DAI MIEI OCCHI SOLO LACRIME FIGLIO MIO

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Avevi 19 anni, eri un virgulto pieno di vita, sei caduto dal motorino dopo una lunga serata con gli amici, vicino a casa. Ti hanno portato all’ospedale di Trieste dove ti hanno dimenticato prima al Pronto Soccorso e poi in ortopedia ritenendo che ci fosse solo la frattura di un dito e trauma contusivo alle ginocchia. Quando noi siamo giunti la mattina, abbiamo scoperto che c’era un ematoma alla nuca quindi ti trasportarono al “Cattinara” ma non per curarti. Nessuna terapia è stata eseguita, neanche una radiografia del cranio; sconosciuta l’ora della TAC necessaria per una diagnosi e cura, così come l’ora della consulenza del neurochirurgo. Tu sequestrato in rianimazione. Io e tuo padre ad attendere fuori senza poterti vedere, senza avere notizie, sfiniti nell’attesa. Ci convocarono il giorno dopo alle ore 17 per la prima volta, ci dissero “Paolo è morto” (sic), ma non ci dissero che si trattava di cosiddetta “morte cerebrale” a cuore battente. A noi si spense la luce dell’intelletto. Ci misero in mano un prestampato non intestato, col linguaggio burocratico a noi incomprensibile, però come se fosse stato scritto da noi, pieno di leggi e clausole. Firmammo inebetiti dal dolore. Ma quella, credimi Paolo, non fu una donazione, fu un’estorsione. Capimmo poi che se ti avessero curato con l’intento di salvarti non avrebbero avuto così tanta fretta. Ora sappiamo che è impossibile valutare in un tempo così esiguo sede, estensione e tipo di lesione per la cura. Allora no. Sfiniti avevamo posto totale fiducia nei medici, i tuoi assassini. Poi dalle cartelle cliniche abbiamo capito che la dichiarazione di “morte cerebrale” è stata decisa sul tuo giovane corpo curarizzato e sedato con più farmaci che impiegano ore per essere eliminati. Così come è impossibile valutare la respirazione spontanea su persona addormentata e paralizzata. Paolo figlio mio, i tuoi genitori non ti hanno donato, sono stati truffati da medici affaristi e criminali che al posto di curarti si fregavano le mani per disporre dei tuoi organi vivi. Dai miei occhi solo lacrime.
Ora che so come gira il mercato, ti difenderei come fece George Pickering, quel Padre che salvò suo figlio dall’espianto, armato di pistola in un ospedale del Texas*. George Pickering notava che “si stavano muovendo troppo in fretta: l’ospedale, le infermiere i medici” e si barricò vicino a suo figlio tenendo a bada per tre ore sanitari e polizia per dare al figlio più tempo e dimostrare che dava segni di vita. Il figlio si riprese completamente, ora è l’immagine della salute. Il padre fece un anno di galera ma felice. Senza questa sua determinazione il figlio sarebbe stato ucciso nella tortura e nessuno l’avrebbe saputo.
 
Un fatto simile in Italia probabilmente cadrebbe sotto “l’art. 52 Difesa legittima– Non è punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa” “art.54- Stato di necessità…” e altri del codice penale.
 
Caro Paolo, che la nostra sofferenza serva a cancellare la legge che impone la falsa “morte cerebrale” a cuore battente. Nel XXVI anniversario il nostro ricordo.
 
Silvana Mondo – Mamma di Paolo
Consigliera Nazionale
Lega Nazionale
Contro la Predazione di Organi
e la Morte a Cuore Battente
 
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