Dalle braci alla pagella

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Superato positivamente lo scoglio del Quirinale, l’elezione del Presidente della Repubblica, che ha tolto dai carboni ardenti la politica italiana, lo archiviamo affibbiando qualche voto qua e là.

 


È terminata l’elezione del Presidente della Repubblica, che ha tolto dai carboni ardenti la politica italiana, impantanata nella impossibile scelta di un nome nuovo, o di un usato sicuro, lasciando ipotizzare l’approdo della legislatura alla sua data naturale. Superato positivamente lo scoglio del Quirinale, lo archiviamo affibbiando qualche voto qua e là.

Sergio Mattarella: voto 10, per i sette anni conclusi e per quelli che sta avviando, anche se non so con quanta voglia di fermarsi prima. Sicuramente lo farebbe quando ciò non porterà danno all’Italia.

Mario Draghi: voto 8 per il suo operato a Palazzo Chigi; mi è piaciuto meno il suo ambiguo silenzio riguardo al Colle. Capisco come essere primo ministro risulti assai più faticoso del ruolo di presidente della repubblica, soprattutto se contornato dai minus leader attuali, ma soltanto qualche mese fa aveva assunto un impegno con noi Italiani. A me piace quando uno lo porta a termine.

Grandi elettori: voto 5. Sarebbe stato più basso se la paura di votare Draghi, mettendo a repentaglio la legislatura, non avesse convinto a spingere su Mattarella. Motivo sbagliato, ma buon risultato. Sarebbe stato più alto se non avessero accettato di astenersi dal voto, di votare scheda bianchi, di votare nomi dello spettacolo, di votare in modo che fosse distinguibile il voto secondo il gruppo di appartenenza.

Silvio Berlusconi: voto 4. L’arroganza di imporsi come candidato del centrodestra alla sua età, con il suo stato di salute, con la sua fedina penale, le telefonate da parte dei suo amici per raccattare i voti mancanti, gli avrebbero meritato un meno 10 come voto. Ma ha saputo tornare in pista con il ruolo di mediatore, quando già lo si pensava in qualche dorato esilio.

Matteo Salvini: voto 0. È uno che vuole dividere la torta con gli amici mangiandola tutta. Si è mosso male, bruciando candidati a gogo per la smania di dirlo prima alle telecamere che agli altri partiti. Quando poi ha cercato di assumersi il merito della scelta di Mattarella è risultato imbarazzante. Ha distrutto l’alleanza di centrodestra e rischia, nei prossimi mesi, di strafare sentendo sul collo il fiato della Meloni, creando difficoltà al governo, ma quando si è in fase di immagine negativa è come sputare controvento.

Giorgia Meloni: voto 5. Si muove con abilità, ma ha accettato di votare Berlusconi, definendolo una figura autorevole, di equilibrio, di prestigio internazionale, di rappresentante dell’unità della Nazione. Beh!

Enrico Letta: voto 4. Ha portato a casa il risultato, ma Il Pd non ha avuto il coraggio di proporre un proprio candidato, neanche quello di bandiera, arrivando un giorno a non votare. Inoltre non ha saputo muoversi per arrivare all’elezione con un accordo di maggioranza già fatto.

Giuseppe  Conte: voto 4. Anche lui può essere contento del risultato, ma ormai ha perso il controllo del M5S, ritornato a Di Maio. Questa era probabilmente la sua ultima occasione per ritrovare una autorevolezza interna e l’ha mancata. Anche lui nei mesi scorsi non ha lavorato per trovare un accordo con le altre forze politiche.

Popolo italiano: non pervenuto, ma gli è andata bene.

 

 

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