andare un vacanza…. Non c’è mai stato il rischio di perdere il posto, che la fabbrica chiudesse o che qualcuno facesse loro dello stalking, hanno vissuto in un bell’ufficio, viaggiato a spese nostre, goduto dei privilegi dei dipendenti pubblici ed oggi sono Presidenti delle camere….

In effetti già dalle prime battute i problemi che questi sentono cogenti sono per la Boldrini[1] l’esistenza della parola “clandestino”, per Grasso[2] la parola chiave è “trasparenza” come quella adottata da lui medesimo quando è stato candidato come capolista PD nel Lazio senza passare dalle primarie, (o prima è stato nominato al capo dell’Antimafia al posto di Caselli) mentre per i rappresentanti dei grillini l’emergenza è quella d’isolarci dall’Europa andando a protestate con qualche scalmanato e cercare di raccogliere consensi – in caso di nuove elezioni – per impedire la conclusione dei lavori della TAV !

 

Non voglio dilungarmi oltre, il mio sentire ormai è chiaro: non dovrebbero essere eleggibili ed ambire a ruoli di governo, coloro che nella loro vita non hanno dimostrato di “saper fare”, quelli che non hanno rispettato le regole: che sono stati piazzati lì, magari in un posto ambito e di privilegio solo perché amici di, parenti di, raccomandati da, coloro che non hanno esperienza del paese, che conoscono i lacci e lacciuoli necessari ai cittadini per intraprendere, per essere operosi e dimostrare così che non è il servo di partito che ottiene il potere, a prescindere…..

 

                                                                                                                                  Arcobaleno

              



[1] inserita nelle liste di Sel da Vendola senza passare per le primarie, e come si legge su Il Foglio del 19/3/2013 “La Laura Boldrini ha un peccato originale anzi due o tre: si è candidata con Vendola, ha preso il 3 virgola 2 per cento, ha fatto pratica di assemblee nella famosa palude dell’Onu (dove pare siano un po’ avvinazzati). Doveva stare tra i banchi a fare pratica, gavetta, non essere celebrata come matricola della Repubblica, insieme a Grasso, all’inizio della legislatura che si spera la più corta della storia.”

[2] da: Il Foglio del 19/3/2013 “Grasso da tempo è sostanzialmente fuori servizio, come certi ascensori. La carica di procuratore antimafia lo avrà anche avuto tra i più fattivi attori della lotta a Cosa Nostra, ma nei ritagli di tempo tra una presentazione e l’altra di libro, quando non era di rigore la scrittura di inutili pamphlet à la mode de Savianò, quando lo permettevano le partecipazioni televisive plurime. (…) Però non c’era conferenza pubblica (inutile) nel corso della quale Grasso non facesse scivolare una, due, tre allusioni al dopp
io livello delle stragi, ai mandanti occulti e cazzate simili, buffonate di cui l’Italia dovrebbe ridere e piangere, invece di applaudire stordita da anni di pomposità retorica e di agende rosse e misteri buffi. Eppoi, cose che tratteggiano il profilo di un furbastro, la cui sicura conferma viene dalla fisiognomica, Pietro Grasso sbandierava il suo passato inquirente, la solita amicizia con Giovanni Falcone (quanti amici quell’uomo solo), risultati che hanno sempre molti padri. Ma alla fine nella sua Palermo l’unica operazione giudiziaria di grido da lui compiuta è stata quella di incastrare, derubricando l’accusa di favoreggiamento mafioso a quella di favoreggiamento semplice, il povero Totò Cuffaro. Una preda dolce e facile, di cui tutti sapevano che ai mafiosi della sanità e del sistema di consenso regionale al massimo poteva offrire una intercettazione e un cannolo, chissà se intuendo chi erano davvero, perché come Mirello Crisafulli sull’altra sponda politica era il tipo di siciliano che ama la società in cui vive, e se la principale organizzazione criminale ha un’estesa ramificazione e presenza familiare e sociale, e politica, io la “lotto” – come dicono nell’isola – con mezzi politici acconci, e pazienza per i marciatori giacubbini.

Questo doveva essere detto. (…) che è un parvenu della politica ma una vecchia volpe, un soggetto inautentico, una carriera giudiziaria e una fulminante carrierina politica inconcusse ma tremendamente ambivalenti. Per lodare il presidente del Senato, se dura, ci sarà tempo”

 

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