Dalle terre di Abruzzo

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Note, appunti e testimonianze scritte  da una volontaria presente nelle zone terremotate

 

Domani andremo di nuovo. Lì il servizio dei volontari è talmente variegato e ancora tanto importante. Ci stiamo organizzando con l’associazione perché dopo Pasqua, quando le colonne dei volontari che vengono da fuori torneranno a casa, le tendopoli non rimangano senza assistenza. Dopo Pasqua avranno un momento importante tutte le associazioni che operano nel sociale , sicuramente quasi tutte abruzzesi, per mantenere vivo il rapporto con le popolazioni dei campi, per avviarle prima possibile ad una sensazione di vita “”normale””…

 

Non è facile vivere nelle tende, senza tavoli, né sedie, senza sapere cosa fare tutto il giorno, vagando ancora sbandati nel campo stesso o per la città alla ricerca di un punto conosciuto, di un ricordo.

 

C’è da dire che in nessuna situazione di emergenza verificatasi finora, già dopo 24 ore dalla tragedia, erano montate quasi 10.000 tende dando una copertura a migliaia e migliaia di persone.

Ci vuole tempo! I luoghi colpiti sono tanti, pian piano(relativamente) tutti i campi vengono attrezzati con bagni chimici, cucina da campo, acqua calda…

In contemporanea gli specialisti hanno iniziato a verificare l’agibilità delle case: quelle pericolanti vengono abbattute, quelle agibili ben presto saranno nuovamente abitate dai loro padroni.

Dalle tendopoli ogni giorno qualcuno va via perché ha trovato accoglienza presso amici o parenti in altre città, o presso le innumerevoli famiglie sconosciute che hanno messo a disposizione una casa o una stanza, o presso le tante strutture alberghiere  convenzionate con lo Stato.

Quando le tendopoli si saranno stabilizzate con i loro abitanti, si potrà fare una stima esatta delle persone senza più una casa. Adesso sono proprio tanti coloro che hanno paura e dormono fuori di casa, anche se non hanno avuto nessun danno.

 

Quando il numero degli sfollati sarà definitivo allora queste persone dovranno iniziare una nuova vita in moduli abitativi, vivranno lì fino a quando la loro casa non verrà ricostruita.

 

Pian piano la vita sta ricominciando, chi ha riaperto il bar rimasto illeso nel terremoto, chi la piccola ferramenta, chi il chiosco della frutta. L’acqua non è ancora potabile, ma si sopperisce con l’acqua in bottiglia, i prezzi rimangono bassi e onesti. Almeno in questi posti che ti ho descritto per fortuna è così.

Il terremoto ha costretto un po’ tutti a riflettere sulla velocità della vita, sulle futilità delle cose, sull’importanza dei rapporti umani.

 

 

N.B. Questo testo ci è stato recapitato da un affezionato lettore di Bice: Antonio da Francavilla

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