Da quando è entrato in auge il lavoro precario sono aumentati gli incidenti sul lavoro

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Rifondazione atto II. Attraverso le parole di Stefano Lugli, candidato alla Camera nelle liste del Prc, proviamo a capire quale sarà il futuro del partito di Bertinotti, per la prima volta pronto ad entrare nel Governo.

  Lugli, qualcuno teme che Prc una volta in maggioranza sia pronta a voltare le spalle a Prodi e ad aprire una crisi alla prima questione pesante.

 

 «Non credo proprio che sarà così. Chi ipotizza questa cosa si riferisce alla precedente legislatura quando noi ci tirammo fuori per tanti motivi. Ma allora c’era un patto di desistenza, noi non eravamo al Governo ma offrivamo un appoggio esterno. Adesso è cambiato molto, c’è un programma comune sottoscritto da tutti i partiti dell’Unione e non vedo i motivi per un’eventuale rottura».

 

 

 Quali sono le priorità del Prc se dovesse arrivare al Governo?

 

 «Sicuramente c’è tanto da fare. Oserei dire che gli ultimi cinque anni del Governo di centrodestra siano stati soltanto tempo perso. Vorremmo l’abrogazione della riforma Biagi, ma anche quella della scuola e della Bossi-Fini. Di carne al fuoco ce n’è tanta. Dal punto di vista del lavoro vogliamo ridurre la precarietà degli impieghi. I dati forniti dicono che in Emilia Romagna ci sono 400mila precari, di cui il 32% sono donne e il 50% sono giovani. In questo modo non è possibile garantire un futuro certo alle nuove generazioni e alle famiglie future. Anche la legge contro i clandestini non è accettabile: chiediamo l’abolizione di tutti i Cpt, compreso quello di Modena, che non offrono dignità alle persone. Non è possibile legare inscindibilmente la permanenza in Italia degli immigrati, attraverso i permessi di soggiorno, soltanto se hanno un lavoro. Ultima questione la riforma della scuola. Mi sembra scontato dire che l’istruzione è un diritto di tutti quindi le scuole pubbliche hanno la necessità di ottenere finanziamenti maggiori rispetto a quelle private».

 

 La politica estera rischia di essere uno scoglio di duro confronto interno.

 

 «Noi abbiamo una priorità: se dovessimo vincere le elezioni vogliamo subito il ritiro delle truppe dall’Iraq. L’articolo 11 dice esplicitamente che l’Italia ripudia la guerra quindi la missione in Medio Oriente non è accettabile. Soprattutto, osservando i dati economici del Governo Berlusconi, è evidente che in questi anni la spesa militare è lievitata. Riducendo gli investimenti avremo maggiori finanze per incentivare la ripresa dell’Italia. In ogni settore».

 

 Domanda scontata: perché votare Rifondazione?

 

 «Perché vogliamo ripristinare i diritti civili principali come la possibilità di avere un lavoro garantito e sicuro e di poter accedere all’istruzione pubblica. Non dimentichiamo che da quando è entrato in auge il lavoro precario sono aumentati gli incidenti sul lavoro. La sicurezza è una priorità storica del nostro partito. Ma Prc vuole anche aumentare la politica italiana di cooperazione internazionale: siamo i penultimi al mondo per finanziamenti alle associazioni che lavorano nei paesi in via di sviluppo. Solo gli Usa ci sopravanzano in questa negativa classifica di merito».

 

 Francesco Caruso e Vladimir Luxuria. Due personaggi che fanno discutere.

 

 «Io sono orgoglioso che siano nostri candidati. Dopo Genova 2001 Prc ha deciso di aprirsi ai movimenti. Loro due sono parte dei tanti movimenti italiani che occupano il 20% delle nostre liste. Chi ci attacca lo fa in modo strumentale perché non ha altri argomenti. In merito agli scontri di Milano noi ci dissociamo perché Prc ha sempre predicato la non violenza e a Milano non era presente. Oltretutto vorrei sottolineare che Prc, Verdi e Comunisti Italiani sono gli unici partiti a non aver indagati per tangenti. E’ un dato che dovrebbe far riflettere».

 

 

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