Dare un senso alla politica

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“Oggi la politica si è allontanata dalla gente, vive di una realtà propria ed autosufficiente, è troppo verticista e sempre meno partecipata, ha difficoltà a dare risposte concrete ai problemi concreti.Va recuperata la visione del mondo classico che considerava la “Politikè” come la più alta e la più nobile delle attività umane”. Articolo di Giovanni Bertoldi

  

Parto dal fatto che oggi nella gente è sempre più percepibile un senso di repulsione e pregiudizio per la politica, che a volte trascende nel disgusto. Ho sempre pensato che le sterili critiche servano a poco e quindi se una cosa non va, bisogna cercare di cambiarla. Ma un cambiamento, non può prescindere dalla costituzione di un nuovo patto tra cittadini e politici, un’alleanza terapeutica per curare i malanni che hanno contagiato il Paese. Se il cittadino non concede almeno il beneficio d’inventario alla buona fede dei politici, permanendo il pregiudizio, nessun individuo integro e animato di buone intenzioni si avvicinerà alla politica: il qualunquismo in negativo paradossalmente finisce per favorire i farabutti, che useranno la politica per se stessi o per gli interessi che rappresentano (economici, ideologici, culturali, ecc.).

Non dimentichiamo che esistono molti politici che dedicano tempo ed energie a questa passione senza alcun tipo di ritorno economico,  anzi spendendo di tasca loro ingenti  risorse personali e di tempo….i politici diventano una casta soltanto da un certo punto in poi. Coloro che vivono la politica come volontariato bello e buono devono essere visti con rispetto, indipendentemente dalla fede politica.

Oggi la politica si è allontanata dalla gente, vive di una realtà propria ed autosufficiente, è troppo verticista e sempre meno partecipata, ha difficoltà a dare risposte concrete ai problemi concreti.

Va recuperata la visione del mondo classico che considerava la “Politikè” come la più alta e la più nobile delle attività umane.

Dobbiamo superare una visione dicotomica della politica: da una parte l’aspetto mediatico e comunicativo, intriso di demagogia, di slogan e di frasi tese ad imbonire il cittadino; dall’altra l’aspetto  interno, per gli addetti ai lavori, fatto di conquista di poltrone, di interessi economici, di sete di potere (un potere spesso solo illusorio), di ambizioni, di manovre di palazzo, di negoziazioni estenuanti.

In questo senso la politica assomiglia all’arte della guerra, con i generali che pianificano la battaglia, le strategie della campagna militare, gli assedi, le alleanze….ma una guerra porta con sé il corollario di morti, di feriti, di carestie,  di dolore….

Io stesso che vivo dall’interno la politica, resto  sconcertato nell’assistere a scontri intestini ai partiti che sembrano guerre tra bande. E la cosa riguarda entrambi gli schieramenti: se nel PDL assistiamo a fibrillazioni all’interno tra le diverse componenti, divise per partiti di provenienza, nel PD assistiamo alla resa dei conti tra la parte che fa riferimento a Bersani e a quella che fa riferimento a Franceschini, il perdente delle primarie.

Per non parlare del perpetuarsi di contrasti preconcetti privi di contenuti tra le diverse forze politiche: basta guardare un qualsiasi dibattito televisivo per rendersene conto.

Quanto tempo perso, quante energie sprecate….perché non impiegarsi più utilmente, cercando di evitare di dare l’impressione che risolvere i problemi della gente sia un’attività secondaria!

Perciò da socialista chiamo tutti ad un impegno appassionato che  sia  rivolto al presente ma soprattutto al futuro e all’eredità che consegneremo  alle future generazioni. L’esatto contrario del disimpegno!

Tutto passa da una elaborazione di proposte politiche. Oggi che il contesto partitico è bipolare, i partiti sono diventati organismi plurali in cui confluiscono esperienze, storie politiche, sensibilità e identità diverse. Queste differenze possono diventare una ricchezza se non diventano motivo di scontro o tentativo di prevaricazione, ma terreno di cultura per proposte nuove, originali, se riempiono di contenuti l’agire politico.

Si deve favorire un maggiore contatto con l’elite culturale e tecnica e si deve pensare a come fare  approdare alla politica il fior fiore della società, costruire un’autentica “aristocrazia”, nel senso letterale del termine. Oggi nei ranghi della politica sono reclutati troppi  individui che brillano solo per mediocrità ed ambizione. Perché sono sbagliati i sistemi di reclutamento e di elezione. Se parliamo del Parlamento Italiano la scelta dei candidati viene fatta dai vertici romani che hanno tutto l’interesse ad inserire le persone più fedeli e che seguono pedissequamente le indicazioni provenienti dall’alto.

Per le elezioni in cui vige la preferenza, si assiste all’inquinamento del denaro: più soldi reperisci, più probabilità hai di essere eletto.

Il caso di Motti, attuale parlamentare europeo, è paradigmatico. Ha sviluppato una campagna elettorale senza un’appartenenza politica (contrattandola al’ultimo momento con l’UDC), senza proposte concrete, senza un’ideologia, senza un’esperienza politica….ma ha messo a disposizione alcuni milioni di Euro, che gli hanno valso l’elezione.

La forza di una parte politica dovrebbe essere tutta nelle proprie idee e la mission dovrebbe essere la crescita del Paese, tutto il resto sono interpretazioni improprie.

La classe politica si deve ammantare di un nuovo senso di responsabilità e sottrarsi dall’astrazione, lavorando concretamente per dare risposte pronte ed incisive ai problemi della società, sì da lanciare il Paese ad affrontare le sfide del futuro.

Il fine ultimo della politica è il miglioramento della vita di tutti e ciò si realizza con un agire coraggioso e con  riforme dirompenti al di fuori di schemi precostituiti.  Dio sa quanto questo Paese ne abbia bisogno, ingessato com’è nel vecchio, negli apparati, nelle lobby, nei diritti acquisiti….

Ma il disegno si completa se si riflette su quale è il compito cui deve assolvere la politica.  Si è enfatizzato l’aspetto economico e materiale, trascurando  la  felicità e la qualità di vita della gente. Questo concetto si traduce  nella ricerca di una giustizia efficiente, nella semplificazione burocratica, nella riconquista di ritmi di vita compatibili con l’uomo e  la sua  famiglia, nel recupero di maggiori sicurezze, in una vita più serena che abbia il sapore di essere vissuta con pienezza, nella fiducia per il futuro.

Il futuro, soprattutto per i giovani,  è qualcosa da cui bisogna difendersi, è spaventevole, non è un luogo da colonizzare, non è un luogo in cui avventurarsi per dare il meglio di loro. Ma che mondo possiamo ideare se il futuro è pauroso?  Come possiamo progettare un’esistenza, coltivare i nostri sogni, i nostri desideri….senza avere fiducia nel futuro?

La nuova sfida per la politica deve essere di dare un senso alla vita delle persone, di realizzare una società capace di crescere, di produrre sogni, desideri, progetti.

Altrimenti rischiamo di creare generazioni di Italiani infelici, stressati, frustrati, alienati, insicuri, terrorizzati, che vivono nel disagio. Basti guardare quanti italiani oggi assumono psicofarmaci o si rivolgono a cure psichiatriche o psicologiche. Si tratta di segnali che sono un avvertimento per tutti noi!

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