D’Alema e il Salmo 103

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""La vera natura, l’indole di un uomo, si svelano quando è in preda all’ira ed egli si mostra per quello che è realmente, immagine talvolta profondamente in contrasto con quella, bonaria e cortese, che ingannevolmente mostra al mondo"". articolo di Maria


Ho sempre pensato che la vera natura e il valore degli esseri umani si manifestino in precise situazioni, non necessariamente situazioni  difficili, in ogni caso situazioni rivelatrici.

Il dolore fortifica le anime degne ma rende crudeli le  persone meschine.

La classe di una signora si manifesta nel garbo e nella sollecitudine che mostrerà nel ringraziare chi le ha fatto un dono, grande o piccolo che sia; l’assenza di vera classe fa comportare diversamente.

Nelle situazioni d’emergenza, quando tutti sono in preda al panico, solo chi ha attitudine al comando non perde la testa, sa  prendere decisioni, sa trattare con subalterni e superiori.

La misura del valore di un uomo secondo me è rivelata dal suo essere forte e mite insieme, forte con i potenti, mite con i deboli, cosa piuttosto rara, è ben più frequente l’opposto.

Il successo, che sia vincere il Premio Nobel, o essere eletto caposcala nel condominio, rende insopportabilmente vanagloriosi  i mediocri, mentre è accolto  con  semplicità dai grandi.

Tutte queste osservazioni derivano dalla mia esperienza diretta; potrei proseguire con altrettanti esempi, ma desidero soffermarmi su uno in particolare, argomento dell’articolo.

Io credo che, soprattutto, si svelino la vera natura e l’indole di un uomo, osservando le sue reazioni quando è in preda all’ira.

Nell’ira, infatti, cadono le inibizioni, si dissolve la patina di civiltà (che per alcuni è per l’appunto appena una patina superficiale) e compare  la rozzezza; vengono a mancare i termini  melliflui  e prendono il sopravvento le parole  triviali; scompare la gentilezza fasulla che  lascia il posto alla villania…E l’uomo si mostra per quello che è realmente, mostra la sua vera natura, talvolta profondamente in contrasto con l’immagine bonaria, cortese e mite che ingannevolmente mostra al mondo.

E talvolta il contrasto è tale da essere agghiacciante.

Venendo al titolo, all’accostamento tra D’Alema e il Salmo 103, esso mi è venuto spontaneo.

Se fosse possibile stilare una graduatoria, fra tutti i Salmi  metterei al primo posto lo splendido Salmo 103 che cito[1]. E’ grandioso e consolatore, in ogni sua parte ma, soprattutto, conforta e rassicura, per  come descrive Dio, “lento all’ira e grande nell’amore”…

Anche negli esseri umani queste sono, a mio avviso, doti di incommensurabile valore, doti che danno la cifra delle persone.

Sarebbe davvero migliore il mondo se anche gli esseri umani fossero “grandi nell’amore”…ma la capacità di donare questo immenso sentimento, alle persone, agli animali, alle cose, al mondo intero, non appartiene a tutti e non si può pretenderla.

Ma, almeno, di essere “lenti all’ira”, questo sì, si potrebbe pretenderlo.

Perché nulla sconvolge, spiazza, sorprende e annienta quanto gli improvvisi scoppi d’ira, soprattutto di chi, in grave torto, non solo non lo ammette, non solo non accetta la giustezza degli affermazioni altrui ma, proprio perché in grave torto,  perde le staffe, aggredisce l’interlocutore, lo offende, lo mortifica meschinamente.

E’ cronaca di questi giorni  l’inqualificabile comportamento tenuto dall’On. D’Alema nei confronti di Alessandro Sallusti, vicedirettore de Il Giornale.  Sallusti, come ho detto in un commento tempo addietro, farebbe perdere la pazienza ad un santo, con quell’aria da “falso prete” …ma ciò che affermava civilmente nella discussione a Ballarò era la perfetta verità; inoltre in  quel momento parlava in veste di giornalista e come tale era meritevole del massimo rispetto.

Inoltre, che ad offenderlo sia stato un politico che è anche giornalista, come D’Alema, è doppiamente grave. Il Presidente D’Alema, il giornalista Massimo D’Alema, ha dimenticato di essere in un civile dibattito, su una rete TV nazionale, e si è esibito, concedendosi espressioni da trivio e indirizzando a Sallusti  ingiurie e sguardi da incenerire…Proprio lo sguardo, se devo dire la verità, di D’Alema, mi ha colpito. Mi ha ricordato quello che accade talvolta, quando si guarda una persona, all’improvviso, quando essa non sa essere vista… e si coglie, con sorpresa e con profondo disagio, uno sguardo duro, un’espressione di scherno, o di irrisione, e capiamo che essi sono il vero specchio dei suoi pensieri, come mai ci saremmo aspettati. Una cosa terribile.

Purtroppo il vari fermo-immagine, fra i quali ho scelto l’immagine allegata all’articolo, non rendono il luccichio sinistro dello sguardo di D’Alema, uno sguardo che, a mio avviso, qualche ustione al povero Sallusti deve averla provocata. Per chi non l’avesse visto, nella nota a piè di pagina inserisco il link al video.[2]

I giornalisti pubblicisti, talvolta assai banalmente ritenuti “ figli di un dio minore”, hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri dei professionisti: pertanto un bel procedimento disciplinare se lo possono egregiamente “”beccare”” a loro volta, e così il Consiglio dell’Ordine dei giornalisti del Lazio ha deciso di aprirne uno nei confronti di Massimo D’Alema. Una decisione importante, non certo per l’eventuale danno che a D’Alema ne derivasse, che non ha importanza,  ma per il messaggio rassicurante che arriverà agli iscritti all’ODG e in generale ai cittadini, sull’imparzialità di questo importante organo.[3]

Maria

 



[3] (ANSA) – ROMA, 11 MAG – Il Consiglio dell’Ordine dei giornalisti del Lazio ha deciso l’apertura del procedimento disciplinare nei confronti di Massimo D’Alema. La decisione in seguito alle frasi offensive dette al vicedirettore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, durante la trasmissione Ballaro’ del 4 maggio.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2010/05/11/visualizza_new.html_1791174385.html

 

 

 

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