Dalla tastiera alla piazza: le proteste dei cittadini italiani esasperati dalle conseguenze dell’immigrazione clandestina

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Alberto Venturi

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L’immigrazione clandestina è la conseguenza, non la causa dei nostri problemi italiani. Tor Sapienza è l’esempio calzante di come non riusciamo a reagire in modo razionale, ma ci abbandoniamo a tumulti, manipolati da estremisti fascisti e razzisti.

 

E’ grande la confusione che regna sotto questo nostro cielo, mettendo a cuocere nello stesso calderone problemi che hanno origini e sviluppi diversi: crisi economica, migrazioni, libera circolazione delle genti, immigrazione clandestina, rifugiati politici, profughi, criminalità organizzata, come confermano i tumulti di Tor Sapienza, i cui abitanti chiedono: via i rom e le prostitute, via i rumeni che dormono in camere di fortuna affittate in nero, via gli spacciatori di droga nel Pigneto, basta degrado urbano, no ai trasporti pubblici inesistenti, via gli abusivi. Se questi sono i problemi, che ho riportato da dichiarazioni virgolettate degli abitanti, perché  prendersela con un centro d’accoglienza? Tra l’altro accusano Marino, quando in realtà fu approntato dalla Giunta Alemanno, ma Marino non è meno colpevole dei suoi predecessori e il suo sventolato impegno puzza di mossa mediatica per fare decantare gli umori.

La rivolta in piazza è lo sfogo esasperato contro l’anello più debole della catena, a prescindere da ogni ragione logica. Le difficoltà economiche e la sfiducia nelle istituzioni e nella politica, sfruttate da bande fascistoidi e rigurgiti razzisti, sono il vero motore dei tumulti, perché una mente razionale capirebbe che in uguale misura vanno combattuti i proprietari degli appartamenti affittati in nero, gli italiani gestori dello spaccio,  i Rumeni che non sono ‘clandestini’, ma cittadini europei liberi di muoversi, le scelte del governo in tema di mobilità sostenibile e quelle romane in un presidio del territorio in termini di legalità, di urbanistica, di servizi.

Basta una scintilla ad accendere tumulti, nella realtà e nel mondo virtuale (sempre di una piazza si tratta), con la differenza, rispetto al passato, che in internet la bugia di un invasato ha lo stesso peso e valore di una notizia vera, facendo assurgere un dramma come l’immigrazione clandestina a causa di tutti i problemi e di tutti i mali. Ci ricordiamo, a Fiumicino, i genitori che non volevano nella materna, la bambina Chanel, tornata da un viaggio in Uganda con la famiglia (suo padre è un italianissimo carabiniere), per paura dell’ebola? Una paura senza motivo, se non ilcolore della pelle e un continente per noi sconosciuto, che ci sembra una cosa sola. Ovvero, ignoranza pura, che ha contagiato internet e sta contagiando le piazze. Siamo indotti a pensare che ognuno valga uno, non importa quanto sappia o se sappia, per cui la mia opinione è autorevole come quella del più grande studioso sul tema e guai a chi dica il contrario.

Se volessimo risolvere i problemi davvero e non sfogare le nostre frustazioni, potremmo cominciare ad ammettere che non siamo capaci di fronteggiare il fenomeno dei clandestini: non possiamo respingerli al loro arrivo per motivi umanitari, almeno quelli che vediamo arrivare (gli altri volano o viaggiano con soggiorni turistici, oppure nei camion, nei treni, in auto, a piedi); non riusciamo ad espellerli quando perdono il diritto di soggiorno o quando compiono reati; non li proteggiamo dallo sfruttamento di avventurieri imprenditori o di bande criminali, non li distinguiamo dai rifugiati e dai profughi; oscilliamo fra un buonismo che ignora la legalità per motivi umanitari e un razzismo prevenuto.

Il problema dell’immigrazione clandestina, che è la conseguenza e non la causa dei nostri mali nazionali, può essere risolto soltanto diventando una nazione seria, dove le regole vengono fatte rispettare… e mi fermo qui.

 

Gianni Galeotti

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Le recenti proteste, sfociate purtroppo in scontro a Roma ed in altre città, generate da cittadini esasperati dalla presenza massiccia e dagli atti criminali messi a segno da stranieri irregolari, purtroppo non è cosa nuova, nemmeno per la provincia di Modena. Il fenomeno ha interessato nel recente passato, con i caratteri dello scontro sociale e di strada, e con il coinvolgimento di cittadini e forze dell’ordine, non solo le metropoli ma anche direttamente i centri della nostra provincia. 

 

Ricordate Sassuolo negli anni 2006-2008? E ancora prima Modena ai tempi del grande esodo dall’Albania, con migliaia di sedicenti profughi (molti dei quali in realtà dimostratisi clandestini, come succede oggi per gli sbarcati di ‘Mare Nostrum’), e la rivolta dell’area della Crocetta organizzata dai residenti sull’asse della via Nonantolana? A quei tempi, come oggi, di fronte all’assenza e/o all’inefficacia degli interventi istituzionali per fronteggiare le conseguenze di tanti irregolari dediti a furti spaccio e razzie ed all’occupazione del territorio, avevano pensato di difendersi in modo autonomo e diretto.

 

Tornando ai giorni nostri, al di la delle ‘filosofia politica’ che ne sta alla base e al politicamente corretto che taccia di razzismo anche chi si limita a denunciare un problema legato all’immigrazione, l’operazione Mare Nostrum, non seguita da regolari controlli sul reale status di profugo e clandestino, non ha certo aiutato. L’operazione di prelievo di migliaia di profughi/clandestini dalle coste libiche, introdotti in Italia, mantenuti ad oltranza con soldi pubblici, e poi lasciati liberi di fare perdere le proprie tracce e di vivere di espedienti o con contributi pubblici sul territorio, non ha fatto altro che incrementare ulteriormente una quantità di stranieri irregolari e disperati già enorme di per sé e comunque completamente insostenibile per uno stato sociale già distrutto dalla crisi. 

 

Se a questo aggiungiamo le politiche territoriali che anche in tempi di maggiore crisi hanno continuato a richiamare migliaia di immigrati con la promessa di casa, servizi e contributi a fondo perduto in cambio di nulla, allora è facile aspettarsi l’aumento della soglia di tolleranza, non nei confronti degli stranieri ma nei confronti del sistema, di chi da sempre contribuisce al sistema e che nel momento del bisogno causato dalla crisi non riceve nulla.

 

Ciò che fa davvero esasperare i cittadini, è vedere che ci sono, soprattutto a livello istituzionale, politico, e spesso anche giuridico, due pesi e due misure non solo nell’elargire assistenza, servizi e contributi ma anche nel considerare, e nel giustificare, atti di inciviltà, arroganza e violenza (anche solo verbale ), a seconda che questa sia espressa da uno straniero, soprattutto se irregolare o nomade, o da un cittadino comune (italiano o straniero regolare) nei confronti di uno straniero o gruppi di stranieri. I primi, di fronte allo stesso gesto, sono considerati disperati e vittime, i secondi sono considerati razzisti e carnefici. Questo è quello che fa ‘incazzare’ la gente. 

 

Questa discriminazione all’incontrario porta a dipingere ed a punire come ‘brutto, cattivo e razzista’ chi, di fronte ai timori, al disimpegno e all’inefficacia della politica soprattutto sul fronte preventivo, decide di dire basta e spinto dalla disperazione decide di esprimere il proprio disagio protestando con toni forti e scendendo in strada; la stessa discriminazione che ha visto legittimare ed osannare anche mediaticamente i violenti e delinquenti che hanno assaltato e distrutto l’auto di un Parlamentare distintosi per avere evidenziato e denunciato l’illegalità, il degrado ed il pericolo sociale diffuso nei campi Rom (tradotto in linguaggio politicamente scorretto ma di facile comprensione, ‘zingari’). 

Ciò, ovviamente, non giustifica né la cosiddetta ‘giustizia fai da te’, né tanto meno atti di violenza o di inciviltà commessi da parte di stranieri. Entrambe sono inaccettabili ma ci aspetteremmo che come punto di partenza venissero considerati allo stesso modo e senza distinzione di etnia e ceto sociale o appartenenza a organizzazione sociale. Un segnale forte da parte delle istituzioni in questo senso avrebbe già un buon effetto nel placare gli animi. Se a questo fosse aggiunto ciò che tutti gli stati moderni europei, non hanno paura a fare, ovvero prevenzione e contrasto serio alla clandestinità ed all’irregolarità, la fonte dei problemi inizierebbe non dico ad esaurirsi ma a ridursi, almeno in termini numerici. Una cosa è certa e la storia recente lo conferma: uno Stato che per primo non afferma con forza e con orgoglio il proprio ruolo nella difesa dei cittadini onesti dagli attacchi di minaccia la loro sicurezza e la loro libertà, non farà altro che agevolare (pur indirettamente ed involontariamente), il lavoro di chi, da pedina o da regista, punta minare le fondamenta del nostro stato sociale. 

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