Dagli all’untore![1]

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Articolo di A.Z. a metà strada tra il divertissement e la cosa seria, ma quante belle verità ci mostra e ci fa notare.

Se l’attesa è noiosa per noi adulti, in coda alle casse, figuriamoci quanto deve esserlo per i bambini che sono nei passeggini, in basso,  e  vedono  una selva di gambe attorno e, in su, volti indifferenti di adulti, la loro  madre compresa, che attendono il loro turno.

Ho incrociato lo sguardo di uno di loro stamattina, un maschietto di forse un anno, singolarmente  bruttino. Sorrideva speranzoso a tutti gli adulti che lo guardavano di sfuggita, e lo ignoravano, e così ho fatto anch’io, assorta nei miei pensieri;  l’ho guardato distrattamente e non gli ho restituito il sorriso.  Anche perché non sono il tipo che  ad ogni bambino che incontra fa moine e scherzetti…Solo a quelli che mi piacciono. Trovo che, come è una colossale panzana affermare che “sono tutte belle le mamme del mondo” altrettanto lo  sia  affermare che siano belli tutti i bambini, meno ancora che siano tutti carini e simpatici. Io li considero come considero gli adulti, alcuni irresistibili, altri simpatici, altri semplicemente odiosi, o insopportabili,  e li tratto di conseguenza. Però quando quel bambino, forse dispiaciuto del fatto che lo avessi ignorato, ha attirato nuovamente  la mia attenzione con qualche gridolino,  gli ho sorriso, avendo in risposta altri gridolini e le manine tese. Allora, spontaneamente,  ad una simile manifestazione di simpatia, gli ho fatto una lieve carezza, col dorso della mano, sulla guanciotta.

Non l’avessi mai fatto.

La madre, fino ad allora con il pensiero e lo sguardo altrove, mi ha detto: -Non lo tocchi signora, non è igienico!- allo stesso volume usato da chi, nelle strade dell’Ottocento,  scandiva le ore, dicendo  -E’ mezzanotte e tutto va bene, è mezzanotte e tutto va bene… –

Qualcuno si è persino voltato a guardare!

Io, insolitamente colorita in viso, le ho chiesto scusa, omettendo di dirle che suo figlio per primo aveva attaccato bottone e,  come se nulla fosse,  ho atteso il mio turno, ripromettendomi comunque per il futuro di non accettare le avances  di altri marmocchi e, semmai, di sibilare loro: -Tieni lontane le tue sporchissime manine da me, brutto bambino!-

Però, quando, povera untorella[1], ho poi guadagnato l’uscita, fortunatamente senza fare la fine di Caterina Rozzana[2], ho pensato  che nei servizi giornalistici in fotocopia, diligentemente preparati e regolarmente propinatici  in ogni notiziario, sulla prossima epidemia di influenza, ci fanno raccomandazioni ovvie, spacciandoci per misure di alta profilassi banalità a livello della scoperta dell’acqua calda, tipo lavarsi accuratamente le mani o non sbaciucchiare, senza prima disinfettarle, teche di Santi…Ma ci tacciono, inspiegabilmente, quali e quanto grandi siano anche i pericoli che corriamo, sempre, e sempre più, nelle carrozze ferroviarie dalla pulizia sommaria, affollate da varia umanità, non sempre a conoscenza delle più elementari regole di civiltà  quando sbadiglia o tossisce o peggio. Oppure quando  viaggiamo stipati in metropolitana, o in un autobus,  o facendo la coda in un ufficio postale, o transitando per le strade cittadine, non nella Suburra, anche in centro, scambiate da certi  gentiluomini per orinatoi, latrine, sputacchiere…con la diffusione a livelli inimmaginabili e incontrollabili, di microbi e virus di ogni tipo, anche più pericolosi.

Per non parlare di elaborate e non esattamente olezzanti acconciature, attaccate per mesi, prima di essere sostituite,  anche sui corti capelli crespi di ragazzine e bambine in età scolare, non solo di donne adulte e, ancora, per tacere di pesanti burqa e chador, intrisi di umori vari, indossati in ogni stagione (alla faccia della legge e alla faccia della Santanchè, presa, dai miti fedeli musulmani in preghiera, a pugni e spintoni)

La Legge non è uguale per tutti noi disgraziati umani, figuriamoci se è uguale per i microbi e i virus!


  [1] Tra il 1840 e il 1842 Alessandro Manzoni fece pubblicare a proprie spese in dispense I Promessi Sposi, in un’edizione riveduta dallo stesso autore e nota col nome di “”quarantana””, con l’aggiunta della Storia della colonna infame, ancora inedita, con i tipi della Tipografia Guglielmini e Redaelli di Milano.

[2] Giustiziata, si fa per dire, con GianGiacomo Mora e altri, dopo il “ Il  processo delle unzioni pestifere “ Pietro Verri -Osservazioni sulla tortura  http://www.classicitaliani.it/varia/verri03.htm

 

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